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Il Tar della Puglia condanna le coste italiane

Con una sentenza, il Tar pugliese annulla il divieto assoluto di costruzione a meno di 300 metri dal confine del demanio marittimo

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Il proprietario di una villetta abusiva a picco sul mare davanti a Nardò, in Puglia, chiede il condono al comune. La costruzione è stata realizzata in spregio alla legge che impone il divieto assoluto di edificazione entro i 300 metri dal confine del demanio marittimo. Il comune, quindi, sulla base della legge, non concede il condono, ma l’uomo non si da per vinto e il suo avvocato, nel 1994, fa ricorso al Tar di Lecce.
Ieri, dopo, diciotto anni, arriva la sentenza: concedere o no il condono è nelle priorità del comune, il quale può decidere in un senso o nell’altro, dopo aver valutato l’impatto della costruzione, sul territorio.

La sentenza scaturisce, dall'entrata in vigore del piano urbanistico per il paesaggio, della Regione che prevede la possibilità di modifiche al territorio.

Nella sentenza è stata messa, infatti, in evidenza la transitorietà del vincolo indicato dal Comune e ormai decaduto, stabilendo che, in tutti i casi di richiesta di condono riguardanti abitazioni che ricadono nella fascia dei 300 metri, il Comune deve in primis valutare la compatibilità paesaggistica dell'intervento. Spetta quindi ora all'ufficio tecnico neretino, fare le sue valutazioni e decidere se rilasciare o meno al proprietario l'agognata sanatoria.

Ora si teme che dalla sentenza possa scaturire una nuova ondata di abusi edilizi sulle coste pugliesi.


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