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Naufraga dopo aver ritrovato un tesoro misterioso, per la polizia risultava morto

Un uomo su un gommone ha fatto naufragio vicino Montecristo, era armato di piccone e mappa e dice di avere trovato un tesoro, mesi fa aveva inscenato il suo omicidio in Albania

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Livorno - Se non fosse tutto vero potrebbe trattarsi della trama di un romanzo, magari scritto da Alexandre Dumas. L’incredibile storia che vi raccontiamo inizia con il più classico dei naufragi, avvenuto tra l’isola del Giglio e Montecristo: il mare grosso che frange, un gommone di cinque metri che a fatica risale le onde. Poi il motore si spegne, non riparte più, il gommone va alla deriva verso gli scogli e il suo unico passeggero è costretto a chiamare i soccorsi.

Fin qui sarebbe la normale storia di una navigazione imprudente con mare impegnativo non finita per il meglio. Ma ecco il colpo di scena: il conducente del gommone è un uomo che dovrebbe essere morto da mesi.

Si tratta dell’imprenditore Davide Pecorelli, di 45 anni, da San Giustino in provincia di Perugia, dato per morto 8 mesi fa in Albania. O meglio così sembrava inizialmente.

La sua macchina era stata ritrovata bruciata con resti di ossa al suo interno. L’uomo, con documenti falsi, aveva noleggiato il gommone sull’Isola del Giglio dove aveva anche pernottato prima di ini-ziare la sua navigazione.

Ma i colpi di scena non finiscono qui: armato di piccone, mappa e altri strumenti per scavare, ha dichiarato agli inquirenti di avere ritrovato il tesoro dell’Isola di Montecristo. E per quanto riguarda la sua finta morte l’uomo ha dato una spiegazione, nel corso di una lunga dichiarazione rilasciata al programma Rai La Vita in Diretta.



Sarebbe stato inseguito dai creditori: “Ero deciso a suicidarmi, sono andato a confessarmi da un prete, che mi ha detto che poteva darmi delle ossa da mettere nella macchina per dare fuoco a tut-to…mi ha ospitato in una comunità a Medjugorie per 8 mesi. Il capo di questa comunità mi ha informato del tesoro di Montecristo” ha raccontato Pecorelli al programma Rai.

Ma la sua ricostruzione va oltre, dato che Pecorelli sostiene di avere trovato veramente il tesoro sull’isola: tre grosse casse contenenti 250 kg di oro in monete da 5 grammi, indicando anche Cala Fortezza e Cala Corfù come luoghi del ritrovamento.

Sostenendo addirittura di avere le fotografie che documentano il tutto e di averle consegnate alla Procura. Peccato però che diversi giornali albanesi abbiano pubblicato delle fotografie che ritraggono più volte Pecorelli a Valona, nell’Albania meridionale, in atteggiamento più vacanziero che da fuggitivo e a quanto pare conosciuto in quei luoghi sotto falso nome.

Non ci sarebbe traccia al momento del suo soggiorno a Medjugorie.

Sullo sfondo della vicenda ci sono anche i problemi finanziari dichiarati da Pecorelli, che ha ammesso di avere inscenato l’omicidio in Albania perché inseguito dai creditori. Finto omicidio che non aveva mai convinto fino in fondo gli inquirenti, che avevano continuato a cercarlo e nelle ultime settimane erano sulle sue tracce dopo avere intercettato delle telefonate e a causa di movimenti ban-cari sospetti.


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