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giovedì 26 novembre 2020

Day 73 - Dick perde la chiglia, per lui è finita la corsa

Ad appena 2000 miglia dalla fine Vibrac Paprec 3, perde la chiglia

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Day 73 - Lo avevamo scritto appena ieri, questi sono i giorni più critici perché le barche sono stressate e può accadere qualsiasi cosa da un momento all’altro ed ecco che è accaduto, questa notte Vibrac Parpec 3 ha perso la chiglia.

“Stavo navigando con le mura a dritta – scrive Jean Pierre – avevo a riva il solent e la randa con una mano di terzaroli. Ero sottocoperta quando c’è stato un improvviso incremento di vento, allora sono uscito per regolare le vele e come sono arrivato in coperta ho sentito un rumore secco e forte.”

Jean Pierre Dick, forte di una grande esperienza di navigazione, ha capito immediatamente cosa fosse accaduto, sotto di lui, non c’era più la chiglia. Lo skipper ha reagito prontamente. Ha lascato la scotta di randa, rollato il solent, mollato le sartie volanti e fatto scivolare la barca sottovento per prendere un’andatura portante, quindi ha riempito al massimo le casse dei ballast. Così facendo, Dick è riuscito a stabilizzare la barca che rischiava di capovolgersi. Ora sta navigando a circa 8 nodi verso le Azzorre. Per lui la Vendée Globe è finita quando ormai sentiva in tasca il terzo posto.

Armel Le Cléac´h continua a recuperare e le 134 miglia di ieri, oggi sono 95 e François Gabart è preoccupato. I due stanno navigando nell’anticiclone delle Azzorre e mentre Gabart procede a una media di 9.6 nodi Le Cléac’h ne mantiene una di 13. Al traguardo mancano ancora 1.700 miglia, poche, molto poche, ma sufficienti a recuperare 100 miglia.

Gabart sa che la situazione è ad alto rischio. Un’esperienza analoga l’ha sperimentata nelle fasce equatoriali, quando Le Cléac’h in un solo giorno recuperò oltre 100 miglia.
L’arrivo di Gabart a Les Sable d’Olonne è previsto per il 26 gennaio, giusto in tempo per evitare la burrasca che si abbatterà sul golfo di Biscaglia a partire dal 27 gennaio.

Una Vendée Globe al fotofinish – Gabart, se riuscirà a resistere all’attacco di Le Cléac’h, arriverà pochissime ore prima del suo avversario, un fine regata come non si era mai visto nella Vendée Globe. Solo nell’edizione del 2004, i primi due concorrenti finirono a 6 ore e 33 minuti l’uno dall’altro. La situazione è ancora più particolare per il resto della flotta, mai la flotta della Vendée Globe è stata così compatta. Anche Alessandro di Benedetto, se ce la farà a resistere ai dolori della costola rotta e continuerà la sua corsa ai ritmi attuali, arriverà a Les Sable d’Olonne con un ritardo di appena 20 giorni.

Alex Thomson – Questa notte, prima di sapere della disavventura di Jean Pierre, Thomson aveva dichiarato che ormai, salvo imprevisti, la classifica di testa regata era fatta e lui era al quarto posto. L’evento drammatico è arrivato, Jean Pierre Dick, ha perso la chiglia e con questa la regata e lui si è ritrovato improvvisamente al terzo posto a circa 700 miglia di distanza da François Gabart e con 1600 miglia di vantaggio su Jean Le Cam, il suo più diretto inseguitore.

Undici uomini in gara – La flotta della Vendée Globe continua a perdere pezzi. Con l’uscita di scena di Jean Pierre Dick, rimangono 11 barche a correre per Les Sable d’Olonne, quasi la metà delle 20 partite lo scorso novembre e la strada. I nervi degli skipper sono molto tesi, questi devono combattere contro la stanchezza di due mesi e mezzo di navigazione durissima durante la quale sono stati sottoposti a sforzi fisici e psichici enormi. Ma se lo stress e la stanchezza può essere in qualche modo messa sotto controllo, c’è un altro nemico contro il quale lo skipper può fare poco. Un nemico più subdolo, quello invisibile che gli può arrivare addosso in ogni momento senza preavviso e senza lasciargli alcuna chance, l’avaria grave, la rottura di una parte fondamentale della barca.

Le barche hanno saltato su onde enormi per mesi, hanno sopportato carichi e sforzi giganteschi, le loro attrezzature sono state portate diverse volte vicino ai carichi di rottura e ora, com’è accaduto a Jean Pierre, può essere sufficiente uno sforzo improvviso a determinare un danno drammatico che può mettere fuori gioco la barca. Ma anche i danni di piccola entità, quelli che sono riparabili, sono pericolosi. Ogni riparazione significa sforzi supplementari di grande rilievo, sforzi che fanno perdere energia e con questa la capacità di rimanere concentrati.

In una regata come questa, il riuscire a mantenere le energie è fondamentale. Il concetto lo spiegò bene proprio Gabart nei primi giorni di regata, quando disse di fare una grande attenzione alle sue ore di sonno, che per lui era fondamentale riuscire a mantenere un ritmo di rigenerazione delle energie. La Vendée Globe, mette gli uomini sotto una pressione enorme per mesi, per questo è chiamata l’Everest dei mari.