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Coppa America, Inizia il sogno

Ottimo l'esordio di Luna Rossa alle World Series, ma adesso si inizia a fare sul serio con la selezione degli sfidanti. Chi si guadagerà il diritto di sfidare Team New Zealand nella finale dell'America's Cup?

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6,4 MB
data pubblicazione
19 gen 2021
ultimo aggiornamento
08 lug 2021
Autore
Matteo Penna
Coppa America, Inizia il sogno


L'antipasto sono state le regate delle World Series, la prima portata sarà la Prada Cup e il piatto finale la Coppa America. Se il pranzo sarà piaciuto ai commensali della grande comunità velica lo sapremo tra un po’, nel frattempo però l’anteprima che abbiamo già vissuto è stata ricca e ha coinvolto, e a tratti anche diviso, gli appassionati dell’America’s Cup.

Gli scettici sembravano molti, ma è bastato un paio di incroci con Luna Rossa davanti agli avversari, nelle prime notti passate davanti alle dirette delle regate finalmente in TV, per far tornare in mente antiche emozioni. Perché questa Coppa forse sarà meno umana di un tempo, non ci sono più le vele che si issano e si ammainano, ma è difficile rimanere indifferenti a una barca che corre con il tricolore a poppa. Una che ha un timoniere italiano, ed è stata costruita dalla Persico Marine, diventata un’eccellenza a livello internazionale delle costruzioni ad alta tecnologia applicate al mondo delle barche a vela.

L’esordio di Luna Rossa

Luna Rossa ha disputato delle ottime World Series, arrivando a un soffio, poco più di 10 secondi nella regata decisiva contro Emirates Team New Zealand, dal vincere l’evento preliminare che anche se non assegnava punti validi per la Coppa è stato molto poco “friendly”. Ha vinto tutte le regate contro gli inglesi di Ineos Team UK, si è imposta in una delle due regate contro American Magic e ha perso entrambe quelle con Team New Zealand.

Due sconfitte opposte quelle contro i kiwi: bruttissima la prima con oltre 3 minuti di distacco; di appena 12 secondi l’altra, dove per altro Luna Rossa è stata in testa per buona parte della regata e solo i capricci del vento dentro il golfo di Hauraki le hanno fatto mancare il colpaccio.

Luna Rossa si è dimostrata molto a suo agio nel vento leggero, grazie a un set di foil pensato per performare al meglio in queste condizioni, meno nel vento più intenso. Convince la formula del doppio timoniere, con James Spithill mure a dritta e Francesco Bruni mure a sinistra. Il siciliano è apparso sempre molto attivo anche nelle chiamate tattiche, dato che non esiste un vero tattico sugli AC 75, e a gestire la strategia nel caso di Luna Rossa sono i due timonieri e il randista Pietro Sibello.

La formazione con doppio timoniere sembra funzionale all’esecuzione di manovre con ottima velocità e pulizia, fondamentale su queste barche dove una caduta di pochi secondi dai foil significa centinaia di metri persi sull’acqua.

I foil

La scelta dei foil sarà il leitmotiv anche delle regate ufficiali della Prada Cup e della Coppa America, dato che i team devono dichiararli prima dell’inizio delle regate e non possono cambiarli tra un giorno in mare e l’altro. Una scelta cruciale che renderà poco fattibile l’opzione di appendici estreme, molto sbilanciate verso una determinata condizione di vento, favorendo invece i foil dai profili più allround, in grado quindi di rendere bene con un ampio ventaglio di condizioni.

Ogni team ha la possibilità di stazzare tre coppie di appendici, modificabili successivamente al 20%. Luna Rossa ne ha stazzati solo due, riservandosi quindi qualche sorpresa nell’ultima coppia, che mostrerà presumibilmente in occasione della Prada Cup, quando i punti in palio per le regate inizieranno a pesare sul serio. La scelta della forma delle appendici tra i vari team è stata abbastanza diversa, un elemento che, unito ai disegni molto eterogenei degli AC 75, lascia intendere quanto questa classe abbia riportato al centro l’importanza della progettazione, molto più che nelle edizioni targate Oracle.

Gli altri sfidanti

I giudizi sugli altri team al momento sono diametralmente opposti. Se American Magic è stata la sorpresa delle World Series, nonché l’unico sfidante in grado di battere i neozelandesi, mostrando performance solide e lasciando intuire importanti margini di miglioramento, gli inglesi invece sono stati una totale delusione.

