giovedì 11 giugno 2026
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Charlie Dalin è morto a 42 anni: addio al vincitore del Vendée Globe

Charlie Dalin, vincitore dell’ultimo Vendée Globe, è morto a 42 anni dopo una lunga malattia affrontata anche durante il giro del mondo.

Charlie Dalin muore l'11 giugno del 2026 stroncato da un tumore grastrointestinale. Dalin ha vinto il Vendèe Globe 2024-2025, l'Everest dei mari
Charlie Dalin muore l'11 giugno del 2026 stroncato da un tumore grastrointestinale. Dalin ha vinto il Vendèe Globe 2024-2025, l'Everest dei mari
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Charlie Dalin è morto l’11 giugno 2026, a 42 anni. Il velista francese, vincitore dell’ultimo Vendée Globe, si è spento dopo una lunga malattia che aveva affrontato in silenzio anche durante la sua vittoria intorno al mondo. La notizia è stata annunciata dalla famiglia e confermata dall’organizzazione della regata, che ha ricordato uno degli skipper più importanti della vela oceanica contemporanea.

Dalin non era soltanto il vincitore del Vendée Globe 2024-2025. Era l’uomo che, il 14 gennaio 2025, era entrato a Les Sables-d’Olonne con Macif Santé Prévoyance dopo 64 giorni, 19 ore, 22 minuti e 49 secondi di navigazione in solitario, senza scalo e senza assistenza. Un tempo che aveva abbassato il record della regata di oltre nove giorni e che aveva chiuso una rincorsa iniziata quattro anni prima, quando nel Vendée Globe 2020-2021 era stato il primo a tagliare il traguardo, ma aveva concluso al secondo posto dopo l’applicazione degli abbuoni concessi a chi si era fermato per partecipare alle operazioni di soccorso di Kevin Escoffier.

Charlie Dalin festeggia la vittoria al Vendée Globe
Charlie Dalin festeggia la vittoria al Vendée Globe

La malattia affrontata durante il Vendée Globe

La sua morte arriva pochi mesi dopo la rivelazione pubblica della malattia. Dalin aveva raccontato di avere ricevuto la diagnosi alla fine del 2023, quando un tumore gastrointestinale aveva interrotto la sua preparazione e lo aveva costretto a fermarsi. In quel momento, all’esterno, si parlò soltanto di problemi di salute. La realtà era più complessa. Il velista francese aveva iniziato un percorso medico pesante, mantenendo però il progetto Vendée Globe aperto, insieme al suo team e ai medici che lo seguivano.

Quando il 10 novembre 2024 partì da Les Sables-d’Olonne, pochi sapevano cosa stesse affrontando. Dalin scelse di non trasformare la sua malattia in un racconto pubblico durante la regata. Continuò a navigare, a studiare la meteo, a gestire l’IMOCA come aveva sempre fatto: con precisione, lucidità e una cura quasi tecnica per ogni dettaglio. In mare il confronto fu soprattutto con Yoann Richomme, in una sfida che segnò gran parte della discesa e della risalita dell’Atlantico.

La vittoria e il record intorno al mondo

Il passaggio decisivo arrivò nell’Oceano Indiano, quando Dalin scelse di posizionarsi davanti a una depressione importante. Fu una scelta di navigazione difficile, presa in una zona del mondo dove ogni decisione può pesare sulla barca e sullo skipper. Quella mossa gli permise di prendere il comando e di costruire il vantaggio che avrebbe poi difeso fino all’arrivo. Non fu una vittoria costruita soltanto sulla velocità, ma sulla capacità di restare lucido dentro una regata lunga, dura e solitaria.

Il 14 gennaio 2025, al suo arrivo a Les Sables-d’Olonne, Dalin mostrò la gioia di chi aveva chiuso un conto aperto con la regata, ma non il dramma di chi era cosciente che la vita gli stava presentando un conto molto più salato. L’immagine dello skipper con il trofeo in mano alzato al cielo restò una delle più forti dell’ultima edizione del Vendée Globe. Solo dopo, con il passare dei mesi, emerse il peso reale di quella vittoria: Dalin aveva navigato mentre affrontava una malattia che avrebbe continuato a condizionare la sua vita e la sua carriera.

Nel gennaio 2026 annunciò che non avrebbe preso parte alla stagione IMOCA. La decisione, presa con i medici, era legata alla necessità di concentrarsi sulle cure. Sam Goodchild, già indicato come skipper del progetto Macif per il ciclo successivo, prese il timone della barca, mentre Dalin rimase coinvolto nel lavoro tecnico e nello sviluppo del programma. Anche in quel passaggio, il suo ruolo fu coerente con il modo in cui aveva sempre vissuto la vela: non solo come atleta, ma come uomo capace di leggere la barca, dialogare con i progettisti e contribuire alle scelte tecniche.

Charlie Dalin a bordo di Macif
Charlie Dalin a bordo di Macif

La carriera di Charlie Dalin nella vela oceanica

La carriera di Charlie Dalin era iniziata molto prima dell’IMOCA. Nato a Le Havre, cresciuto nella vela leggera e poi formato anche nello studio dell’architettura navale, si era laureato alla Solent University di Southampton e aveva costruito il suo percorso tra Mini, Figaro e regate oceaniche. Nel circuito Figaro si era imposto come uno degli skipper più solidi della sua generazione. Il passaggio agli IMOCA lo aveva portato al centro della vela oceanica francese, dove aveva vinto regate importanti e si era confermato come uno dei riferimenti della classe.

La sua storia resta legata al Vendée Globe, ma non si esaurisce in una classifica. Dalin rappresentava una forma di vela fatta di metodo, preparazione e controllo emotivo. Non era uno skipper costruito sull’immagine, ma sulla costanza. Parlava poco, spiegava con precisione, lasciava spesso che fossero i risultati a raccontare il suo lavoro.

La notizia della sua morte colpisce la vela perché arriva quando il suo nome era ancora pienamente dentro il presente della classe IMOCA. Il suo ultimo Vendée Globe rimane una delle pagine più intense della regata: una vittoria sportiva netta, maturata mentre fuori dall’attenzione pubblica si consumava una battaglia personale molto più difficile.

Charlie Dalin lascia la moglie, un figlio e una traccia profonda nella vela oceanica. Il suo nome resterà accanto al record del Vendée Globe 2024-2025, ma anche all’immagine di uno skipper che ha continuato a navigare con discrezione, fino a trasformare la sua ultima grande regata in un racconto di resistenza, competenza e dignità.

Dalin era un cavaliere del mare come solo chi partecipa al Vendée Globe sa essere, un uomo eccezionale tra uomini eccezionali.

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