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sabato 2 maggio 2026
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Furto al Circolo della Vela di Brindisi, barche dei ragazzi ritrovate bruciate

Rubate e ritrovate bruciate le barche dei giovani agonisti del Circolo della Vela di Brindisi. Avviata una raccolta fondi per tornare in acqua.

Aladar Aladar Aladar
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Le barche e le attrezzature rubate ai giovani agonisti del Circolo della Vela di Brindisi sono state ritrovate in campagna, in gran parte ridotte in cenere. La notizia arriva dopo il furto avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 aprile al porto turistico Marina di Brindisi, dove ignoti avevano portato via mezzi e materiali pronti per essere usati dai ragazzi nelle selezioni per l’accesso al Campionato italiano. Ora il circolo ha avviato una raccolta fondi per ricomprare ciò che è stato distrutto e permettere alla squadra giovanile di tornare in acqua.

Il furto non ha colpito soltanto un deposito di attrezzature sportive. Ha colpito una scuola vela, un gruppo di ragazzi, le loro famiglie e un percorso costruito con allenamenti, trasferte, sacrifici e tempo passato in mare. Secondo quanto ricostruito dalle cronache locali, dal Marina di Brindisi sono stati portati via un carrello con gommone e motore fuoribordo, una barca classe Laser completa, due vele Laser e sette sacche con dotazioni tecniche, tra timoni, derive, scotte e bozzelli. Materiale che, per un circolo velico, non è semplice inventario: è ciò che permette ai giovani atleti di allenarsi, imparare, sbagliare, crescere e presentarsi sulla linea di partenza.

Il furto al Marina di Brindisi

L’episodio è avvenuto in pochi minuti. Il management del Marina di Brindisi ha precisato che l’area è coperta da videosorveglianza e controllo h24 e che il furto, avvenuto tra le 2:06 e le 2:08, è stato segnalato alle forze dell’ordine, alle quali sarebbero state consegnate le immagini riprese dalle telecamere. Un dettaglio che rende ancora più netto il quadro: l’azione è stata rapida, mirata, e ha riguardato attrezzature difficili da confondere con beni generici.

Nelle ore successive, l’appello del Circolo della Vela di Brindisi era stato semplice e diretto: restituire almeno ciò che serviva ai ragazzi per partecipare alle regate. Il presidente Gaetano Caso aveva parlato di un sogno infranto dopo tanti sacrifici, chiedendo a chi aveva compiuto il gesto di riportare indietro le attrezzature di gara. Ma il ritrovamento in aperta campagna di parte del materiale bruciato ha cambiato il peso della vicenda. Non si tratta più soltanto del danno economico di un furto, ma di un gesto che ha cancellato strumenti destinati allo sport giovanile.

Il danno per la scuola vela e per i ragazzi

Per chi vive la vela, una barca scuola non è mai soltanto una barca. È il primo mezzo con cui un ragazzo impara a stare da solo con il vento, a scegliere una rotta, a rispettare il mare e gli altri. È un oggetto tecnico, certo, ma anche un luogo di formazione. Per questo il furto al Circolo della Vela di Brindisi tocca un punto sensibile del mondo nautico: la difficoltà, spesso sottovalutata, di sostenere l’attività giovanile, soprattutto quando le risorse economiche non sono infinite e ogni attrezzatura viene usata per anni da più allievi.

La risposta del circolo è stata immediata. È partita una raccolta fondi online con l’obiettivo di acquistare nuove attrezzature sportive e rimettere i ragazzi nelle condizioni di allenarsi e gareggiare. Secondo quanto riportato dalle testate locali, la cifra necessaria sarebbe di circa 45.000 euro. Una somma che racconta bene quanto sia fragile l’equilibrio di molte realtà sportive: basta una notte per perdere ciò che è stato costruito nel tempo, ma serve una comunità intera per ricominciare.

La raccolta fondi per tornare in acqua

La vicenda di Brindisi non riguarda solo una città e un circolo. Riguarda il valore della vela come sport educativo, accessibile solo se ci sono barche, gommoni di assistenza, vele, timoni, derive, mezzi per accompagnare i ragazzi in acqua e istruttori in grado di seguirli. Quando questi strumenti vengono sottratti o distrutti, il danno arriva fino alla banchina, alle famiglie, agli allenatori, ai compagni di squadra che si preparavano a partire per una selezione nazionale.

Ora saranno le indagini a chiarire responsabilità e dinamica. Nel frattempo resta l’immagine più dura: barche nate per insegnare ai ragazzi a navigare, ritrovate bruciate lontano dal mare. A Brindisi, però, la reazione è già cominciata. La raccolta fondi è il primo passo per trasformare una ferita in una ripartenza concreta, con un obiettivo semplice: riportare i giovani velisti del Circolo della Vela sull’acqua, dove il loro percorso sportivo si era interrotto.

Per chi volesse contribuire alla campagna fondi, questo è il link di GoFundMe

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