
La crisi di The Italian Sea Group entra in una fase decisiva. Il gruppo italiano specializzato nella costruzione di superyacht, proprietario di marchi prestigiosi come Admiral, Perini Navi, Tecnomar e Picchiotti, si avvia verso una nuova fase della procedura di concordato preventivo. Nel frattempo, Azimut Benetti avrebbe aumentato a 210 milioni di euro la propria offerta per rilevare le attività industriali della società.
La svolta è arrivata il 28 ottobre, durante un'udienza presso il Tribunale di Firenze, durata circa tre ore e alla quale hanno partecipato i rappresentanti di The Italian Sea Group, i consulenti legali e alcune delle principali aziende creditrici.
Secondo quanto riportato da La Nazione e PressMare, il Tribunale ha indicato un percorso volto a rafforzare il controllo giudiziario sulla gestione della crisi e le garanzie per i creditori. Il cambiamento dovrà essere esaminato dal consiglio di amministrazione della società e non dovrebbe comportare modifiche alle scadenze già previste. Va precisato che TISG aveva già depositato a luglio una domanda di concordato con riserva: la novità riguarda quindi l'evoluzione della procedura e non il primo accesso allo strumento concordatario.
Azimut Benetti e Sri Global si contendono i cantieri
Parallelamente alla procedura giudiziaria prosegue il confronto tra i gruppi interessati all'acquisizione delle attività industriali di The Italian Sea Group.
Azimut Benetti, uno dei maggiori costruttori mondiali di yacht, avrebbe rilanciato la propria proposta portandola a 210 milioni di euro. La cifra, riportata dalla stampa locale, rappresenterebbe un incremento di 10 milioni rispetto all'offerta precedente.
A contendere l'acquisizione dell'intero complesso aziendale è Sri Global, holding riconducibile a Giulio Gallazzi e Bernardo Vacchi, che ha presentato una proposta accompagnata da un impegno finanziario complessivo di 260 milioni di euro.
Di questi, 220 milioni sarebbero destinati all'acquisto degli asset industriali, mentre altri 40 milioni servirebbero a finanziare la ripartenza delle attività produttive. Il progetto prevede la costituzione di una nuova società guidata da Vincenzo Poerio, attuale amministratore delegato di Tankoa Yachts.
Le due offerte non sono tuttavia direttamente confrontabili, poiché comprendono componenti finanziarie e piani industriali differenti.
In gioco il futuro di centinaia di lavoratori e delle barche in costruzione
La crisi di The Italian Sea Group non riguarda soltanto gli azionisti e i creditori. Il gruppo rappresenta uno dei principali poli italiani per la costruzione di grandi yacht, con stabilimenti a Marina di Carrara e La Spezia e una rete di fornitori specializzati.
Secondo le informazioni pubblicate nelle scorse settimane, il cantiere conta quasi 500 dipendenti diretti e un indotto di circa 1.500 persone. La continuità produttiva è quindi una questione centrale per l'economia del territorio.
Un altro problema riguarda le commesse già acquisite. Negli stabilimenti del gruppo risultano ancora da completare 16 imbarcazioni, tra cui 14 grandi yacht in metallo e due Tecnomar for Lamborghini 63.
Per gli armatori che hanno commissionato queste unità, il futuro assetto societario sarà determinante per conoscere le modalità di prosecuzione dei lavori, le eventuali revisioni contrattuali e i tempi di consegna.
Le proposte industriali presentate dai potenziali acquirenti seguono strategie differenti. Azimut Benetti punterebbe a integrare le strutture produttive nelle proprie attività, introducendo anche la costruzione di imbarcazioni Benetti e lavorazioni di refit attraverso il marchio Lusben.
Sri Global propone invece un rilancio dei marchi storici di The Italian Sea Group, accompagnato da un piano industriale per il periodo 2027-2031 che prevede ricavi per 376,7 milioni di euro nell'ultimo anno.
Non tutti gli interessati puntano però all'acquisizione dell'intero gruppo. Sanlorenzo, attraverso Polo Nautico Carrara, e Baglietto hanno manifestato interesse per lo stabilimento di La Spezia. Tra i soggetti interessati al sito viene indicata anche Fincantieri.
La decisione finale non dipenderà esclusivamente dal valore economico delle offerte. Saranno determinanti la solidità finanziaria degli acquirenti, la sostenibilità dei piani industriali, le garanzie offerte ai creditori e la possibilità di assicurare continuità alle costruzioni in corso.
La vicenda The Italian Sea Group rappresenta inoltre un passaggio importante per l'intera industria italiana dei superyacht. In un settore nel quale i contratti di costruzione possono avere valori di decine o centinaia di milioni di euro e richiedere diversi anni di lavoro, la solidità finanziaria dei cantieri costituisce un elemento fondamentale per la fiducia degli armatori internazionali.
Il prossimo passaggio sarà la definizione del percorso concordatario e della proposta industriale sulla quale costruire il piano di risanamento. Solo allora sarà possibile comprendere quale futuro attenda i cantieri, i marchi storici e le imbarcazioni attualmente in costruzione.
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