
Le boe di un campo di regata non devono più essere necessariamente ancorate al fondale. Con il sistema MarkSetBot, i comitati di regata possono posizionarle tramite GPS e spostarle a distanza quando il vento cambia direzione, senza dover intervenire con una barca appoggio. Una tecnologia già utilizzata nelle principali competizioni veliche internazionali che continua a evolversi.
Come funzionano le boe robotiche MarkSetBot
Chi ha partecipato a una regata conosce bene il problema. Il comitato dispone le boe per creare un percorso correttamente orientato rispetto al vento, ma poco prima della partenza, o durante una prova, il vento gira. Il campo non è più allineato e diventa necessario modificare la posizione delle boe.
Tradizionalmente questa operazione richiede una o più barche appoggio, personale dedicato e il recupero degli ancoraggi. In presenza di fondali profondi o condizioni meteorologiche difficili, l'intervento può diventare particolarmente impegnativo.
MarkSetBot, sviluppato dalla società americana Robobuoy, affronta il problema in modo completamente diverso. Le sue boe sono piccoli mezzi autonomi, dotati di un sistema di propulsione elettrica e di un dispositivo di posizionamento satellitare.
Attraverso un'applicazione, il comitato di regata assegna a ciascuna boa una posizione geografica. La boa raggiunge autonomamente le coordinate stabilite e utilizza il proprio motore per mantenerle, compensando gli spostamenti provocati da vento, corrente e onde.
Quando occorre modificare il percorso, è sufficiente indicare una nuova posizione. La boa si mette in movimento e raggiunge il punto assegnato senza che sia necessario recuperare un'ancora.
Il sistema non segue automaticamente ogni rotazione del vento: è il comitato di regata a decidere quando e come modificare il campo.
Una boa che diventa una stazione elettronica
L'evoluzione più interessante di MarkSetBot riguarda però l'integrazione con gli strumenti utilizzati per dirigere le competizioni.
Le boe possono essere equipaggiate con sensori per misurare la direzione e l'intensità del vento, trasmettendo le informazioni al comitato. In questo modo è possibile controllare le condizioni meteorologiche in diversi punti del percorso, senza affidarsi esclusivamente alle osservazioni effettuate dalla barca comitato.
La piattaforma può inoltre integrarsi con sistemi di tracciamento delle imbarcazioni, strumenti per il controllo delle partenze, telecamere, AIS e dispositivi per la gestione dei segnali acustici.
Un altro aspetto importante è quello delle comunicazioni. Oltre alla rete cellulare, MarkSetBot prevede collegamenti alternativi tramite SMS, Bluetooth, sistemi radio dedicati HorizonLink e integrazione Starlink, per garantire il controllo anche nelle zone dove la copertura telefonica è insufficiente.
Dal punto di vista costruttivo, le boe presentano una struttura larga e stabile, con un sistema di propulsione orientabile collocato in profondità per mantenere l'elica immersa anche in presenza di moto ondoso.
Secondo il produttore, nel corso dello sviluppo sono stati introdotti oltre 800 miglioramenti, riguardanti elettronica, software, comunicazioni, affidabilità e gestione delle competizioni.
Dall'America's Cup ai circoli velici
MarkSetBot non è soltanto un progetto sperimentale. Le sue boe sono già state impiegate in manifestazioni come l'America's Cup, SailGP, 52 Super Series e 44Cup, oltre che in numerosi campionati nazionali e internazionali.
Il vantaggio principale è la possibilità di ridurre i tempi necessari per preparare o modificare il campo di regata. Per un circolo velico significa anche poter organizzare le competizioni con meno mezzi di assistenza e meno personale impegnato nel posizionamento delle boe.
L'assenza degli ancoraggi può inoltre ridurre l'impatto sui fondali, soprattutto nelle aree dove la profondità rende complicata la posa dei tradizionali corpi morti.
Naturalmente, queste boe richiedono energia, manutenzione e sistemi di comunicazione affidabili. Non eliminano quindi la necessità di un'organizzazione tecnica, ma cambiano profondamente il modo in cui vengono gestiti i campi di regata.
Il passaggio più significativo è proprio questo: da semplice oggetto galleggiante che identifica un punto del percorso, la boa diventa un dispositivo mobile, controllabile e capace di raccogliere informazioni.
Una trasformazione che potrebbe progressivamente cambiare non soltanto le grandi regate professionistiche, ma anche l'attività dei circoli velici più piccoli.
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