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venerdì 27 novembre 2020

Sopravvive 13 mesi alla deriva in oceano su un 24 piedi

Josè è stato trovato su una piccolissima isola delle Marshall, è sopravvissuto per 13 mesi in oceano su di un 7 metri

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Ebon (isole Marshall - Micronesia) – Giovedì 30 gennaio due pescatori delle isole Marshall hanno avvistato un’imbarcazione di sette metri spiaggiata su di un’isoletta disabitata dell’atollo Ebon, uno dei tanti di cui è composto l’arcipelago e sono andati a vedere se qualcuno aveva bisogno di aiuto.

Sulla piccola barca hanno trovato un uomo di lingua spagnola in pessime condizioni, vestito solo di quello che rimaneva di un paio di bermuda. L’uomo era chiaramente denutrito e molto debole e aveva difficoltà a camminare.

I pescatori lo hanno subito soccorso e lo hanno portato nell’isola principale dell’atollo dove c’è un solo telefono e non esiste internet. Con grande difficoltà, dovute al fatto che nessuno sull’isola conosce lo spagnolo, gli abitanti locali hanno solo capito il nome del naufrago, Josè.

Josè, partito dal Messico nel settembre del 2012, con un amico era diretto a El Salvator a bordo di una barchetta di 7,30 metri. La barca dopo poco ha avuto un’avaria ed è andata alla deriva navigando per 8.000 miglia senza che mai nessuno la avvistasse.

L'amico di Josè purtroppo non ha resistito è morto diversi mesi prima del ritrovamento e lui è sopravvissuto catturando uccelli e tartarughe con le mani. Quando non pioveva e non riusciva a recuperare dell’acqua piovana da bere, beveva il sangue delle tartarughe che riusciva a catturare.

La storia ha dell’incredibile, oltre un anno in mezzo all’oceano su di una barca piccolissima. Burrasche, tempeste, freddo inteso, caldo tropicale, eppure Josè è sopravvissuto. Ora la sua storia andrà confutata, ma appare chiaro che quanto raccontato sia vero: la barca che è stata ritrovata sulla piccola isola era in condizioni pessime, lui stesso aveva difficoltà a camminare ed era evidentemente denutrito e l’isola dove si trovava era disabitata.

Sembra impossibile, ma nell’era dei satelliti, dove tutto è monitorato e ogni nave che naviga sugli oceani dispone di radar che guardano a decine di miglia di distanza, è ancora possibile perdersi in oceano per mesi senza che nessuno se ne accorga.

Questo è anche quello che sostengono i parenti dell’equipaggio del Nina, uno schooner d’epoca scomparso in oceano il 29 maggio. I parenti delle persone a bordo, sostengono che questi siano ancora vivi e alla deriva e chiedono con insistenza che le ricerca sospese molti mesi fa siano riprese.