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venerdì 25 settembre 2026
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Oyster 36M, arriva la barca più grande mai costruita dal cantiere britannico

Oyster Yachts presenta il nuovo Oyster 36M, superyacht a vela di 36 metri firmato Frers e destinato a diventare la nuova ammiraglia del cantiere.

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Oyster Yachts ha scelto il Monaco Yacht Show per compiere un salto dimensionale importante: il cantiere britannico ha presentato il nuovo Oyster 36M, un superyacht a vela di 36 metri che diventerà la nuova ammiraglia e la barca più grande mai proposta dal marchio. Il progetto è firmato da Frers Naval Architecture & Engineering e porta Oyster, per la prima volta, oltre la soglia dei 100 piedi.

Il nuovo 36M non vuole però cambiare la filosofia del cantiere. Oyster lo presenta prima di tutto come un grande bluewater cruiser, progettato per affrontare lunghe navigazioni oceaniche e trascorrere molto tempo lontano dai marina. È quindi una barca che cerca di trasferire, su una lunghezza di 36 metri, quelle caratteristiche di robustezza, autonomia e facilità di gestione che hanno accompagnato per decenni la produzione Oyster.

Frers disegna la nuova ammiraglia Oyster

Lo scafo è stato sviluppato da Frers Naval Architecture & Engineering. L'Oyster 36M misura 36 metri fuori tutto, 34,25 metri al galleggiamento e ha un baglio di 9,26 metri. Il pescaggio previsto con la chiglia standard è di 3,80 metri, mentre l'altezza dell'albero porta a un air draft di 49,2 metri. La superficie velica dichiarata è di 670 metri quadrati.

Le forme dello scafo prevedono una prua a V profonda e una poppa larga, una soluzione con la quale Frers ha cercato un compromesso tra prestazioni, stabilità e comfort durante le lunghe traversate. Particolare attenzione è stata dedicata anche all'autonomia: i serbatoi possono contenere 12.000 litri di carburante e 4.500 litri d'acqua. Sono inoltre previsti ampi spazi per ricambi, attrezzature e materiali necessari durante navigazioni prolungate.

La collaborazione con Frers rappresenta anche un cambiamento rispetto alla gamma Oyster più recente, sviluppata principalmente insieme a Humphreys Yacht Design. Con il 36M il cantiere entra in un segmento nel quale il confine tra yacht di serie e superyacht custom diventa molto più sottile.

Da tre a cinque cabine

Una delle caratteristiche del progetto è la possibilità di personalizzare la barca senza partire ogni volta da un progetto completamente custom. L'armatore potrà scegliere configurazioni con tre, quattro o cinque cabine, oltre a intervenire su materiali, finiture e numerosi elementi tecnici. Sono personalizzabili anche il piano velico, l'attrezzatura di coperta, la configurazione della chiglia e i sistemi di ancoraggio. Gli interni sono sviluppati con lo studio milanese m2atelier.

Il salone panoramico mantiene uno degli elementi caratteristici degli Oyster, ma su una scala completamente diversa. Una grande parete vetrata scorrevole collega il salone al pozzetto, creando un unico ambiente tra interno ed esterno. A prua è prevista invece una zona più riservata, che può essere configurata anche con Jacuzzi.

A poppa compare una delle soluzioni più particolari del progetto. Oyster la chiama “The Island”: una piattaforma che può essere abbassata verso il mare per facilitare la balneazione oppure sollevata per creare una terrazza supplementare. A questa può aggiungersi una piattaforma laterale per l'accesso a bordo.

Oyster entra nel mondo dei grandi superyacht a vela

Il 36M rappresenta soprattutto un cambio di scala per Oyster. L'attuale ammiraglia della gamma è l'Oyster 885II, mentre il nuovo modello arriva a 118 piedi e porta il cantiere direttamente nel segmento dei grandi yacht a vela.

Non cambia invece l'obiettivo dichiarato: costruire una barca capace di navigare a lungo e di essere realmente utilizzata per attraversare gli oceani. Per questo impianti, locali tecnici e macchinari sono stati integrati nel progetto fin dalle prime fasi, cercando di mantenerli accessibili per manutenzione e interventi durante le navigazioni.

Con il nuovo 36M Oyster non sembra quindi voler trasformarsi in un cantiere di superyacht tradizionale, quanto piuttosto portare la propria idea di bluewater cruiser in una dimensione nella quale finora il marchio britannico non era mai arrivato.

© Riproduzione riservata

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