lunedì 20 maggio 2024
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Baleari: rischio esodo degli armatori per nuova tassa sui beni di lusso

Tassa sui beni di lusso alle Baleari: rischio esodo degli armatori. Associazioni imprenditoriali si oppongono, propongono alternative per evitare pesanti ripercussioni sull'economia locale

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Il parlamento delle Isole Baleari ha approvato la proposta di valutare una tassa sui beni di lusso, comprese le imbarcazioni, presentata dalla deputata di Més per Mallorca Joana Aina Campomar.

L’iter legislativo non è ancora concluso quindi non si conosce ancora l’importo della tassa, ma le associazioni imprenditoriali dell’arcipelago spagnolo, compreso il settore nautico, si oppongono all'iniziativa poiché temono che questo possa provocare un esodo di imbarcazioni verso altre località, anche all'interno della stessa Spagna.

Per giustificare la sua proposta, Més per Mallorca sostiene che la tassa sarebbe utile per sostenere i servizi pubblici e a ridistribuire la ricchezza, alla luce dell'aumento delle disuguaglianze causato dalle ultime crisi economiche

Gli ha risposto il CAEB, la confederazione delle associazioni di imprese delle Baleari, che ha evidenziato come l’applicazione di questa tassa provocherebbe un prevedibile esodo di imbarcazioni verso altre località, anche della stessa Spagna, distante poche miglia, perché si tratterebbe di un’imposta locale e non nazionale.

Il CAEB, la confederazione delle associazioni di imprese delle Baleari, ha evidenziato come l'applicazione di questa tassa potrebbe avere pesanti ricadute sull'economia locale. Questa provocherebbe un prevedibile esodo di imbarcazioni verso altre località, anche della stessa Spagna, distante poche miglia, perché si tratterebbe di un’imposta locale e non nazionale.

Le ripercussioni si avrebbero in particolare sulla cantieristica, dato che molte barche si spostano nell'arcipelago per i lavori di riparazione e manutenzione, generando lavoro per le aziende dell'indotto.

Impossibile non pensare a quanto accaduto negli anni scorsi in Italia, sia con la famigerata “legge Soru” del 2006 che imponeva una tassa di stazionamento a chi navigava nelle acque sarde, sia con la tassa di possesso introdotta dal governo Monti nel 2012 che spinse molti proprietari di imbarcazioni a spostarsi in Francia o in Croazia.

Entrambe le leggi sono esempi di come le tasse sulle imbarcazioni possano avere esiti negativi, con un gettito effettivo inferiore alle previsioni e pesanti ricadute sul tessuto economico delle località turistiche.

Secondo Andy Halcón, vicepresidente dell’Associazione degli impianti nautici delle Baleari, la nautica da diporto rappresenta il 69% delle entrate nelle aree gestite dall'Autorità portuale dell’arcipelago.

In Spagna, i residenti devono già pagare un'imposta di immatricolazione sulle imbarcazioni pari al 12% del valore, ma una tassa locale sulle imbarcazioni potrebbe spingere i proprietari a spostarsi in altre località.

Ovviamente nulla da eccepire sui buoni propositi di una migliore redistribuzione della ricchezza e sul sostegno alle categorie sociali in difficoltà. Conti alla mano, però, rischia di risolversi tutto in un boomerang.

Sarebbe interessante esaminare con attenzione le possibili alternative alla tassa sui beni di lusso per valutarne l'impatto sull'economia e sulla società delle Baleari. Inoltre, sarebbe importante valutare come il gettito derivato dalla tassa sarebbe distribuito tra i servizi pubblici e il sostegno alle categorie sociali in difficoltà.

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