
Il Golfo di Trieste si è riempito di meduse. Da alcuni giorni, davanti alle Rive e nelle acque più interne della città, migliaia di esemplari di Rhizostoma pulmo, conosciuta come polmone di mare, formano una grande distesa bianca e pulsante visibile dalla banchina, dalle barche e anche dall’alto. Le immagini riprese con i droni hanno colpito per la densità degli animali in superficie, ma dietro a quello che molti stanno raccontando come uno spettacolo naturale c’è un fenomeno che parla del mare, dei suoi cicli e dei cambiamenti che lo attraversano.
Per chi naviga, l’effetto è immediato. L’acqua sembra occupata da una presenza compatta, lenta, quasi silenziosa. Le meduse si muovono appena sotto la superficie, portate dalle correnti e dal vento, mentre il loro corpo gelatinoso riflette la luce creando macchie chiare lungo il porto, vicino alle barche ormeggiate e nelle zone più frequentate del lungomare. Non è un’immagine comune per chi guarda il mare da terra, ma non è nemmeno un evento del tutto nuovo per il Golfo di Trieste.

Il polmone di mare nel Golfo di Trieste
Secondo le ricostruzioni locali, la presenza massiccia è stata osservata già intorno al 24 aprile e ha interessato il tratto delle Rive, dalla zona di piazza Unità alla Sacchetta. La specie coinvolta è il polmone di mare, una medusa di grandi dimensioni diffusa nel Mediterraneo, riconoscibile per l’ombrella chiara e per i bordi violacei. È una specie urticante, ma in genere non viene considerata pericolosa per l’uomo, anche se il contatto può provocare fastidio, bruciore o irritazioni nei soggetti più sensibili.
A preoccupare non è tanto la singola medusa, quanto la frequenza con cui queste fioriture si ripresentano. Gli esperti dell’OGS, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, hanno ricordato che episodi simili si erano già verificati nel 2021 e nel 2023. Il fenomeno è ciclico, ma negli ultimi anni sembra riproporsi con intervalli più ravvicinati. Acqua più calda, mare calmo, disponibilità di nutrienti e correnti favorevoli possono creare le condizioni ideali per concentrare molti esemplari vicino alla costa.
L’impatto su pesca, porto e navigazione
Per i pescatori, però, il tappeto di meduse non è solo una scena da fotografare. Le reti possono riempirsi di massa gelatinosa, diventare pesanti, difficili da issare e poco utilizzabili. In alcuni casi le barche restano ferme, in attesa che vento e corrente disperdano gli animali e riportino il mare a una condizione più gestibile. È qui che la notizia smette di essere soltanto curiosa e diventa concreta: quando il mare cambia, anche il lavoro di chi vive sul mare si ferma o deve adattarsi.
La bora, in questi giorni, è attesa come una possibile alleata. Nel Golfo di Trieste il vento non è mai solo un elemento di paesaggio: modella la superficie, rimescola l’acqua, sposta masse, cambia in poche ore ciò che prima sembrava stabile. Potrebbe contribuire a disperdere le meduse e ad allontanarle dalle zone più interne, anche se il ritorno alla normalità dipenderà dall’evoluzione delle condizioni meteo-marine.
Per la nautica da diporto il fenomeno va osservato con attenzione, senza allarmismi. Le meduse non rappresentano un pericolo per le barche, ma possono creare disagio durante manovre, uscite brevi, attività in porto e balneazione. Chi naviga in queste acque sa che il mare non è mai uno scenario immobile: è un sistema vivo, fatto di segnali. E una fioritura così visibile è uno di quei segnali che meritano di essere letti, non liquidati come una semplice stranezza.
Un segnale del mare da osservare
Il polmone di mare fa parte dell’ambiente marino e svolge un ruolo nell’ecosistema. La sua presenza non va interpretata automaticamente come un’anomalia negativa. Tuttavia, quando le concentrazioni diventano molto estese e si ripetono con maggiore frequenza, il fenomeno apre una domanda più ampia sugli equilibri del Mediterraneo, sul riscaldamento delle acque, sulla pressione sugli stock ittici e sulla capacità del mare di rispondere ai cambiamenti.
Trieste, città che vive il mare ogni giorno, si trova così davanti a una scena che affascina e interroga. Le persone si fermano sulle Rive, fotografano, osservano il movimento lento delle meduse sotto la superficie. I pescatori guardano lo stesso mare con un’altra preoccupazione. I velisti e i diportisti leggono in quella massa bianca un promemoria familiare: il mare va capito prima ancora che attraversato.
La distesa di meduse nel Golfo di Trieste non è solo una notizia curiosa di primavera. È il racconto visibile di un ambiente in movimento, capace di stupire ma anche di mettere in evidenza fragilità e dipendenze. Per chi ama la vela, il messaggio è diretto: il mare non parla sempre con le onde alte o con il vento forte. A volte lo fa con una presenza silenziosa, quasi immobile, che occupa l’acqua e ci costringe a guardarla con più attenzione.
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