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domenica 29 novembre 2020

Avanti, con fatica, verso Taiwan

I sei team della Volvo Ocean Race si preparano per quella che sperano essere la loro ultima notte con condizioni di mare difficili, prima di liberarsi dalla stretta del mar cinese meridionale

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Mar cinese meridionale - E’ un procedere difficoltoso, quello delle sei barche impegnate nella quarta tappa della Volvo Ocean Race, complici le condizioni di vento, corrente e soprattutto di mare non esattamente ideali. La flotta sta facendo rotta verso est, di bolina e in un vento di circa quindici nodi, verso la parte settentrionale delle stretto di Luzon, dove tutti hanno deciso di puntare per uscire dal famigerato mar cinese meridionale. “Non vediamo l’ora di uscire da questo posto il prima possibile” ha detto Ken Read lo skipper americano di PUMA. “Ne abbiamo avuto abbastanza di bolinare.

Intanto gli organizzatori hanno definito e inserito un nuovo waypoint. Per assicurare l’accuratezza della cartografia, infatti, durante la quarta tappa si utilizzano tre waypoint per il calcolo della distanza al traguardo (DTF). Alle 8 GMT (le nove ora italiana) di ieri il primo punto sulla punta nord-orientale delle Filippine è stato sostituito da un secondo posizionato in prossimità delle isole Poor Knights a nord di Auckland. Il waypoint 3 invece è vicino alla Tiritiri Matangi Island, ed entrerà in gioco quanto la flotta sarà più vicina ad Auckland nel tratto finale della tappa. Con questo cambio, le posizioni nella classifica provvisoria sono variate con Abu Dhabi Ocean Racing che è salito al secondo posto e Team Sanya al terzo, secondo l’ultimo rilevamento, mentre i francesi di Groupama sono scesi al quarto. Ma il terzetto è vicinissimo, racchiuso in un raggio di sole 2,4 miglia.

Secondo le previsioni, che stanno dando parecchio filo da torcere a navigatori e skipper perché difficili da interpretare e molto variabili, il vento dovrebbe calare in maniera significativa mentre la flotta si avvicina alla punta meridionale dell’isola di Taiwan e la maggiore sfida è concordare una strategia di controllo degli avversari con una lettura del meteo per i giorni a venire. A complicare ulteriormente le cose, i sei Volvo Open 70 sentono in pieno gli effetti della corrente Kuroshio, detta anche “marea nera”. Si tratta di una corrente, simile a quella del Golfo nell’Atlantico settentrionale, che corre a nord-est fin oltre il Giappone e che crea un moto ondoso confuso e onde particolarmente insidiose. Un movimento costante che sta stancando molto gli equipaggi, soprattutto perché è molto difficile dormire in cuccetta o portare a termine altri compiti, e cucinare per i Media Crew Member. Durante il giorno le onde non sono difficili da vedere e da evitare, ma è nelle ore notturne che i timonieri devono far affidamento alla loro sensibilità per evitare possibili rotture.

Sono cira 100 le miglia restanti alla punta meridionale di Taiwan, e secondo il meteorologo della Volvo Ocean Race, Gonzalo Infante il vento potrebbe calare talmente tanto da costringere le barche a procedere a ritroso, se il moto ondoso non migliorerà. Infante ha detto che la flotta potrebbe impiegare altre 24 ore per raggiungere il mare delle Filippine, dove i team potranno tornare a navigare con maggiore velocità e in condizioni meno pericolose.

Posizioni al rilevamento delle ore 13 GMT (14 ora italiana) del 22 febbraio 2012
1. CAMPER with Emirates Team New Zealand, a 4.716,3 miglia da Auckland*
2. Abu Dhabi Ocean Racing +4,2
3. Team Sanya, , +5,1
4. Groupama sailing team, +6,6
5. Team Telefónica, +12,9
6. PUMA Ocean Racing powered by BERG, +16,3
(* 1 miglio = 1,852 km)

Classifica generale Volvo Ocean Race 2011-12
1. Team Telefónica, 101 punti
2. CAMPER with Emirates Team New Zealand, 83
3. Groupama sailing team, 73
4. PUMA Ocean Racing powered by BERG, 53
5. Abu Dhabi Ocean Racing, 43
6. Team Sanya, 17