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In alto mare i registri telematici per il diporto

Sono stati presentati come l’unico modo per rilanciare il settore nautico, ma una volta finanziati, si sono arenati

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Roma - Il registro telematico della nautica da diporto, la cui creazione era stata decretata nella legge di stabilità 2013, è ancora in alto mare. Al momento le imbarcazioni sono ancora registrate a mano su libri cartacei tenuti dai singoli uffici delle Capitanerie.

Un sistema che poteva essere accettato 20 anni fa, ma che oggi sottolinea come la macchina “Stato” sia arretrata e bloccata nella sua stessa burocrazia.

A denunciare il ritardo nella realizzazione dei registri, sono stati i senatori del Pd Raffaele Ranucci e Marco Filippi in un'interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

"Questo sistema è necessario per una radicale semplificazione e razionalizzazione delle procedure - dichiara il senatore Ranucci. - La progressiva informatizzazione della tenuta dei registri d’iscrizione e la digitalizzazione delle formalità relative al rilascio dei documenti delle unità da diporto, consentirà, tra l’altro di arginare fenomeni fraudolenti".

Il senatore si riferisce alle truffe subite dagli istituti di leasing che hanno indotto il loro allontanamento dal settore nautico con grave danno per quest’ultimo.

Sono anni che si chiede la realizzazione di questi registri. Per altro si tratta di un lavoro piuttosto semplice: ogni ufficio di Capitaneria dovrebbe digitare e inserire nei registri telematici i dati dei registri cartacei che custodisce. Nel totale parliamo di circa 100.000 imbarcazioni registrate in tutta Italia, che, divise per gli uffici della Capitaneria dove si trovano i registri, si riducono a un migliaio di schede per ogni ufficio.

Un lavoro che in un’azienda privata non prenderebbe più di una settimana e avrebbe costi complessivi pari a qualche decimale di quanto finanziato prima alle Capitanerie e ora al Ministero dei Trasporti per realizzare quello che si sta facendo passare per un lavoro complesso e difficile.