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Day 87 - Ho sentito il ricognitore e ho capito di essere salvo

Il racconto dei due skipper che hanno vissuto la stessa avventura con esiti molto diversi

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Mentre Jean Pierre si gode il tributo dei suoi ammiratori che sono accorsi a Les Sables d’Olonne in massa per festeggiare quello che da tutti è considerato l’eroe della missione impossibile, in mare Jean Le Cam si è ripreso il suo quinto posto su Golding e ora si trova a circa 420 miglia da Les Sables d’Olonne. Mike Golding è appena dietro di lui. I due sono attesi a Les Sables d’Olonne per domani mattina.

Quando Jean Pierre è riuscito a mettere piede a terra e dopo aver soddisfatto le domande dei suoi ammiratori, si è seduto davanti ai giornalisti di tutta Europa e ha risposto alle nostre domande.

Come stai Jean Pierre?
Sto bene, molto bene, è una sensazione fantastica essere di nuovo in mezzo alle persone, essere a casa. Quando sei in mare per tanto tempo, ti dimentichi di quanto sia piacevole essere qui.

Cosa pensi della tua regata?
Sono felice di avercela fatta. E’ stata una grande avventura. Una regata in solitario di questo tipo è incredibilmente dura, sia fisicamente, sia psicologicamente. Sei solo, non puoi appellarti a nessuno, devi saper fare tutto quello che serve di fare. E’ dura, molto dura.

Quale è stato il momento in cui hai maggiormente temuto per la tua vita?
Quando ho perduto la chiglia. E’ stato un momento molto difficile. La barca faceva acqua, io dovevo riempire il ballast e farlo molto velocemente. Tutto poteva accadere in secondi. Lì ho avuto paura di non farcela. Ho avuto paura che la regata fosse realmente finita.

Ti sei fatto un idea del perché la tua chiglia ha ceduto?
Era una chiglia arrivata alla fine della sua vita. Avevamo fatto i nostri calcoli e credevamo potesse resistere ancora per un altro giro del mondo, come, in effetti ha fatto, salvo le ultime 2500 miglia. Cambiare chiglia è una cosa molto costosa e noi non ce la sentivamo di chiedere allo sponsor di tirare fuori altri soldi.

Come è andata in Galizia?
Gli Imoca 60 non sono barche semplici da portare e condurle vicino costa non è piacevole. Quella di fermarmi è stata una decisione dura, ma credo sia stata quella giusta. La cosa difficile è stata prendere la boa e fermare la barca. C’erano 35 nodi di vento, la barca è molto grande e tu sei solo, non è facile.

Durante la regata sei dovuto salire in testa d’albero?

Si e non è una cosa piacevole. Per andare su devi affidarti al tuo pilota automatico. Qualche volta in questi giorni ho pensato a cosa sarebbe successo se avessi perso la chiglia mentre ero in testa d’albero.


Sansò – Jevier Sansò, skipper di Acciona, è stato recuperato sabato notte da un elicottero EH101 delle squadre SAR portoghesi partito dalle Azzorre, dopo che domenica matitna la sua barca si era capovolta.
Dopo essere stato portato nella base di Aerea di Terceira e visitato dai medici che lo hanno trovato in buona salute, Sansò ha raccontato la sua avventura.

J.S. – è successo tutto molto velocemente. Domenica mattina, intorno a mezzogiorno stavo navigando di bolina con un vento di circa 20 nodi di NE. Avevo appena scritto un e-mail al quartier Generale della Vendée Globe dando la mia posizione e raccontando come il sistema energetico di Acciona stesse funzionando perfettamente, quando ho sentito un forte “bang” proveniente dalla barca. C’è stata una forte scossa, lo scafo ha tremato e poi ha sbandato violentemente gettandomi in mare. Dall’acqua ho visto la barca continuare ad andare avanti per un po’ molto sbandata e poi capovolgersi. Sono riuscito a nuotare sino allo scafo capovolto di Acciona e ad attivare l’autogonfiabile. Sono salito sulla zattera di salvataggio e sono rimasto lì tutto il pomeriggio sino a sera.

Ho passato la maggior parte delle ore a cercare di asciugarmi in qualche modo, ma nella zattera entrava in continuazione acqua e non c’è stato nulla da fare. L’autogonfiabile, portato dal vento e dalla corrente si è allontanato da Acciona prima che io potessi in qualche modo assicurarmi allo scafo.

Intorno alle 18 ho visto arrivare un ricognitore, ho lanciato i fumogeni e fatto dei segnali a mano. Quando ho capito che mi avevano visto, mi sono tranquillizzato, la macchina dei soccorsi era stata attivata, mi avevano trovato e dovevo solo aspettare che mi venissero a prendere.

Poco prima di mezzanotte ho sentito di nuovo il suono di motori che si avvicinavano, era un elicottero. Questo ha visto la barca e ha manovrato per girargli intorno, ma a quel punto io ero a circa due miglia dallo scafo ed era notte, una notte molto scura e avevo paura che dall’elicottero non mi vedessero. Ho acceso il mio ultimo segnale luminoso, fortunatamente il pilota mi ha visto subito e si è diretto verso la zattera. Il sommozzatore soccorritore si è gettato in acqua e ha nuotato verso di me. Dopo poco ero in salvo sull’elicottero.

Dal racconto di Sansò, si capisce che Acciona ha perso la chiglia e questo ne ha causato l’immediato capovolgimento. Jevier è stato meno fortunato di Jean Pierre Dick, il quale nella stessa situazione è riuscito a riempire immediatamente i ballast e manovrare per mettere la barca in sicurezza e impedirgli di capovolgersi.