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Coppa America ad alta tensione: il comunicato al vetriolo di Team New Zealand

Il miliardario Mark Dunphy pronto a finanziare Team New Zealand e la prossima coppa ma vuole la testa di Grant Dalton. Furiosa la reazione dei fedelissimi del boss

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In Nuova Zelanda l’organizzazione della prossima Coppa America è ormai diventata un caso, non solo nazionale. Più tesa di così la situazione dentro il defender Team New Zealand era difficile che lo fosse. Mentre il Team sta affannosamente cercando di trovare una sede all’estero, dopo avere ritenuto insufficienti i circa 60 milioni di dollari offerti dal Governo, con un annuncio atteso nel giro di poche settimane, sulla squadra è piovuto quello che potremmo definire come un ‘fuoco amico’.

Il miliardario del settore petrolifero Mark Dunphy, Greymouth Petroleum, si è detto pronto a finanziare l’organizzazione della prossima Coppa America ad Auckland, ma a una condizione: deve cadere la testa del CEO Grant Dalton, reo di ‘flirtare’ con altre sedi diverse da Auckland.

Il grande capo dei kiwi, se è vero che in Nuova Zelanda non è amato come un tempo, è però uno dei “Mostri sacri” della vela, erede di Sir Peter Blake, per questo motivo la replica ufficiale di Team New Zealand non si è fatta attendere, tramite un comunicato ufficiale durissimo che riportiamo in larga parte.

“Questa dichiarazione è in risposta all'appello di Mark Dunphy di Greymouth Petroleum affinché Grant Dalton si dimetta da CEO di Emirates Team New Zealand. Come membri di Emirates Team New Zealand alcuni di noi fanno parte di questo gruppo da molto tempo, incluso Dalton.

Abbiamo sperimentato il bene e il male, le vittorie e le sconfitte…e questo ci rende ben qualificati per dire chi pensiamo sia il migliore per guidare questo team a difendere e vincere la 37a America's Cup.

L'ipotesi che come team accettassimo la partenza di qualcuno come Dalts, che ha fatto molto e dato più di quanto si possa immaginare a questo team, al nostro paese e ad altre persone, è sbalorditiva.

Dopo una sola telefonata con Dalts e il rifiuto di incontrare la direzione o il consiglio di ETNZ, secondo noi il signor Dunphy ha offeso pubblicamente la nostra squadra. Inoltre, ha denigrato l'assoluta dedizione e l'impegno che Dalts ha mostrato senza sosta dal 2003, quando ha preso in mano la gestione di quelle che erano le ceneri di un team sconfitto, per ricostruirlo fino a diventare il team di Coppa America di maggior successo nella storia moderna con il nostro orgoglioso yacht club, il Royal New Zealand Yacht Squadron.

Se c'è qualcuno che ha dimostrato di poter raccogliere fondi per il team, quello è Dalts. Per mantenere il team a galla negli ultimi 18 anni ha raccolto più di 500 milioni di dollari in sponsorizzazione…Naturalmente, Dalts non pretende di aver fatto questo da solo, ma quello che ha fatto è sfruttare la forza della squadra. Qualcosa che il denaro non può comprare e qualcosa che il signor Dunphy ha chiaramente sottovalutato…

Nessun da solo ha mai vinto l'America's Cup. Non c'è mai posto in questo team per individui che agiscono con interessi personali prima di mettere al primo posto il team, i loro compagni di squadra e l'unico obiettivo di vincere l'America's Cup - non importa dove sia.

Il nostro 'Team New Zealand' è il nostro team, con Dalts al centro. Lui è il motore principale delle prestazioni del team e in questo momento le azioni del signor Dunphy stanno compromettendo le nostre priorità per vincere la 37a America's Cup…Per essere chiari, per quanto ci piacerebbe correre ad Auckland, preferiremmo vincere con orgoglio sventolando la bandiera della Nuova Zelanda…ovunque a livello internazionale piuttosto che minare la struttura di una squadra vincente e affrontare la sconfitta ad Auckland.

Nessuno di noi vuole un nuovo 2003…Il signor Dunphy non ha mostrato alcuna trasparenza o dialogo con il team e non ha in alcun modo offerto garanzie di un processo che permetterebbe una difesa di successo della 37a America's Cup che ancora una volta rimane il nostro unico obiettivo, insieme al rapporto con la nostra gente - senza di loro, non saremmo nulla.”

Parole durissime, forse mai ascoltate prima in America’s Cup soprattutto perché si tratta di una querelle tutta interna a un team, anzi a una nazione.

La Coppa rischia seriamente di uscirne danneggiata, la speranza è che i kiwi ancora una volta riescano a tenere la barra dritta e arrivare a una sintesi per l’organizzazione dell’edizione numero 37.


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