
Nel charter dei superyacht le mance possono superare i 10.000 euro. Un comandante racconta costi, APA, stipendi e consuetudini.
È vero che nel charter dei superyacht le mance all’equipaggio possono superare i 30.000 euro?
Per chi non è abituato alle grandi barche, una domanda del genere può sembrare quasi uno scherzo. In realtà, ci sono condizioni in cui lasciare una mancia da trentamila euro, o anche di più, rientra nelle consuetudini del charter di alto livello.
Nel mondo dei superyacht una mancia da 30.000 euro per una settimana di charter non è un’eccezione assoluta. Su barche molto grandi, con costi di noleggio che possono superare i 300.000 euro a settimana, la mancia all’equipaggio può arrivare a cifre molto più alte.
Abbiamo intervistato il comandante di un grande superyacht a motore che in passato ha comandato anche grandi barche a vela e che con entrambe ha fatto charter. Il suo nome rimarrà riservato per ragioni facilmente comprensibili. Lo chiameremo Mario. Con lui abbiamo aperto una porta su un mondo che molti armatori e diportisti non conoscono da vicino.
Quanto costa una settimana su un superyacht di 40 metri
iCAT – Comandante, a quanto si noleggia questa barca a settimana?
M. – Questo è un 40 metri veloce, di recente costruzione. Il suo prezzo in alta stagione si aggira tra i 300.000 e i 350.000 euro a settimana, al netto dell’APA e delle mance all’equipaggio.
iCAT – Che cos’è l’APA?
M. – L’APA, Advance Provisioning Allowance, è una somma che il cliente versa prima del charter per coprire le spese vive della crociera. Serve per cambusa, carburante, ormeggi, eventuali richieste particolari e altre spese connesse all’uso della barca. In questo modo il comandante può gestire i pagamenti senza dover chiedere ogni volta denaro al cliente. A fine charter viene fatto un rendiconto: se resta qualcosa, la somma viene restituita; se invece le spese superano l’anticipo, il cliente integra la differenza.
iCAT – A quanto ammonta l’APA su una barca di questo tipo?
M. – Noi chiediamo un minimo di 45.000 euro a settimana, ma molto spesso, se il cliente ha esigenze particolari o vuole fare spostamenti lunghi, questa cifra sale a 60.000-80.000 euro.
Le mance all’equipaggio possono superare i 30.000 euro
iCAT – In questa ottica, di che importo sono le mance per l’equipaggio?
M. – Generalmente la mancia è intorno al 10% dell’importo del noleggio. In questo caso, in alta stagione, può significare circa 35.000 euro. Non è raro che clienti americani arrivino al 15%, se si trovano particolarmente bene, e questo vuol dire superare i 50.000 euro. Appena dopo il Covid ero imbarcato su una barca a vela di 44 metri e un cliente che aveva noleggiato la barca per sé, per la sua compagna e per una coppia di amici, a fine settimana ci lasciò una mancia di 80.000 euro. So di colleghi che hanno ricevuto anche di più.
iCAT – Sono cifre altissime.
M. – In realtà dipende dal punto di vista. In Italia non siamo abituati alla cultura della mancia, o almeno non con queste proporzioni. In molti Paesi, invece, la mancia è vissuta in modo diverso. Negli Stati Uniti, per esempio, è normale lasciare una percentuale importante al ristorante, perché una parte del guadagno del personale dipende proprio dalle mance. Anche nel charter succede qualcosa di simile: americani, russi e arabi sono spesso tra i clienti più generosi. Italiani, greci e spagnoli, in genere, lasciano mance più basse.
iCAT – Su queste somme si pagano le tasse?
M. – È una materia complessa. Molte grandi barche sono registrate all’estero e hanno equipaggi con contratti internazionali. La tassazione dipende dalla bandiera, dal contratto, dalla residenza fiscale del lavoratore e dal Paese in cui vengono percepite le somme. Non si può dare una risposta unica valida per tutti.
Quanto guadagna il comandante di una barca di 40 metri
iCAT – Posso chiederle qual è lo stipendio di un comandante di una barca di questo tipo?
M. – Non le dirò qual è il mio stipendio, ma posso dire che il comandante di una barca di 40 metri, se fa charter, può prendere tra gli 8.000 e i 12.000 euro al mese. Dipende dal numero di persone che deve gestire, dal tipo di barca e dal livello di responsabilità. Ci sono barche molto moderne, come questa, che richiedono professionalità difficili da trovare, perché hanno una componente tecnologica molto avanzata.
iCAT – Le cifre che mi ha detto non sono il massimo nel mondo dei superyacht.
M. – Nel mondo dei superyacht non esiste davvero un massimo. Esiste un minimo, ma non un massimo. Ci sono professionisti che comandano megayacht di armatori particolarmente esposti, con protocolli di sicurezza molto complessi e personale dedicato alla protezione della barca e degli ospiti. In quei casi, anche i riconoscimenti economici per comandante ed equipaggio possono salire molto.
Il charter dei superyacht è un mondo distante dalla nautica che la maggior parte dei diportisti conosce. Le cifre del noleggio, dell’APA e delle mance possono sembrare fuori scala, ma sono proporzionate a un servizio che richiede equipaggi numerosi, competenze tecniche elevate, disponibilità continua e una gestione molto attenta del rapporto con l’ospite.
© Riproduzione riservata


