Imbarazzante la situazione di Ineos Team UK, il team guidato dal cinque volte medaglia olimpica Ben Ainslie. L’AC 75 di sua Maestà non solo ha perso tutte le regate, ma non è mai stato in partita, mostrando enormi difficoltà a volare sui foil. Un problema frutto di scelte progettuali travagliate, con parte del design team che tra barca 1 e barca 2 è stato sostituito.

Non è ancora chiaro se il problema di Ineos fosse la forma dei foil, comunque non troppo dissimile da quella di Luna Rossa, o piuttosto il loro angolo di attacco, ovvero il punto in cui il braccio si va a inserire nello scafo determinando così l’angolo con il quale l’appendice entra poi in acqua. Un problema che gli inglesi cercheranno di risolvere per presentarsi alle regate della Prada Cup quanto meno in grado di volare costantemente sui foil, per poi sperare in una crescita rapida delle performance della barca grazie all’equipaggio stellare di cui dispongono.

Occorre sottolineare fra l’altro, che i 110 milioni di sterline di budget, di cui, si vocifera, dispongano gli uomini della regina, non li possiede nessuno degli altri team in regata in questa Coppa, con il defender che è addirittura il fanalino di coda in questa speciale classifica.

American Magic quindi dovrebbe essere, al netto della possibilità di vedere comunque riemergere gli inglesi dato i talenti e le forze a disposizione, lo sfidante più pericoloso per il cammino di Luna Rossa.

Il defender

I kiwi sono sembrati il solito mix di talento, fantasia, cattiveria agonistica e freddezza in acqua. Peter Burling al timone è ormai una stella della vela mondiale e la sua esperienza in 49er, classe olimpica acrobatica, appare decisiva a giudicare dalla facilità con cui il giovane neozelandese gestisce questo mostro di 75 piedi.

Emirates Team New Zealand ha tirato fuori dal cilindro la barca meno convenzionale, con scelte progettuali che sembrano una sintesi di tante soluzioni adottate dagli altri sfidanti. Bravi loro a cogliere il meglio da ogni progetto avversario oppure in ritardo gli altri team per capacità di sintesi?

Difficile dirlo adesso, lo sapremo solo nel mese di marzo. Il dato di fatto è che al momento i kiwi hanno perso una sola regata, quella contro American Magic, e hanno sofferto in quella con vento leggero contro Luna Rossa. Per il resto sono sembrati la solita corazzata. L’idea che possano migliorare ulteriormente, come è inevitabile che sia, non deve fare dormire sonni tranquilli a Max Sirena, a Therry Hutchinson e a Ben Ainslie.

Che Prada Cup e Coppa saranno

Con i nuovi AC 75 fare pronostici non è semplice. Non abbiamo infatti ancora conosciuto il comportamento di queste barche in un ampio ventaglio di condizioni, ma li abbiamo visti regatare in un range di vento che è andato dagli 8 ai 15 nodi.

Non sappiamo ancora cosa accadrà quando il vento salirà dai 18 nodi in su, fino a oltre i 20, situazione in cui si vocifera che queste barche siano addirittura in grado di infrangere il muro dei 50 nodi. Pare che Team New Zealand abbia toccato addirittura i 56 nodi, anche se la notizia sembra più qualcosa di ideato per mettere pressione sugli altri sfidanti. Di sicuro c’è da aspettarsi che le performance di American Magic e di Luna Rossa cresceranno in modo importante e saranno verosimilmente abbastanza omogenee, come già visto in occasione del doppio match delle World Series.

Resta l’incognita Ineos: se da un lato la ripresa degli inglesi farebbe bene allo spettacolo, dall’altro nessuno tra americani e italiani si augura realmente che Ben Ainslie trovi il bandolo della matassa.

Inglesi o meno, lo show sembra però già garantito, non è un caso che in acqua su queste barche ci sia il meglio della vela mondiale. Le partenze di bolina sono molto divertenti e combattute, si vedono assaggi di circling vecchio stile pur a velocità folli, anche se i soli 2 minuti di prestart lasciano un po’ di insoddisfazione negli amanti del match race puro.

I limiti del campo di regata, se da un lato piacciono poco perché limitano le scelte tattiche, dall’altro obbligano le barche a manovrare e ogni virata e strambata è l’occasione per l’avversario di recuperare decine e decine di metri, se non centinaia quando la manovra viene eseguita male.

Insomma la carne al fuoco sembra tanta e la sensazione è che la scintilla della passione del pubblico per questa Coppa America, in Italia, possa scoccare da un momento all’altro.


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