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Interrogativi e riflessioni sul dopo naufragio del Team Vestas Wind

Un'analisi di quali potrebbero essere stati i fattori che hanno portato Team Vestas Wind a naufragare

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Isole Mauritius, Oceano Indiano – Ci sono molti modi per naufragare in oceano, si può urtare un container semisommerso, ci si può scontrare con un cargo o con una grossa balena, si può perdere il bulbo, ma certamente andare a finire su di un reef a 18 nodi è piuttosto raro.

Gli uomini di Team Vestas Wind sono stati fortunati perché i reef non sono delle barriere rocciose, ma congregazioni di piante coralline che cedono abbastanza facilmente quando sono urtate. Questa particolarità del reef ha fatto sì che la corsa di Team Vestas Wind non finisse di schianto contro una barriera rigida, cosa che a 18 nodi avrebbe provocato molti feriti e probabilmente qualche vittima, ma ha permesso alla barca di perdere gradualmente la spinta con la quale si è abbattuta sul reef salvando, in questo modo, coloro che erano a brodo.

Appurato che Team Vestas Wind è salvo ora sarà necessario organizzare il recupero della barca che, da una parte, continua a danneggiare il reef, microsistema molto fragile, e dall’altra continua a subire colpi da parte del mare. Se non si troverà rapidamente il modo di portare via la barca dal reef per lo scafo non ci sarà speranza di riparazione.

Al momento sappiamo che la barca ha perso i due timoni e che fa acqua da poppa, ma se il mare monta e i frangenti iniziano ad arrivare sul reef, la situazione degenererà rapidamente.

A questo punto è lecito chiedersi com’è possibile. Come può accadere che una barca tecnologicamente avanza con a bordo una squadra di velisti super esperti, tra cui molti con alle spalle diversi giri del mondo, vada dritta contro un reef in una zona dove è palese che ci siano dei bassi fondali e dove questi sono regolarmente riportati sulle carte.

E’ difficile prendere in considerazione l’idea che il navigatore abbia sbagliato rotta. Sarebbe un’ipotesi inverosimile dal momento che il navigatore avrebbe dovuto condurre la barca per diversi minuti su una rotta di collisione con il reef senza che nessuno degli uomini dell’equipaggio si rendesse conto del macroscopico errore.

Quello che potrebbe essersi verificato è un grave errore nei dati forniti dai sistemi elettronici. Tali errori però devono avere una causa, causa che potrebbe essere ricercata nella formazione di qualche campo magnetico anomalo che si è venuto a creare per un determinato periodo di tempo che poi è andato a sparire.

Altra cosa che fa riflettere è che comunque, come si vede dalle fotografie scattate da bordo di Team Alvimedica accorsa per un eventuale soccorso sul luogo dell’incidente, intorno a Team Vestas Wind c’è terra visibile e chiunque naviga quando si trova vicino a una terra sconosciuta raddoppia l’attenzione e i controlli sulla carta.

E allora, perché a bordo di Team Vestas Wind nessuno ha dato l’allarme. Probabilmente la spiegazione è in un diabolico mix di eventi contingenti l’uno all’altro che, messi insieme, in quel determinato momento hanno permesso che si verificasse l’incidente. Una possibilità su un milione che al largo delle Mauritius ha trovato la sua realizzazione.

Il perché Team Vestas Wind sia andato contro un reef lo sapremo tra qualche giorno quando la Volvo Ocean Race sarà riuscita a fare un’analisi sull’accaduto e quindi a renderla pubblica.

Per il momento, ancora una volta, uomini che navigano a vela hanno dimostrato che la legge del mare è una sola e si chiama solidarietà.

Team Alvimedica, saputo dell’incidente e trovandosi a poche miglia di distanza da Team Vestas Wind, ha raggiunto il luogo del naufragio, ammainato tutte le vele e iniziato a incrociare a motore avanti e indietro a circa 1,8 miglia di distanza dal relitto, in una zona di acque profonde, pronta a recuperare le zattere di salvataggio del Team Vestas Wind.

Team Alvimedica è rimasta nell’area per buona parte della notte sino a quando la Guardia Costiera ha comunicato di aver preso a bordo del gommone tutti gli uomini di Team Vestas Wind.

Alcuni hanno scritto che in fondo i ragazzi di Alvimedica non hanno perso nulla, il soccorso in mare è previsto dalle regole della VOR e loro recupereranno il tempo perduto, ma noi non siamo d’accordo.

Una sosta di quel tipo significa perdere la concentrazione, abbassare la tensione che in regata è indispensabile e soprattutto rischiare che le condizioni meteo cambino. Noi crediamo che quanto fatto da Alvimedica sia comunque una cosa ammirevole e confermi come la maggior parte degli uomini di mare facciano della legge della solidarietà una regola inderogabile, cosa che a terra, purtroppo, in molti non riescono a comprendere.