
XPeng, il costruttore cinese conosciuto per le auto elettriche e per i progetti legati alla mobilità aerea, starebbe esplorando anche il mondo della nautica. Secondo diverse fonti cinesi e di settore, l’azienda avrebbe avviato nei primi mesi del 2026 un progetto interno dedicato allo sviluppo di uno yacht, con il nome in codice “Flying Fish”.
La notizia va letta con prudenza. Al momento non risulta un annuncio ufficiale da parte di XPeng con immagini, dati tecnici, dimensioni o tempi di commercializzazione. Le informazioni disponibili parlano di una fase ancora iniziale di ricerca e sviluppo, con un gruppo di lavoro vicino alle cento persone e la guida di Qian Zhanwei, responsabile dell’architettura veicolo del costruttore cinese.
Un progetto ancora da confermare
Il punto più interessante non è tanto l’eventuale ingresso di un marchio automobilistico nella nautica, cosa già vista in passato con altri brand, quanto il tipo di tecnologia che XPeng potrebbe portare a bordo. Le fonti cinesi parlano infatti di un progetto centrato sugli algoritmi di controllo, un settore in cui l’esperienza maturata nell’auto elettrica e nella guida assistita può avere ricadute anche sul mare.
Nel mondo delle barche questo può significare diverse cose: gestione più evoluta dell’assetto, integrazione tra propulsione, elettronica e sistemi di bordo, controllo della navigazione e interfacce digitali più vicine a quelle già viste sulle automobili di nuova generazione. Per ora, però, sono ipotesi tecniche: non è stato chiarito se Flying Fish sarà uno yacht elettrico, ibrido o un’imbarcazione con soluzioni di altro tipo.
XPeng non è un piccolo esperimento industriale. Il gruppo cinese è quotato, produce auto elettriche e negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione verso robotaxi, robot umanoidi e veicoli volanti. La controllata XPENG AEROHT lavora da anni sul cosiddetto “Land Aircraft Carrier”, un veicolo modulare con elemento volante, indicato dall’azienda come uno dei fronti della mobilità futura. L’eventuale progetto nautico si inserirebbe quindi in una strategia più ampia, nella quale il trasporto non viene più considerato solo su strada.
Cosa potrebbe portare XPeng nel mondo degli yacht
Il mare, tuttavia, è un ambiente diverso. Portare in acqua tecnologie nate per l’automobile non significa semplicemente trasferire software, batterie e design da un settore all’altro. Uno yacht deve affrontare corrosione, moto ondoso, stabilità, sicurezza, autonomia, assistenza nei porti e una filiera produttiva molto diversa da quella automobilistica. Anche il cliente è differente: nel caso di Flying Fish, le fonti parlano di famiglie ad alto reddito, quindi di un prodotto probabilmente orientato al segmento premium.
Il precedente di altri marchi automobilistici mostra che l’interesse per la nautica non è nuovo. Lamborghini ha collaborato con Tecnomar per il Tecnomar for Lamborghini 63, Lexus ha sviluppato il LY 650 con Marquis Yachts, mentre Porsche ha lavorato con Frauscher su barche elettriche sportive. In molti casi il marchio automobilistico ha portato design, immagine e tecnologia, ma la costruzione è stata affidata a cantieri già presenti nel settore.
Resta da capire quale strada sceglierebbe XPeng. Il gruppo potrebbe limitarsi a un progetto di immagine, oppure puntare a un prodotto più vicino alla sua identità tecnologica, con forte integrazione tra software, controllo dinamico e sistemi intelligenti. La differenza non è secondaria, perché nel primo caso si tratterebbe di una normale operazione di brand extension, nel secondo di un tentativo di portare nel diporto una parte della cultura industriale nata nell’auto elettrica cinese.
Per la nautica, la notizia è interessante soprattutto perché conferma un movimento già in corso: il settore sta attirando aziende che arrivano dall’elettronica, dalla mobilità elettrica e dall’intelligenza artificiale. Non tutte queste iniziative diventeranno prodotti concreti, e non tutte saranno adatte all’uso reale in mare. Ma il fatto che un costruttore come XPeng guardi agli yacht indica che la barca viene sempre più percepita come una piattaforma tecnologica, non solo come un oggetto di lusso o di tempo libero.
Flying Fish, almeno per ora, rimane un nome in codice. Non ci sono ancora un modello, una carena, una motorizzazione o una data di debutto. Proprio per questo è presto per parlare di rivoluzione. È però una notizia da seguire, perché se il progetto dovesse andare avanti potrebbe aprire un nuovo confronto tra cantieri nautici tradizionali e gruppi tecnologici abituati a ragionare su software, produzione industriale e mobilità integrata.
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