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Vendée Globe: l’arrivo di Beyou apre la riflessione

Il Vendée Globe e una riflessione sui nuovi Imoca che il pubblico tradizionale non ama, ma i numeri dicono che i nuovi foiler, al netto delle fragilità e del regolamento da rivedere, hanno dominato il giro del mondo

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L’arrivo di Jèrémie Beyou con Charal, uno dei grandi “delusi” del Vendée Globe, che da favorito per la vittoria si è trovato a fare un giro del mondo in ritardo di oltre una settimana per un’avaria tecnica dopo i primi giorni, apre il momento della riflessione sui nuovi Imoca, le barche del Vendée.

Beyou ha chiuso con il tempo di 89 giorni 18 ore 55 minuti 58 secondi, ma considerato il rientro a Les Sables e la successiva ripartenza, con 9 giorni persi, il suo tempo netto sul giro del mondo è di circa 80 giorni, quindi in linea con quello delle barche da podio. E chissà che regata sarebbe stata anche con Charal a lottare per la vittoria.

Il momento della riflessione riguarda gli Imoca di ultima generazione, come Charal, Hugo Boss, Apivia e gli altri.

Barche spettacolari nei photo shooting in Bretagna, capaci di planare per ore a oltre 25 nodi di media quando navigano con mare poco mosso e vento medio.

Le cose cambiano quando gli Imoca foiler incontrano il mare corto, anche con periodi di onda da 8 secondi come raccontato da molti, nel grande Sud.

Lì tutti gli skipper rimasti in regata con Imoca di ultima generazione sono stati costretti a rallentare. Con mare corto, quando queste barche decollano sui foil, si vanno a “schiantare” sull’onda successiva con rischi devastanti per le strutture.

Questo problema di fatto non è mai stato risolto dai progettisti ed è la causa di molte avarie strutturali e delle preoccupazioni degli skipper. Impossibile potere andare al 100% con questi Imoca quando le condizioni sono di mare disordinato.

Una situazione che ha fatto sorgere dubbi su questa tipologia di barche impiegate su un giro del mondo. I dubbi però vanno verificati con i dati.

Se è obiettivo il dato che gli Imoca di ultima generazione si sono rivelati non perfetti per una regata come il Vendée Globe è altrettanto vero che queste barche hanno nettamente dominato la regata.

L’ultima volta che un Imoca no foil è stato in testa a questo Vendée Globe è stato a metà novembre, per il resto la leadership dei foiler non è mai stata veramente messa in discussione.

Nelle transizioni da un sistema meteo all’altro i foiler sono stati mediamente sempre più rapidi rispetto al resto della flotta, anche se in questo Vendée Globe il meteo ha spesso fatto esaurire le fughe con ampie zone anticicloniche piazzate sulla rotta che hanno favorito i recuperi di chi arrivava da dietro.

Negli alisei non c’è stata storia sotto l’aspetto delle velocità. Le medie dei foiler sono state sempre 2-3 nodi superiori nella discesa e nella risalita dell’Atlantico lungo gli Alisei. In quella fase Dalin, Burton, Bestaven e gli altri skipper con barche a foil hanno fatto la differenza.

Osservando le miglia percorse e le medie di velocità sul giro di Dalin (primo arrivato sul traguardo ma secondo sul podio), ha percorso oltre 1000 miglia in più del più veloce degli Imoca no foil, ovvero quello di Damien Seguin.

La media di velocità generale è a favore di Dalin, anche se non di molto (poco oltre mezzo nodo, mentre il gap è decisamente più ampio sulle velocità di punta n.d.r.), ma a colpire è la capacità dei foiler di spostarsi velocemente nelle transizioni, che è ciò che gli consente di poter fare miglia in più per avere un vantaggio strategico, mentre gli altri Imoca per contenere i distacchi hanno sempre dovuto scegliere le rotte più brevi.

Ciò significa avere una barca che, nel caso dei foiler, ti consente un vantaggio strategico non da poco.

All’arrivo l’unico a esprimersi contro i foiler è stato il “colorito” Jean Le Cam, che non li vede come molto adatti alle regate oceaniche e li considera troppo costosi rispetto al vantaggio che offrono.

Un’opinione al momento minoritaria all’interno della classe Imoca, come confermato dallo stesso Kevin Escoffier, lo skipper di PRB salvato da Le Cam, che nonostante il suo incidente considera i foiler come il futuro del Vendée Globe e degli Imoca.

Molto probabilmente il regolamento verrà però rivisto, con un limite alla misura dei foil e nuovi parametri di robustezza per gli alberi, che con queste barche volanti rischiano di diventare il “fusibile” del sistema.

Foil un po’ più piccoli, alberi più sicuri, e forse qualche accorgimento per consentire anche alla poppa di sollevarsi dall’acqua potrebbero essere le soluzioni per risolvere alcune delle fragilità di queste barche.

La strada della classe Imoca, nonostante tutto, appare comunque decisamente pro foil.


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