
Mimmo Piepoli, 39 anni, originario di Erchie, è disperso dal pomeriggio del 1° maggio nelle acque di Porto Cesareo, nel tratto di mare tra Torre Chianca e Torre Lapillo. L’uomo era uscito con il kite insieme ad alcuni amici quando, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe perso il controllo dell’attrezzatura ed è scomparso tra le onde. L’allarme è stato lanciato intorno alle 18, quando chi era con lui non lo ha visto rientrare.
Da quel momento la macchina dei soccorsi si è messa in moto in uno scenario reso difficile dal vento e dal mare mosso. Le ricerche sono coordinate dalla Capitaneria di Porto di Gallipoli e coinvolgono mezzi navali e aerei, con il supporto dei Vigili del Fuoco, della Guardia Costiera e di altre forze impegnate nelle operazioni. Il tratto di mare interessato è ampio e complesso, soprattutto quando soffia la tramontana, una condizione che attira molti appassionati di kite ma che può trasformare in pochi minuti un’uscita sportiva in una situazione critica.
L’uscita in kite e l’allarme nel tardo pomeriggio
Secondo quanto emerso dalle prime testimonianze, Piepoli si trovava in acqua con un gruppo di amici. In quel tratto del litorale salentino il vento da nord può alzarsi con forza e rendere difficile il rientro, soprattutto se si perde la gestione dell’ala o se l’attrezzatura subisce un problema. La dinamica resta ancora da chiarire e ogni ipotesi dovrà essere verificata dai soccorritori e dalle autorità competenti.
Un elemento è stato ritrovato: l’ala gonfiabile del kite, individuata aggrovigliata a uno scoglio. Il ritrovamento ha dato un punto di riferimento alle squadre di ricerca, ma non ha ancora permesso di localizzare l’uomo. Nelle ore successive le operazioni si sono concentrate non solo nell’area di Porto Cesareo, ma anche più al largo, con l’estensione del raggio di intervento verso la costa calabrese, seguendo la possibile deriva determinata da vento e corrente.
Le ricerche e l’attesa sulla costa
Sulla costa, intanto, l’attesa è diventata un tempo sospeso. Familiari e amici seguono le ricerche in un clima di apprensione, mentre il mare continua a essere scandagliato da mezzi navali, elicotteri e droni. In casi come questo ogni ora pesa, ma ogni segnalazione, ogni traccia e ogni spostamento del vento possono diventare elementi utili per orientare il lavoro dei soccorritori.
La zona tra Torre Chianca e Torre Lapillo è conosciuta dagli appassionati di sport acquatici. È un tratto aperto, frequentato da chi pratica kitesurf quando le condizioni sono favorevoli, ma proprio la forza del vento che rende possibile la planata può aumentare i rischi se qualcosa va storto. Il kite è una disciplina tecnica, affascinante e fisica, nella quale preparazione, lettura del meteo e prudenza restano decisive, anche per chi ha esperienza.
Le ricerche proseguono e, al momento, non risultano elementi definitivi sul destino del kitesurfer. La priorità resta ritrovarlo. Ogni aggiornamento ufficiale sarà decisivo per ricostruire quanto accaduto e per dare risposte a una famiglia e a una comunità che da ore guardano verso il mare in attesa di notizie.
© Riproduzione riservata






















