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Michele Zambelli racconta il suo salvataggio

Partecipa alla Ostar rischia di vincerla, ma il destino decide altrimenti

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Michele Zambelli, lo skipper 27enne venuto agli onori della cronaca per la sua Minitransat del 2015 dove si classifica 2° su 74 concorrenti agguerritissimi, durante l’ultima Ostar, la regata per solitari che traversa l’Atlantico del nord dall’Inghilterra agli Stati Uniti, e dove partecipava con il suo Class 950 Illumia, è stato costretto a lanciare un mayday perché dopo aver colpito un UFO, ha perso il bulbo.

Salvato dopo sei ore da un elicottero canadese, Zambelli ha passato dei momenti difficili che ora ci racconta in questa intervista.

SVN – Michele cosa è accaduto, perché hai dovuto abbandonare barca e la regata.

M.Z. – Stavo navigando quando ho sentito un botto e la barca si è ingavonata di prua come se avesse colpito qualche cosa. Sono sceso di corsa sotto coperta e ho visto che i prigionieri del bulbo avevano ceduto di qualche centimetro e li ho capito che da lì ha poco avrei perso la chiglia.

SVN – Stavi camminando di bolina, quindi la barca si è ribaltata.

M.Z. – No, fortunatamente no. Come ho visto il danno sono schizzato fuori e ho ammainato le vele e questo mi ha salvato, poco dopo ho sentito il bulbo che se ne andava.

SVN – E’ successo durante la burrasca finale, quella con venti oltre i 60 nodi di cui abbiamo molto sentito parlare.

M.Z. – Ma che venti oltre i 60 nodi, non ci sono mai stati, al massimo hanno toccato i 40 nodi. Durante la regata abbiamo passato tre perturbazioni, ma nessuna di queste era come è stata descritta.

SVN – Eppure, altri concorrenti hanno parlato di venti superiori ai 60 nodi e onde di 15 metri.

M.Z. – Io burrasche di quel tipo non ne ho incontrate durante tutta la traversata. Quando ho perso il bulbo c’erano 27 nodi e circa 2,5 metri di onda.

SVN – Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai avuto l’incidente.

M.Z. – Stabilizzare la barca. Con la perdita del bulbo non dovevo permettere alla barca di traversarsi al mare. Se fosse accaduto, l’albero avrebbe fatto oscillare la barca e questa si sarebbe capovolta. Dovevo assolutamente tenere la barca con la prua al vento e rallentarla. A secco di tela facevo 5 nodi.

SVN – Come hai fatto, hai filato un’ancora galleggiante.

M.Z. – Si, è stata la prima cosa che ho fatto, ma poi ho visto che non funzionava, la cima andava in bando a ogni onda e strappava la barca di lato. Allora ho filato in mare un grande spi e con quello sono riuscito a stabilizzare la barca con la prua contro il vento e l’onda.

SVN – E come hai fatto a chiedere soccorso.

M.Z. – Con l’Epirb. Ho attivato l’Epirb, ma il problema è che questo non ti dice se il segnale è stato ricevuto o meno, quindi tu rimani con l’angoscia di sapere se qualcuno sa che sei in difficoltà o se nessuno ha ricevuto la tua richiesta di soccorso.

SVN – Come hai risolto il problema.

M.Z. – Lo avrei risolto facilmente con il mio satellitare se le batterie non si fossero bagnate e l’apparecchio si fosse spento. Fortunatamente avevo a bordo un inReach della Garmin che mi ha permesso di mandare e-mail e sms.

SVN – DI che cosa si tratta.

M.Z. – E’ un piccolo accessorio molto efficiente e facile da usare. Assomiglia ai gps portatili di quelli piccoli, solo che questo ti permette di mandare e-mail e sms dovunque tu sia, compreso dal centro dell’Atlantico settentrionale.

SVN – E ha funzionato.

M.Z. – Sì, ho comunicato con i canadesi che mi stavano venendo a salvare e, soprattutto, con la mia famiglia. Avevano saputo che qualcosa non andava per via del segnale Epirb, ma non sapevano cosa. Con inReach ho potuto scrivergli che la situazione era sotto controllo e ricevere le loro risposte, dove mia madre mi raccomandava di non lasciare i documenti a bordo.

SVN – Com’è avvenuto il salvataggio.

M.Z. – Da prima ho visto due aerei che sono passati sopra di me. A quel punto ho saputo che da lì a poco avrei visto l’elicottero. Gli aerei dovevano individuarmi e dare le mie coordinate all’elicottero, e così è stato.

SVN – Ti hanno recuperato quando eri sulla barca o ti sei gettato in acqua.

M.Z. – Nessuna delle due cose. Quando ho visto arrivare l’elicottero sono salito sulla zattera autogonfiabile che avevo preparato prima, ho tagliato la cima che l’assicurava alla barca e mi sono allontanato. A quel punto l’elicottero ha fatto scendere un aerosoccorritorie che mi ha imbracato e mi ha portato su con lui.

SVN – Avevi una tuta di sopravvivenza.

M.Z. – A quelle latitudini è indispensabile, l’acqua era a 8 gradi, senza non hai speranze.

SVN – Credi che la barca ora affonderà.

M.Z. – No, è una barca costruita per l’oceano, non può affondare. Come gli IMOCA o le altre barche di questo tipo ha delle riserve di galleggiamento tali per cui non affonda. Sicuramente, invece, si ribalterà.

SVN – Credi che l’assicurazione, anche se la barca non è affondata, ti risarcirà di tutto il suo valore.

M.Z. – Sì, ne sono certo. La barca è assicurata con le Generali, sono sicuro che risarciranno il proprietario, o pagheranno perché la barca venga recuperata.

SVN – Non sei tu il proprietario della barca.

M.Z. – No, il proprietario è Renata Mazzola. La barca l’ha costruita il marito di Renata, Alessandro Bruno, ma, purtroppo, dopo il varo, è caduto battendo la testa e ci ha rimesso la vita. Renata, dopo molti anni che la barca era ferma, ha pensato di affidarmela.

SVN – Hai un’idea di cosa sia stato a colpirti.

M.Z. – Credo sia stato un grande cetaceo. Ci siamo scontrati e poi lui si è immerso.

SVN – Lo hai visto.

M.Z. – No, ma non ho visto null’altro. E poi il fatto che la barca si sia ingavonata di prua come se avesse urtato un oggetto davanti a se, e poi quell’oggetto sia scomparso mi fa pensare che si tratti di un grande cetaceo.

SVN - Quando è accaduto l’incidente in che posizione eri in classifica.

M.Z. – Credo che fossi primo.

SVN – Primo è arrivato Andrea Mura.

M.Z. – Sì, è vero. Andrea ha fatto una splendida regata ed è arrivato primo, ma non ha vinto la regata. La regata si vince in tempo compensato e in tempo compensato io, in quel momento, o ero primo o secondo. Andrea ha solo passato il traguardo per primo. Chiaramente avendo una barca più lunga di quattro metri, era molto più veloce, per questo le regate si corrono in tempi compensati, a meno che non si tratti di regate dove le barche sono tutte uguali.

SVN – Quindi ora sei a terra e senza barca, cosa pensi di fare, qual è il tuo prossimo obiettivo.

M.Z. – Il primo obiettivo è riuscire ad avere un'altra barca, ma questa volta vorrei una barca mia. Non ho mai navigato su di una mia barca, ho sempre usato barche di altri, questa volta vorrei riuscire a costruire una barca da zero.

SVN – Che tipo di barca vorresti fare.

M.Z. – Un Class 40.