lunedì 22 giugno 2026
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Nuovo porto di Fiumicino, fermo aspettando il TAR

Il porto turistico-crocieristico di Fiumicino attende la sentenza del TAR: cosa prevede il progetto, chi lo vuole e quali criticità solleva.

Un immagine che raffigura come dovrebbe essere il nuovo porto di Fiumicino, isola Sacra
Un immagine che raffigura come dovrebbe essere il nuovo porto di Fiumicino, isola Sacra
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A Fiumicino, nell’area di Isola Sacra, la partita del nuovo porto turistico-crocieristico è arrivata a un passaggio decisivo: il 17 giugno 2026 il TAR del Lazio ha discusso il ricorso contro il progetto e ora si attende la sentenza, che dovrebbe arrivare a giorni. Fino ad allora, il futuro dell’opera resta fermo sul piano politico e giudiziario, anche se il progetto ha già ottenuto il via libera ambientale dal Ministero dell’Ambiente.

Il porto dovrebbe sorgere nell’area del Vecchio Faro, vicino alla foce del Tevere, in uno dei tratti più riconoscibili del litorale di Fiumicino. Non si tratta di un semplice marina per barche da diporto, ma di un’infrastruttura molto più complessa: un porto turistico con circa 1.200 posti barca, una parte destinata a superyacht, megayacht e gigayacht, un terminal per una nave da crociera, un hotel, aree commerciali, servizi per i diportisti, cantieri nautici e spazi pubblici.

A voler realizzare l’opera è Fiumicino Waterfront Srl, società titolare della concessione demaniale nell’area di Isola Sacra. La società fa capo a Cruise Terminals International, controllata in maggioranza da fondi legati a iCON Infrastructure e partecipata da Royal Caribbean Group. Il Comune di Fiumicino è invece indicato come amministrazione proponente e soggetto attuatore, mentre Fiumicino Waterfront è il soggetto esecutore e finanziatore dell’intervento.

Perché il nuovo porto potrebbe essere positivo per Fiumicino

Il progetto viene presentato dai promotori come una grande operazione di rigenerazione urbana. L’idea è trasformare un’area oggi degradata e poco accessibile in un nuovo distretto del mare, con una marina moderna, un parco pubblico, servizi, spazi commerciali e una struttura capace di attrarre turismo nautico di fascia alta. Per Fiumicino potrebbe significare nuovi posti di lavoro, più domanda per fornitori locali, più servizi, più presenze turistiche e una maggiore integrazione con Roma e con l’aeroporto Leonardo da Vinci.

Il punto forte, secondo i favorevoli, è proprio la posizione. Fiumicino è a pochi chilometri dalla Capitale, vicino a uno dei principali aeroporti europei e in una zona dove la domanda di posti barca è alta. Il Lazio ha meno offerta di marina attrezzati rispetto ad altre regioni italiane e un porto moderno potrebbe intercettare armatori, barche in transito, yacht di grandi dimensioni e un indotto legato a manutenzioni, rifornimenti, assistenza tecnica, ristorazione e servizi.

Dentro il porto sono previste anche attività commerciali. Nei documenti di progetto si parla di aree direzionali, commerciali e ricreative, ristoranti, uffici, servizi per la marina e un hotel di livello internazionale. Questo significa che, se il porto sarà realizzato, non sarà solo un luogo dove ormeggiare la barca, ma una struttura con negozi e servizi, frequentata sia da chi arriva da Fiumicino sia dagli utenti del marina, come già sta accadendo al Porto di Roma a Ostia. La conseguenza sarà un sovraffollamento delle banchine principali, con la relativa perdita della quiete che dovrebbe accompagnare un marina privato.

Centro commerciale da una parte e grandi navi da crociera dall’altra, con diverse migliaia di passeggeri per ogni nave, rischiano di far diventare il porto di Fiumicino, nell’area di Fiumara Grande, uno degli scali più congestionati d’Europa.

Posti barca, carburante e servizi: cosa si sa oggi

Tra i servizi offerti dal marina ci sarà anche un distributore di carburante attrezzato per il bunkeraggio degli yacht. La documentazione parla di area rifornimento e di bunkeraggio a servizio della nautica da diporto e delle navi. In pratica, il porto dovrebbe avere un servizio carburanti per le barche e una gestione del rifornimento per le unità più grandi. Non risulta però ancora indicato pubblicamente chi gestirà l’impianto, né con quale marchio o formula commerciale.

