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Barche in arrivo in un porto: obbligo di libera pratica

Con l’ultimo decreto scatta l’obbligo della libera pratica

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Portisco (Sardegna) – Quando ieri (lunedì 12 marzo) Sergio Contu, uno dei due titolari della società di charter, Boomerang, che ha base in Sardegna a Portisco, si apprestava ad arrivare nel marina a bordo di un Dufour 520 GL che nei giorni scorsi era andato a ritirare in Francia, è stato avvisato che non sarebbe potuto entrare sino all’espletamento della Libera Pratica, non voleva credere a quello che gli dicevano.

Contu non solo ha dovuto chiedere la Libera Pratica compilando un modulo che il marina gli ha fatto avere a bordo portandoglielo con un tender condotto due ormeggiatori in tuta di sanità, ma una volta a terra, lui e il suo socio Angelo, si sono dovuti auto isolare in una quarantena di 14 giorni.

Questo è quanto stabilisce l’ultimo decreto del governo. Tutte le navi e le barche in arrivo in un porto o in un marina italiano, a meno che non escano e rientrino nello stesso marina o porto, al loro arrivo devono chiedere la Libera Pratica, quindi devono mettere a riva una bandiera gialla e non devono attraccare sino a quando non ricevono il permesso dall’autorità portuale. (Che nel caso di Contu è arrivato dalla Capitaneria di Porto Torres in brevissimo tempo)

Arrivati a terra, sono tenuti alla quarantena.

Dal canto suo il porto è tenuto ad avvicinare l’unità dotando i suoi operatori dei necessari presidi medici atti a prevenire l’infezione. Sempre il porto, o il marina, prima di consentire l’attracco della barca, deve rilevare la temperatura corporea delle persone a bordo dell’imbarcazione.



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