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Il Giappone sfida la corte dell’Aja

Il governo giapponese ha fatto sapere che non rinuncerà alla caccia alle balene a “scopi scientifici”

NSS
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Tokyo (Giappone) – Il Giappone non ha intenzione di rispettare la sentenza della corte internazionale dell’Aja emessa il mese scorso dove il paese del sol levante veniva condannato per la sua attività di caccia alla balena dietro il paravento degli scopi scientifici.

La corte internazionale ha intimato al governo del paese di sospendere l’attività ritenuta ingiustificata, ma per una questione di immagine, e di interessi di poche famiglie molto potenti armatrici delle flotte baleniere, il governo nipponico non ha intenzione di obbedire.

Il ministro della pesca Yoshimasa Hayashi ha reso noto che sarà presentato un nuovo piano all'International Whaling Commission (Iwc) sulla caccia a "fini scientifici" e che questa proseguirà anche quest’anno nell’Oceano Pacifico.

La caccia alla balena, largamente sovvenzionata dal governo, rappresenta ormai da anni una perdita economica per il paese. Anche da un punto di vista culturale è una pratica che ha poco senso, la maggior parte dei giovani non amano la carne di balena che ha un sapore troppo forte, solo un ristretto numero di anziani ancora ne mangia.

Il problema è che le flotte di navi per la caccia alla balena sono difficilmente convertibili per altri scopi e le società armatrici, in mano a poche famiglie molto potenti politicamente, fanno pressione sul governo perché questo non cessi la caccia.

I Pirati Verdi, sono pronti a inviare di nuovo le loro navi nel Pacifico e continuare con le loro azioni eclatanti per non far mai dimenticare che una sola nazione, a causa di un piccolo gruppo di potere, sta facendo scempio di una specie a rischio quale le balene che è patrimonio dell’intera umanità.


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