
Non sembrano stanchi i due velisti, nonostante la grande fatica. “Penso – continua Dick – che il nostro livello di stanchezza lo misureremo nei prossimi giorni, perchè finora il nostro obiettivo è stato vincere e questo ci ha fornito il carubrante per andare avanti. Abbiamo gestito il sonno in maniera ottima. Loick è un grande personaggio e abbiamo trovato un buon equilibrio che ci ha permesso di tenerci sempre in forma”. Il velista transalpino compara inoltre questa regata a quella vinta nel 2008. “E' stata un'edizione – ha detto – più grande ad ogni livello. A partire da quello sportivo, con quattordici barche e tanti team spagnoli che si sono mostrati molto competitivi”.
Peyron racconta poi di qualche dissidio avuto durante il viaggio. “Beh – ha detto – ci può stare. Anche se non sono stati tanti. A volte ci siamo strillati addosso, ma poi abbiamo realizzato di aver fatto qualcosa di sbagliato. A volte abbiamo commesso qualche errore in contemporanea, e ci abbiamo addirittura riso sopra. Siamo due velisti molto complementari, ma inevitabilmente quando stai con una persona per tre mesi in uno spazio così ridotto può nascere un po' di tensione e possono emergere i lati negativi del carattere di ognuno. C'era comunque un obiettivo comune e questo ci ha spinto nel gestire al meglio questa situazione”.
L'ultimo pensiero è per i programmi futuri. “La mia vita è cambiata – ha raccontato Dick – quando nel 2002 ho partecipato al Vendèe Globe. Voglio vincerlo. Ho una buona barca, ora la conosco meglio e proverò a fare la regata della vita nella prossima edizione del giro del mondo per solitari. Questo occuperà la mia mente nei prossimi anni”. Di diverso avviso, invece, Peyron. “Non ho ancora detto – ha concluso – che voglio fare un altro giro del mondo. Nel caso, potrei farlo con la famiglia. Per i miei figli sarebbe un'emozione fantastica”.
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