Nei prossimi mesi il Protocollo sarà adottato dalle Amp delle Cinque Terre, Capo Carbonara (Villasimius), Penisola del Sinis, Isole Ciclopi, Secche di Tor Paterno, mentre Portofino, Isola di Bergeggi e Isole Pelagie lo recepiranno solo parzialmente.
Troppo poco, secondo le due associazioni che rappresentano nautica e salvaguardia ambientale, per considerare il progetto concluso con successo. “Il perdurare di differenti applicazioni dei regolamenti da parte delle Amp – ha detto Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina – implica una difficoltà da parte dell’utenza a conoscere le norme e rispettare le riserve stesse. Peraltro il diporto è in grado di generare valori economici significativi in termini di gestione, utilizzo e occupazione, creando un considerevole indotto turistico sul territorio, anche per quello protetto”.
Sulla stessa linea d’onda si è mostrato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente. “In questi anni – ha dichiarato – abbiamo dimostrato che la nautica da diporto ben gestita può tranquillamente operare nelle Aree marine protette. C’è però un evidente ritardo normativo nel comparto e da tempo ne chiediamo l’adeguamento ai vari ministri che si sono succeduti negli ultimi anni. Lavoreremo ancora perchè la prossima stagione veda l’approvazione dei nuovi regolamenti nel maggior numero di aree protette, per il bene dell’ambiente e dell’industria italiana di qualità”.
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