
Un salone rialzato, un pozzetto di oltre 80 metri quadrati e una coperta che sembra completamente piatta. Il Wallywind110 dimostra come sia possibile conciliare grandi volumi interni e linee sportive senza ricorrere a una tuga particolarmente evidente.
Uno dei problemi che i progettisti delle grandi barche a vela devono affrontare è quello di conciliare l'abitabilità interna con l'estetica esterna. Un salone rialzato consente di avere maggiore luminosità, una migliore visuale verso l'esterno e spazi più ampi, ma normalmente comporta la presenza di una tuga che modifica il profilo della barca.
Sul Wallywind110, superyacht a vela di 33,42 metri, il cantiere italiano ha adottato una soluzione interessante: il salone è effettivamente rialzato, ma osservando la barca di lato sembra quasi di trovarsi davanti a un flush deck, ovvero a una coperta praticamente priva di sovrastrutture.
Il modello non è una novità assoluta, perché il primo esemplare, battezzato Galma, è stato varato nel 2024. Tuttavia, la particolare soluzione progettuale merita un approfondimento per il modo in cui riesce a nascondere volumi importanti senza penalizzare le linee dello yacht.
Il trucco è nell'altezza delle murate
Il segreto è nella geometria delle impavesate, sensibilmente rialzate nella zona del pozzetto. Guardando il Wallywind110 dall'esterno, le murate nascondono buona parte della profondità del pozzetto e della tuga, creando l'illusione di una coperta continua.
In realtà, sotto quella linea estremamente filante si trova un vero salone rialzato, posizionato sopra il locale macchine. La disposizione permette di sfruttare meglio i volumi interni, mentre un lungo lucernario garantisce l'ingresso della luce naturale.
È una soluzione che ribalta il normale approccio progettuale: invece di abbassare il salone per mantenere basso il profilo esterno, si lavora sulle murate e sulla percezione visiva delle sovrastrutture.
Luca Bassani, fondatore di Wally, ha spiegato che l'obiettivo era proprio quello di conservare i vantaggi di un raised saloon senza pagarne il prezzo in termini estetici.
Un pozzetto di 80 metri quadrati senza manovre
La stessa soluzione ha permesso di realizzare uno degli elementi più caratteristici del Wallywind110: un pozzetto dedicato agli ospiti che supera gli 80 metri quadrati.
L'intera superficie è organizzata su un solo livello, senza gradini, ed è completamente separata dalle attrezzature di manovra, concentrate nella parte poppiera della barca.
Il risultato è uno spazio esterno che per dimensioni e organizzazione ricorda quello di uno yacht a motore di categoria superiore. Divani, prendisole e tavoli possono ospitare fino a 15 persone, mentre gli arredi mobili possono essere rimossi quando la barca viene preparata per le regate.
A poppa trova posto anche la caratteristica terrazza sul mare di Wally, sotto la quale è ricavato un garage capace di ospitare un tender fino a quattro metri.
La separazione tra l'area destinata alla conduzione e quella riservata agli ospiti consente di utilizzare il pozzetto anche durante la navigazione, senza interferire con scotte, verricelli e altre manovre.
Il Wallywind110 non rinuncia comunque alle prestazioni. Lo scafo, progettato dallo studio judel/vrolijk & co, è costruito interamente in carbonio, così come l'alberatura. La barca dispone inoltre di due timoni e di diverse configurazioni di chiglia.
Il progetto dimostra come sulle grandi barche a vela la ricerca di maggiore abitabilità non debba necessariamente tradursi in sovrastrutture più alte. In questo caso, il lavoro sulle proporzioni dello scafo e sulle murate permette di ottenere contemporaneamente un salone rialzato, un pozzetto particolarmente ampio e una silhouette che conserva l'aspetto sportivo tipico degli yacht Wally.


