
Katana, il ketch di 60 metri firmato Perini Navi, ha ricevuto il premio speciale della giuria ai World Superyacht Awards 2026, organizzati da Boat International il 2 maggio all’Arsenale di Venezia. Non si tratta del premio di categoria per la barca a vela dell’anno, andato ad Aquarius, ma di un riconoscimento dedicato a un progetto che la giuria ha voluto distinguere per la qualità degli interni e per il valore simbolico che rappresenta nel percorso di rilancio di Perini Navi.
La notizia ha un peso particolare per chi segue la vela non solo come sport o passione, ma anche come cultura del progetto. Katana non è una barca pensata per passare inosservata: è un grande yacht a vela, con misure e soluzioni tecniche da superyacht, ma porta con sé un tema più profondo. Racconta il tentativo di riportare un marchio storico della nautica italiana in una posizione riconoscibile, dopo l’acquisizione di Perini Navi da parte di The Italian Sea Group nel gennaio 2022.
Katana, un ketch di 60 metri con firma Perini Navi
Consegnata nel 2025, Katana è lunga 60 metri, ha una larghezza di 11,4 metri, una stazza lorda di 497 GT e cinque cabine per gli ospiti. È costruita con scafo e sovrastruttura in alluminio, mentre alberi e rigging sono in fibra di carbonio. La progettazione navale porta la firma di Perini Navi insieme a Ron Holland Design, mentre gli interni sono stati affidati al designer francese Rémi Tessier.
Il premio assegnato a Venezia guarda soprattutto dentro la barca. Secondo la motivazione pubblicata da Boat International, la giuria ha riconosciuto negli interni di Katana un livello di coerenza e cura tale da meritare un premio autonomo. Il lavoro di Rémi Tessier è costruito su un linguaggio sobrio, fatto di cedro spazzolato, teak naturale, superfici leggere e dettagli che cercano di dare continuità agli spazi. È un lusso trattenuto, lontano dall’ostentazione, più vicino all’idea di una barca come luogo silenzioso e protetto.
La tecnica di un grande yacht a vela
Per una barca a vela di queste dimensioni, il rapporto tra estetica e tecnica è sempre delicato. Katana non può essere letta solo come un oggetto di design: resta un ketch di 60 metri, con un sistema velico ripensato per semplificare la gestione e migliorare le prestazioni, una deriva retrattile che consente di navigare anche in acque meno profonde e un sistema di posizionamento dinamico che permette allo yacht di mantenere la posizione senza ricorrere all’ancora. Sono soluzioni che appartengono al mondo dei grandi yacht, ma che dialogano con una domanda centrale anche nella vela più tradizionale: come rendere la navigazione più controllabile senza togliere identità alla barca.
Il riconoscimento arriva pochi mesi dopo un altro premio ottenuto da Katana al Superyacht Design Festival di Kitzbühel, dove aveva ricevuto il titolo “Best Interior – Sailing Yacht”. La continuità tra i due premi indica che il progetto è stato letto dalla giuria internazionale non come un episodio isolato, ma come un lavoro coerente sulla qualità degli spazi a bordo.
Il significato del premio per Perini Navi
Perini Navi, nella storia della vela, è sempre stato un nome legato a barche fuori scala, capaci di unire dimensioni importanti e gestione velica assistita. Katana si inserisce in questa tradizione, ma arriva in una fase diversa, in cui ogni nuovo progetto viene osservato anche come segnale industriale. Dopo anni complessi per il marchio, il ritorno con una barca premiata in un evento internazionale assume quindi un significato che va oltre il singolo armatore e oltre il mercato dei superyacht.
Il fatto che il premio sia stato assegnato a Venezia aggiunge un elemento narrativo forte, ma non deve far perdere di vista il dato tecnico. Katana non è stata premiata perché italiana, né perché Perini Navi è un nome noto. È stata premiata perché la giuria ha individuato nel progetto degli interni un equilibrio riconoscibile tra materiali, proporzioni e atmosfera. È una distinzione importante, perché nel mondo dei grandi yacht il confine tra immagine e sostanza può diventare sottile.
Per chi ama la vela, Katana rimane una barca lontana dalla quotidianità di molti armatori. Le sue dimensioni, il suo livello di personalizzazione e il suo posizionamento appartengono a un segmento molto ristretto. Eppure la sua storia interessa anche chi naviga su barche più piccole, perché ogni progetto di questo tipo porta avanti ricerca sui materiali, sulle manovre, sull’ergonomia e sul modo di vivere il mare.
Il premio ai World Superyacht Awards non cambia da solo il futuro di Perini Navi, ma conferma che il marchio è tornato a essere osservato con attenzione. Katana diventa così una notizia di vela non solo per il valore del riconoscimento, ma per quello che suggerisce: la grande nautica a vela italiana può ancora produrre oggetti capaci di parlare a una platea internazionale, mantenendo una propria identità e una relazione concreta con la tradizione del navigare.
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