lunedì 22 giugno 2026
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America’s Cup 2027, Napoli e il nodo degli ormeggi per i megayacht

Per l’America’s Cup 2027 sono attesi almeno cento megayacht a Napoli, ma resta il problema degli ormeggi e della gestione del traffico in mare.

Nella baia di Napoli per la Coppa America sono attesi oltre 100 megayacht
Nella baia di Napoli per la Coppa America sono attesi oltre 100 megayacht
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Napoli, 20 giugno 2026 – Per l’America’s Cup 2027 nel Golfo di Napoli sono attesi almeno cento megayacht da tutto il mondo. La previsione, emersa durante il punto della Guardia Costiera campana sull’operazione estiva “Mare e laghi sicuri 2026”, conferma l’interesse internazionale per l’evento, ma porta in primo piano un problema concreto: Napoli rischia di non avere abbastanza ormeggi per accogliere una parte rilevante del turismo nautico che la Coppa America può generare.

Il tema non riguarda solo l’immagine della città. Un megayacht non è semplicemente una barca in arrivo per assistere alle regate. È una piccola struttura galleggiante che porta con sé armatori, ospiti, equipaggi, servizi tecnici, rifornimenti, catering, trasferimenti a terra e domanda di assistenza. Quando una barca di queste dimensioni trova posto in un porto, una parte importante della spesa resta sul territorio. Se invece deve spostarsi altrove, anche quella ricaduta economica si distribuisce lontano dal luogo dell’evento.

La Guardia Costiera prepara le regole per il traffico in mare

Secondo quanto spiegato dall’ammiraglio Giuseppe Aulicino, direttore marittimo della Campania, la Guardia Costiera sta lavorando con gli altri soggetti istituzionali a una bozza di ordinanza per regolare la presenza delle unità in mare durante le regate. Saranno necessarie aree di stazionamento e punti di fonda, in modo da garantire la sicurezza della navigazione e, allo stesso tempo, non compromettere la visuale degli spettatori da terra e dalle altre imbarcazioni.

È un aspetto centrale, perché la Coppa America non arriverà in un golfo vuoto. Il Golfo di Napoli è attraversato ogni giorno da traffico commerciale, navi da crociera, collegamenti con Capri, Ischia e Procida, barche da diporto, unità da noleggio e mezzi di servizio. Durante l’evento, a questo sistema già complesso si aggiungeranno le esigenze della regata, dei team, dell’organizzazione, degli spettatori in mare e dei grandi yacht privati.

La sfida, quindi, non sarà soltanto sportiva. Napoli dovrà dimostrare di saper gestire un evento internazionale dentro uno specchio acqueo vivo, dove sicurezza, fruizione pubblica e turismo nautico dovranno convivere. L’ordinanza della Guardia Costiera servirà proprio a dare un ordine a questa presenza, evitando che l’arrivo dei megayacht si trasformi in un problema di traffico, visibilità o sicurezza.

Bagnoli e il ruolo dei superyacht nel progetto America’s Cup

Nel progetto ufficiale dell’America’s Cup, Bagnoli avrà un ruolo centrale. L’area ospiterà le basi tecniche dei team, gli AC75, una base dedicata agli AC40 per donne e giovani, un Fan Village e anche una struttura per i superyacht. Il Race Village sarà invece collocato sul lungomare di Napoli, lungo viale Francesco Caracciolo, con il campo di regata davanti alla città. Il disegno complessivo è quello di un evento aperto al pubblico e fortemente legato al mare urbano.

Resta però da capire se le strutture previste saranno sufficienti per assorbire tutta la domanda. La presenza di una facility per superyacht a Bagnoli è un elemento importante, ma non cancella il problema generale degli ormeggi a Napoli. La città convive da anni con una disponibilità limitata di posti barca rispetto alla domanda del diporto locale e del turismo nautico. L’arrivo della Coppa America rende questa criticità più visibile, perché la misura dei grandi eventi internazionali è diversa da quella della gestione ordinaria.

Per questo la soluzione più probabile sarà regionale. Lo stesso Aulicino ha indicato la possibilità di distribuire gli ormeggi lungo la costa campana, coinvolgendo altri territori, dalla Costiera Amalfitana al Cilento. È una scelta che può trasformare l’America’s Cup in un’occasione più ampia per la Campania, ma evidenzia anche un limite per Napoli: una parte della spesa generata dai grandi yacht potrebbe essere intercettata da altri porti.

Il problema è che far ormeggiare i megayacht lontano dai campi di regata significa scoraggiare i loro armatori dal partecipare e rischiare che molti rinuncino e vadano a passare le loro vacanze altrove.

Forse una soluzione potrebbe essere quella applicata in Sardegna, dove esistono campi boe specifici per megayacht. Dal momento che si è d’estate e che la zona di Napoli, nella bella stagione, difficilmente ha condizioni meteo fortemente avverse, si potrebbe pensare di attrezzare un’ansa con boe elettroniche adatte a queste grandi barche, almeno per rispondere in parte alla richiesta di ormeggio, tanto più che non sarebbero strutture destinate a essere utilizzate solo per una stagione, perché qui la Coppa America si ripeterà anche nel 2029.

Gli ormeggi come parte dell’accoglienza

Da un punto di vista economico, il tema è rilevante. Le stime circolate negli ultimi mesi indicano per l’America’s Cup 2027 un impatto potenziale molto ampio, legato a visitatori, turismo, servizi, lavori infrastrutturali e presenza dei team. Ma perché questi numeri si trasformino in ricadute reali, servono infrastrutture capaci di trattenere valore sul territorio. Gli ormeggi, in questo caso, non sono un dettaglio tecnico: sono una parte dell’accoglienza.

Napoli ha ottenuto un evento che può portare la vela al centro della città e mettere il Golfo sotto gli occhi del mondo. La questione dei megayacht mostra però che la Coppa America non si prepara solo con il campo di regata, le basi dei team e il villaggio per il pubblico. Si prepara anche con la capacità di ricevere chi arriva dal mare, di regolarne la presenza e di trasformare quel movimento in lavoro per porti, servizi nautici, cantieri, fornitori e territorio.

L’America’s Cup può diventare una prova concreta per la nautica campana. Non basta attirare le barche: bisogna avere dove metterle, come gestirle e quali servizi offrire. È qui che Napoli giocherà una parte importante della sua partita, fuori dal campo di regata ma molto vicina al futuro del suo rapporto con il mare.

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