I posti barca, invece, non risultano oggi in vendita con un listino pubblico. Non c’è, almeno al momento, una pagina ufficiale con prezzi, contratti, modalità di prenotazione o assegnazione degli ormeggi e non è ancora chiaro se sia nelle intenzioni del costruttore e del Comune vendere o affittare i posti. È probabile che la commercializzazione venga avviata solo dopo la definizione del quadro autorizzativo e giudiziario, quindi dopo la sentenza del TAR e dopo gli ulteriori passaggi tecnici necessari per arrivare al cantiere e alla gestione operativa della marina.

Nei documenti iniziali il cronoprogramma guardava a una prima operatività della marina entro l’estate 2026, con il completamento di altre opere di servizio negli anni successivi. Ma quel calendario deve essere considerato superato o comunque da aggiornare, perché il progetto è ancora al centro di un contenzioso e perché la sentenza del TAR può incidere sui tempi.

Quali potrebbero essere i costi dell’affitto di un posto barca all’interno del marina? Anche qui non ci sono dati ufficiali per Fiumicino. Si può solo fare una stima prudente guardando al mercato dei marina del Lazio e del Tirreno centrale. Per una barca di 10-12 metri, un ormeggio annuale in un marina attrezzato può andare dai 6.000 ai 10.000 euro l’anno, a seconda della posizione, dei servizi e della stagionalità. Per barche più grandi, dai 15 metri in su, i costi crescono sensibilmente. In un marina nuovo, vicino a Roma, con servizi di alto livello e una componente dedicata a yacht di fascia alta, è ragionevole attendersi prezzi nella fascia medio-alta del mercato. Ma fino alla pubblicazione di un listino ufficiale qualsiasi cifra resta solo un’indicazione di scenario.

Più complesso è il tema della gestione degli ormeggi. Formalmente, il soggetto titolare e centrale resta Fiumicino Waterfront, ma non è ancora chiaro se la marina sarà gestita direttamente dalla società o tramite un operatore specializzato incaricato della gestione dei posti barca, dei transiti e dei servizi ai diportisti. Anche questo è uno degli aspetti che dovrà essere chiarito quando il progetto passerà dalla fase autorizzativa alla fase commerciale.

Le criticità e il peso della sentenza del TAR

Di fronte a queste promesse, però, ci sono anche molte criticità. I comitati e le associazioni che si oppongono al progetto contestano l’impatto ambientale, paesaggistico e sociale dell’opera. L’area del Vecchio Faro, dei bilancioni e della foce del Tevere è considerata da molti residenti un luogo identitario, non solo uno spazio degradato da recuperare. Il timore è che il nuovo porto trasformi radicalmente il rapporto tra Fiumicino e quel tratto di costa.

Le preoccupazioni riguardano anche i dragaggi, l’erosione, il traffico terrestre, l’arrivo delle navi da crociera, l’inquinamento atmosferico e acustico, la pressione su una zona già fragile e il rischio che i benefici economici promessi non ricadano davvero sul territorio. Un altro nodo riguarda il modello di porto: una struttura privata con funzione crocieristica, in un’area delicata e con un ruolo potenzialmente rilevante nel sistema delle crociere del Lazio.

C’è poi un tema di concorrenza e di accesso. L’Autorità garante della concorrenza ha richiamato la necessità che l’eventuale banchina crocieristica, nonostante il porto sia partecipato da Royal Caribbean Group, sia accessibile a tutte le compagnie a condizioni eque e non discriminatorie. Ha inoltre sollevato il tema della durata della concessione, che oggi è di 99 anni, un periodo considerato esageratamente lungo, e della necessità di verificare, con un piano economico aggiornato, il rapporto tra attività diportistica e attività crocieristica.

Il porto di Fiumicino, quindi, è oggi un progetto a due facce. Da una parte può rappresentare un’occasione di sviluppo per un territorio che ha bisogno di infrastrutture, lavoro, servizi e riqualificazione. Dall’altra può diventare un intervento molto invasivo, capace di cambiare in modo profondo un pezzo di costa, con effetti difficili da misurare solo attraverso le stime economiche.

Sicuramente ci sono esagerazioni sia da parte dei promotori, che cercano di prospettare un quadro idilliaco, sia dai detrattori, che paiono essere, forse, un po’ troppo catastrofisti.

La sentenza del TAR del Lazio sarà il prossimo spartiacque. Se il ricorso verrà respinto, il progetto potrà avanzare verso le fasi successive, pur dovendo rispettare prescrizioni, verifiche e aggiornamenti. Se invece il TAR accoglierà in tutto o in parte le contestazioni, l’iter potrebbe rallentare, tornare indietro o dover essere modificato. Per ora, a Fiumicino, il nuovo porto resta una promessa, un investimento e una ferita aperta: un’opera che divide il territorio prima ancora di essere costruita.

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