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mercoledì 25 novembre 2020

Affondata in meno di due minuti

Brutta avventura per un gruppo di inglesi in Nuova Zelanda

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Kaikoura, New Zeland – Il primo di gennaio un gruppo di pescatori sportivi si è imbarcato su di una barca a motore a noleggio che li avrebbe portati a pescare poco lontano dalla costa. Arrivati sul luogo di pesca, circa 3 miglia al largo, il gruppo ha iniziato a pescare, ma l’allarme della pompa di sentina ha suonato quasi subito e Vic Foster, skipper e proprietario dell’imbarcazione, non ci ha fatto molto caso, perché succedeva piuttosto spesso che la pompa partisse.

Ma dopo un po’ che Vic aveva spento la pompa questa è ripartita di nuovo e quando poi, è rientrata in funzione per la terza volta consecutiva, lo skipper ha iniziato a preoccuparsi e ha controllare da dove stesse arrivando l’acqua, senza risultato.

L’unica cosa certa era che la poppa si stava abbassando sempre più e da quel momento a quando la barca è affondata, sono passati meno di due minuti.

“Quando ho capito cosa stava accadendo – racconta Vic Foster – sono corso alla radio per lanciare il mayday, ma non ho fatto in tempo a dire due parole che la radio si è spenta, quindi sono sceso a prendere i giubbotti che ho lanciato ai ragazzi sul ponte gridandogli di buttarsi in acqua. Non avevo finito di tirarli fuori che la barca è andata giù con me dentro. E’ stato un brutto momento – continua lo skipper – mi sono sentito in trappola ma per fortuna ho trovato subito l’uscita.”

Quando Foster è emerso, ha trovato 4 dei 5 pescatori in acqua. “Ho pensato che il quinto fosse ancora sotto, ma poi l’ho sentito chiamarmi, era poco distante da noi, alle mie spalle”.

I sei uomini erano in acqua e Foster non era riuscito a lanciare il mayday e l’Epirb stava nel cassetto del tavolo da carteggio della barca, ormai a qualche decina di metri sott’acqua.

“La situazione si metteva male - dice Vic ai giornalisti che lo hanno intervistato quando lo hanno riportato a terra – nessuno sapeva che stavamo lì in mezzo al mare contando solo sui nostri giubbotti di salvataggio. Abbiamo visto una barca, abbiamo gridato e cercato di attirare l’attenzione di chi era a bordo, ma questi non ci hanno visto. Uno di noi mi ha detto che sarebbe andato a terra a nuoto a chiedere soccorso, ma io da prima mi sono opposto, poi, quando un piccolo aereo ci ha sorvolato e non ci ha visto, ho accettato che l’uomo cercasse, quanto meno di raggiungere la barca che vedevamo ferma all’orizzonte”.

L’uomo ha raggiunto la barca e dato l’allarme, ma quando questa è arrivata dai naufraghi, non ha potuto imbarcare solo 3 di loro, lasciando gli altri 3 in acqua ad aspettare i soccorsi e in Nuova Zelanda gli squali non sono una rarità.

“Eravamo in acqua e vedevamo la barca allontanarsi – racconta Foster – continuavamo a guadarci intorno piuttosto preoccupati. Non sono stati momenti facili. Poi è arrivata la motovedetta della Guardia Costiera e ci ha recuperato. Siamo stati felicissimi di mettere i piedi sul ponte della barca.”

Durante un incontro con la stampa locale, dopo il salvataggio, Foster ha fatto il mea culpa. “La prossima volta che salirò in barca, l’Epirb sarà in pozzetto, pronto a essere lanciato in mare, così come i giubbotti salvagente e farò molta più manutenzione alla mia barca.”