
Un velista canadese di 74 anni è stato salvato nel Pacifico settentrionale dopo essere rimasto senza albero, senza motore e con una lesione alla spalla a bordo della sua barca a vela di 29 piedi. Il recupero è avvenuto il 26 maggio 2026, a quasi 500 miglia dalla costa dell’Oregon, grazie al coordinamento della U.S. Coast Guard e all’intervento della nave da crociera Silver Whisper, che ha deviato dalla propria rotta per raggiungere l’imbarcazione in difficoltà.
Il caso è significativo non solo per la distanza dalla costa e per le condizioni del mare, ma anche per il ruolo avuto da un sistema nato nel 1958 e ancora oggi centrale nei soccorsi in oceano: AMVER, acronimo di Automated Mutual-Assistance Vessel Rescue. Si tratta di una rete volontaria, sponsorizzata dalla Guardia Costiera statunitense, che permette ai centri di soccorso di individuare le navi commerciali presenti in una determinata area e chiedere il loro intervento quando un mezzo in difficoltà si trova lontano dai soccorsi tradizionali.
La barca disalberata durante la traversata dalle Hawaii al Canada
Il velista stava navigando in solitario da Hilo, alle Hawaii, verso Vancouver, in Canada. Secondo la Coast Guard, aveva già completato quella traversata in passato e disponeva a bordo di dotazioni essenziali, tra cui acqua, cibo, giubbotto di salvataggio, zattera e un comunicatore satellitare portatile. Proprio questo apparato ha permesso di stabilire un contatto con i soccorritori e di seguire la posizione della barca durante l’emergenza.
La barca, identificata dalla Coast Guard come Alice e indicata da alcune fonti anche come April Alice, è stata colpita da condizioni meteo impegnative, con venti di burrasca e onde stimate intorno ai 30 piedi. In quelle condizioni ha perso l’albero e il motore è diventato inutilizzabile. A bordo il velista aveva riportato una lesione alla spalla, elemento che rendeva ancora più complessa la gestione autonoma della situazione.
Il soccorso coordinato dalla Coast Guard e l’arrivo della Silver Whisper
Una volta ricevuta la segnalazione dal Joint Rescue Coordination Center di Victoria, in Canada, la U.S. Coast Guard ha avviato l’operazione dalla propria struttura del Northwest District. Vista la distanza dalla costa, il recupero con elicottero non era praticabile. È stato quindi inviato un aereo C-27J Spartan da Sacramento, con il compito di raggiungere l’area, valutare le condizioni del mare e della barca e mantenere un controllo dall’alto durante il coordinamento del soccorso.
Nello stesso momento è stato attivato AMVER. Il sistema ha consentito di individuare una nave in grado di arrivare sul punto dell’emergenza: la Silver Whisper, nave da crociera della compagnia Silversea, che stava navigando verso Vancouver. La nave ha deviato di circa 120 miglia dalla rotta prevista per raggiungere il velista. Un secondo C-27J è stato poi impiegato per fornire supporto nelle comunicazioni e nella supervisione dell’operazione.
Il recupero non è stato una semplice manovra di affiancamento. Secondo le ricostruzioni disponibili, la Silver Whisper ha dovuto avvicinarsi con cautela alla piccola barca a vela, in un mare ancora formato. L’equipaggio è riuscito a trasferire il velista a bordo della nave, dove il team medico gli ha prestato assistenza fino all’arrivo a Vancouver.
AMVER, il sistema che collega navi e soccorsi in oceano
Il dato tecnico più interessante della vicenda riguarda proprio AMVER. Il sistema non sostituisce gli apparati di emergenza di bordo, né il ruolo dei centri di soccorso, ma crea un collegamento operativo tra chi coordina l’emergenza e le navi che si trovano già in mare. In oceano, dove le distanze rendono spesso impossibile un intervento rapido da terra, la nave più vicina può essere una portacontainer, una petroliera o, come in questo caso, una nave da crociera.
AMVER nasce alla fine degli anni Cinquanta come sistema di segnalazione per le navi mercantili nel Nord Atlantico. Con il tempo è diventato una rete globale. Le navi partecipanti comunicano i propri piani di navigazione e aggiornano la posizione, permettendo ai centri SAR di sapere quali unità possono essere coinvolte in caso di emergenza. È una tecnologia nata in un’altra epoca, ma ancora utile perché risponde a un problema rimasto attuale: in mare aperto la prima assistenza può arrivare da chi si trova già vicino.
La vicenda del velista canadese mostra anche l’importanza della preparazione nelle navigazioni d’altura. Non è stata la sola presenza di una nave nelle vicinanze a rendere possibile il salvataggio, ma la combinazione tra esperienza, dotazioni di bordo, comunicazione satellitare e coordinamento dei soccorsi. Senza la possibilità di comunicare la propria posizione e restare in contatto con la Coast Guard, l’intervento avrebbe avuto margini più stretti.
Per chi naviga lontano dalla costa, il caso ricorda quanto il soccorso in mare non sia mai affidato a un solo elemento. Conta la barca, contano le dotazioni, conta la capacità di chiedere aiuto e conta anche una rete internazionale costruita per mettere in relazione navi, autorità e persone in difficoltà. In questo caso, una tecnologia nata quasi settant’anni fa ha permesso a una nave moderna di raggiungere un velista solo, ferito e senza possibilità di governare la propria barca.
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