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Nabys, il nuovo cantiere che costruisce la barche in legno

Nabys, questo il nome di un nuovo cantiere italiano che ha deciso di puntare sul legno per la costruzione di nuovi progetti di barche a vela da crociera sportiva

NSS
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Tornare a costruire barche, moderne, in legno potrebbe sembrare una fantasia fuori dal tempo e invece, con la nascita del nuovo cantiere Nabys tutto italiano, è una realtà.

Il nuovo marchio, locato in toscana, ha deciso di dedicarsi interamente al legno, iconico materiale che ha fatto la storia della navigazione.

Nabys è un nuovo marchio che si sta affacciando oggi nel mondo della nautica italiana e ha l’ambizione di portare avanti una costruzione definita in “composito ecologico”. Si tratta in pratica di un composito dove il legno la fa da padrone, ma viene stratificato insieme alla fibra di lino e in alcuni casi rinforzato col carbonio.

Nabys ha già presentato due progetti, il primo è un 10 metri, anzi 9,99 mt fuori tutto per l’esattezza, il Nab 10, disegnato dal progettista Antonio Cataldi con la collaborazione del design Team di Vismara che collabora con il cantiere.

Lo scafo del Nab 10 verrà realizzato in compensato di okumé rivestito di fogli di rovere. Per la solidità strutturale dello scafo, si utilizza un rivestimento in fibra di lino e resina epossidica biologica, invece che il tradizionale binomio fibra di vetro e resina poliestere. Il tutto unito a un design moderno da barca da crociera sportiva.

Il Nab 10 vuole collocarsi nel segmento dei performance cruiser, ovvero quelle barche in grado di offrire importanti comodità senza perdere delle buone caratteristiche di performance a vela.

Il Nab 12.50 RS nasce invece da un progetto in collaborazione tra Nabys, con l’Arch. Massimo Sabatini, e il team Vismara. Le linee si ispirano di più a quelle degli open oceanici, per una barca che resta da crociera ma che vuole essere decisamente veloce sull’acqua senza preoccuparsi dei regolamenti di regata.

Lo scafo è realizzato in cedro rosso del Canada e rinforzato con fibra di lino. La stessa fibra vegetale è usata anche per la coperta in cedro e compensato marino di okumé. Il tutto è poi impregnato esternamente con resina epossidica biologica.

L’idea del cantiere è quella di esplorare una via diversa rispetto ai soliti compositi che si utilizzano già nella nautica. Una via certamente più ecosostenibile, che potrebbe essere intrigante per chi cerca una barca meno “main stream” e più particolare.


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