
La Golden Globe Race 2026 ha incontrato uno dei primi veri banchi di prova della sua lunga rotta intorno al mondo. Nei giorni scorsi la tempesta tropicale Gonzalo ha interessato l’area dell’Atlantico attraversata dalla flotta a sud delle Canarie e in prossimità di Capo Verde, portando vento forte, mare molto formato e soprattutto condizioni estremamente variabili. Alcuni skipper hanno già affrontato 30-35 nodi di vento, mentre per le barche più esposte erano previste onde intorno ai cinque metri.
Il National Hurricane Center aveva indicato per Gonzalo venti sostenuti fino a 45 nodi e raffiche fino a 55 nodi, con un sistema fortemente asimmetrico e caratterizzato da differenze importanti di vento e stato del mare tra un settore e l’altro della depressione. Nelle ore successive Gonzalo si è indebolito e il 26 settembre è stato classificato come ciclone post-tropicale, ma quando la flotta della Golden Globe Race si è trovata nella sua area di influenza era ancora una tempesta tropicale.
Tra gli skipper indicati dall’organizzazione come maggiormente esposti figuravano Louis Kerdelhué, sul Biscay 36 IE Charge, Gunnar Christensen, sull’Hans Christian 34 Pompoen, e Matt Woodside, sul Cape George 36 Tipi Haere. Per loro il problema non era soltanto affrontare il vento, ma capire in quale settore del sistema si sarebbero trovati nelle ore successive.
Affrontare una tempesta con informazioni meteorologiche limitate
Ed è proprio questo l’aspetto che rende particolarmente interessante ciò che sta accadendo nella Golden Globe Race. Gli skipper della GGR non dispongono infatti della quantità di informazioni meteorologiche alla quale siamo ormai abituati sulle moderne barche oceaniche. La filosofia della regata impone di utilizzare tecnologie simili a quelle disponibili nella Golden Globe originale del 1968: niente moderni sistemi satellitari di navigazione e una quantità di strumenti deliberatamente limitata.
Davanti a una depressione tropicale questo cambia completamente il modo di ragionare.
Un velista moderno può osservare sullo schermo la posizione della depressione, seguirne l'evoluzione quasi in tempo reale, confrontare diversi modelli meteorologici e calcolare quale rotta riduca maggiormente l’esposizione al vento e alle onde. Nella Golden Globe Race la situazione è molto diversa. Lo skipper deve costruirsi progressivamente un’immagine della situazione utilizzando le informazioni consentite, osservando il barometro, la direzione del vento, lo stato del mare e soprattutto l’evoluzione di questi elementi nel tempo.
Un improvviso salto di vento può quindi diventare un’informazione importante quanto una carta meteorologica. Lo stesso vale per una rapida diminuzione della pressione o per il cambiamento della direzione delle onde. Sono segnali che permettono allo skipper di intuire come si stia muovendo il sistema rispetto alla propria posizione.
Gonzalo, vento e mare molto diversi a poche miglia di distanza
A complicare ulteriormente la situazione c’è stata la struttura stessa di Gonzalo. Il National Hurricane Center ha descritto il ciclone come fortemente influenzato dal wind shear, con la convezione spostata rispetto al centro della circolazione. Questo significa che vento e mare potevano cambiare sensibilmente anche tra barche relativamente vicine.
Le immagini arrivate dalle barche raccontano bene questa situazione. Il 24 settembre lo svizzero Etienne Messikommer, a bordo del Tradewind 35 Bernard, navigava già con mare intorno ai tre metri e vento in aumento, riducendo progressivamente la velatura in previsione del peggioramento.
Leggere il mare prima ancora di resistergli
È probabilmente questo uno degli aspetti più affascinanti della Golden Globe Race: non soltanto resistere a una tempesta, ma capire cosa sta succedendo intorno alla barca disponendo di informazioni incomplete.
In una regata che attraverserà circa 30.000 miglia in solitario e senza scalo, Gonzalo rappresenta soltanto uno dei primi episodi meteorologici importanti. Ma mostra già con grande chiarezza quanto, in questa competizione, esperienza, osservazione e capacità di interpretare il mare possano diventare importanti quanto la velocità della barca.
© Riproduzione riservata



















