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Campi boa abusivi alle Isole Eolie

In redazione, dopo aver pubblicato sul nostro canale You Tube un video dedicato alla presa di gavitello girato alle Isole Eolie, sono arrivate diverse segnalazioni su campi boa non ottimali. Una in particolare ci ha colpito e ve la riportiamo in questo articolo

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In seguito al nostro video sulla presa di gavitello girato alle Isole Eolie sono arrivate molte segnalazioni di campi boa che non sembrano essere perfettamente in regola, tra queste, una ci ha colpito.

Ecco cosa ci scrive il nostro lettore.



Cari amici di SVN solovelanet, ho visto il vostro interessantissimo video sulla presa di gavitello. La boa che avete mostrato in video è una di quelle del campo boe di Filicudi alle Eolie, uno dei migliori e più curati dell’arcipelago, ma non tutti sono così.

Vi racconto la mia esperienza in un campo boe di Vulcano.
Siamo a metà luglio e sono in vacanza con la mia barca, un 50 piedi della Jeanneau. Insieme a me una barca di amici noleggiata da una società di Procida che ha la base anche a Portorosa. L’amico che avrebbe dovuto fare lo skipper due giorni prima di partire ha preso il Covid quindi la sua vacanza è saltata e se non avessimo trovato uno skipper sarebbe saltata anche quella dei miei amici.

Trovarne uno non è stato semplice perché di skipper in giro quest’anno non ce ne erano e neanche la società di charter è stata in grado di aiutarci, ma alla fine ce la facciamo e troviamo un ragazzo siciliano che conosce molto bene la zona.

Gli avevano annullato un charter il giorno prima della partenza perché i clienti si erano ammalati di Covid e l’intero equipaggio era in quarantena. Per evitare problemi lo chiameremo Antonio, un nome di fantasia. Antonio è molto simpatico e competente, la barca la porta bene. Non lo possiamo definire un grande lavoratore e se ha l’opportunità si siede e rimanda i suoi compiti ad un altro momento, ma conviverci è piacevole e questo basta.

Antonio conduce la barca dei miei amici e fa da guida, guida che accetto volentieri perchè io non conosco le isole siciliane. Ci porta a Lipari, Panarea, Stromboli, Salina, infine andiamo a Vulcano. Avevo notato una sua tendenza a consigliare sempre le boe anche quando, secondo me, si poteva stare in rada senza pagare nulla perché il fondale lo permetteva, ma non volevo storie, quindi pagavo la mia quota e prendevo la mia boa.

Quando però, all’ultima tappa, ovvero Vulcano, ci ha portato nella baia di Ponente dicendo che quello era l’unico posto riparato da levante, mi sono veramente arrabbiato.

Antonio aveva insistito per prenotare due boe. Quando siamo arrivati nella rada questa era piena di barche alla fonda. Il fondale era piatto, sabbioso e non superava mai i 5 metri. Sinceramente non capivo perché ci fosse bisogno della boa, la mia ancora su quel fondale avrebbe avuto una tenuta eccezionale.

Antonio dice che proprio perché ci sono molte barche è facile che le catene si intreccino tra loro e il giorno dopo sia difficile ripartire, non condivido, ma mi adeguo (90 euro di boa valgono ben la pena di mezz’ora di lavoro per sbrogliare una catena su di un fondale di 4-5 metri).

Entrati nella rada non vedo alcun campo boa. Questi solitamente sono segnalati da boe luminose che indicano alle altre barche che non possono dare ancora all’interno del campo, ma lì non solo non c’erano le boe luminose, ma neanche i gavitelli ai quali legarsi. Antonio chiama l’uomo delle boe che dice che sta arrivando, ma non arriva nessuno, lo richiama, stessa cosa. Mi sono stancato, dico ad Antonio che io do ancora, ma lui mi dice che l’uomo sta arrivando e che ormai abbiamo prenotato e non possiamo disdire, sembra aver paura del proprietario delle boe.

Lì per lì non capisco, ma quando pochi minuti dopo arriva il tipo con il suo gommone, comprendo, non è precisamente la persona dall’aspetto, raccomandabile.

Mi fa cenno di seguirlo. Vado. Mi fa fare una gincana tra le barche in rada e alla fine si avvicina a un bottiglia di plastica di quelle che contengono l’olio dei motori. Sotto la lattina di plastica c’è la trappa. Una cima vecchia e sfilacciata con una redancia finale all’interno della quale passa la nostra cima. Prende i suoi soldi, 90 euro (40 piedi o 50 , il prezzo è uguale) e se ne va, niente ricevuta, e neanche un grazie.

Dico a Antonio che quella mi sembra una truffa e che il campo boe è in regola tanto quanto io sono abilitato a fare l’astronauta. Antonio giura che non è vero, è un campo regolare e i corpi morti sono quello che servono per tenere barche sino a 60 piedi.

Non rispondo, metto in moto e do retromarcia. Il corpo morto fa resistenza, per un minuto, dopo di che la barca inizia a muoversi e va indietro. Alzo il numero di giri ed è come se il corpo morto non esistesse. Torno indietro, libero le cime da quella pseudo boa e do ancora, mi sento molto più tranquillo.

Antonio mi guarda contrariato mentre io mentalmente mi faccio il conto di quanti soldi prende dai proprietari dei campi boa come quello.

Gianni P.



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