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I segreti dei foil di Hugo Boss, l’Imoca 60 Alex Thomson

Hugo Boss, l'Imoca 60 di Alex Thompson
Un primo piano dei foil di Hugo Boss
Hugo Boss in banchina

A meno di due settimane dalla partenza del Vendée Globe tutti gli occhi sembrano puntati su Hugo Boss, l’Imoca 60 di Alex Thomson

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Chi vincerà il prossimo Vendée Globe? La domanda a meno di due settimane dalla partenza dell’8 novembre è ormai un argomento di attualità e il mondo velico non francese sembra essersi schierato dalla parte del britannico Alex Thomson e della sua Hugo Boss.

Con ben 8 barche di ultimissima generazione sulla linea dello start è difficile fare un pronostico realistico, anche perché di per se il Vendée Globe è una regata dove i pronostici spesso saltano pochi giorni dopo la partenza.

Sono troppe le variabili in gioco: le collisioni con gli ufo, la tenuta del mezzo, la tenuta fisica e mentale dello skipper, la fortuna.

Hugo Boss, l’Imoca 60 di Thomson, è tra i favoriti non solo per una questione di ‘tifo’, ma anche perché sembra essere quello con il design più “estremo” e, a detta dei più informati, potrebbe essere la barca più veloce della flotta.

Hugo Boss è stata progettata dallo studio VPLP in collaborazione con lo stesso skipper. Oltre alla scelta per la cellula abitativa della barca, che si estende fino a poppa, e a quella dei volumi di prua che ricordano quasi il muso di una Formula 1, Hugo Boss colpisce per la forma dei foil.


Le appendici
di Thomson sono molto più grandi e profonde rispetto a quelle degli altri Imoca, affilate, di forma rotonda e senza spigoli. Il team progettuale sembra avere scelto una strada diversa rispetto a quella imboccata dagli altri Imoca.

Le altre barche di ultima generazione montano dei foil a spigolo o con un leggero “ginocchio”, con una forma che ricorda vagamente una L. Hugo Boss invece ha dei foil praticamente a forma di C.

Il motivo di questa scelta sembra essere quello della ricerca della maggiore stabilità possibile in fase di foiling, con la profondità accentuata che limiterà il rischio che l’appendice si avvicini alla superficie dell’acqua.

Quando questo avviene il profilo della deriva “aspira” aria, va in ventilazione e attorno alla deriva si crea una bolla che la fa andare in stallo, con la conseguente caduta violenta dai foil. Più l’appendice è immersa, più sarà efficiente.

Ovviamente più il foil è immerso più avrà resistenza idrodinamica, per questo motivo probabilmente sono stati eliminati gli spigoli al fine di ottenere una forma che tagli il fluido nel modo più naturale possibile, anche a costo di rinunciare a parte dell’effetto anti scarroccio generato da uno spigolo.

Sono questi i segreti di Hugo Boss? Presto per dirlo anche se già nella discesa dell’Aliseo Atlantico le velocità delle barche potrebbero darci una risposta.