martedì 14 luglio 2026
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Atlantide esiste davvero? 5 città sommerse che il mare ha conservato

Le città sommerse continuano ad alimentare il mito di Atlantide. Pur non esistendo alcuna prova che la città descritta da Platone sia reale, in diverse parti del mondo archeologi e sub hanno riportato alla luce antichi centri abitati oggi nascosti sotto il mare (Illustrazione)
Le città sommerse continuano ad alimentare il mito di Atlantide. Pur non esistendo alcuna prova che la città descritta da Platone sia reale, in diverse parti del mondo archeologi e sub hanno riportato alla luce antichi centri abitati oggi nascosti sotto il mare (Illustrazione)

Atlantide non è mai stata trovata, ma sotto il mare esistono davvero città con strade, templi, ville e porti. Dalla Grecia ai Caraibi, cinque luoghi raccontano come interi mondi siano finiti sott’acqua

Gais Gais Gais
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Atlantide continua a essere cercata da oltre duemila anni. Platone la descrisse come una civiltà ricca e potente, scomparsa nel mare nel corso di un solo giorno e di una sola notte. Da allora la sua possibile posizione è stata indicata nei luoghi più diversi, dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico, senza che sia mai emersa una prova archeologica capace di dimostrare che quella città sia realmente esistita.

Eppure l’idea di un centro abitato inghiottito dalle acque non appartiene soltanto alla leggenda. Terremoti, cedimenti del terreno e variazioni del livello marino hanno davvero sommerso porti, quartieri e intere città. Alcune sono rimaste nascoste per secoli; altre si trovano oggi a pochi metri dalla superficie e conservano ancora strade, edifici, mosaici e oggetti della vita quotidiana. Non sono Atlantide, ma raccontano una realtà storica altrettanto affascinante.

Pavlopetri, la città preistorica sotto il mare della Grecia

(Illustrazione) I resti sommersi di Pavlopetri, nel Peloponneso meridionale. Considerata uno dei più antichi insediamenti urbani sommersi conosciuti, conserva ancora la pianta delle strade, delle abitazioni e degli edifici di una città abitata oltre 3.000 anni fa
(Illustrazione) I resti sommersi di Pavlopetri, nel Peloponneso meridionale. Considerata uno dei più antichi insediamenti urbani sommersi conosciuti, conserva ancora la pianta delle strade, delle abitazioni e degli edifici di una città abitata oltre 3.000 anni fa

Davanti alla costa della Laconia, nel Peloponneso meridionale, il fondale conserva la pianta di una città abitata migliaia di anni fa. Pavlopetri, abitata almeno dall’età del Bronzo, è considerata uno dei più antichi centri urbani sommersi conosciuti e si trova nella baia di Vatika, a poca distanza dalla riva.

Sott’acqua sono ancora riconoscibili fondazioni di edifici, cortili, strade, tombe e spazi che permettono agli archeologi di ricostruire l’organizzazione dell’abitato. Le ricerche hanno mostrato che Pavlopetri non era un semplice gruppo di case, ma un centro articolato, collegato ai traffici marittimi dell’Egeo.

La città non scomparve necessariamente in una sola catastrofe. La sua sommersione viene collegata ai movimenti tettonici della zona e ai cambiamenti del livello del mare, che nel tempo portarono l’abitato sotto la superficie.

Oggi Pavlopetri è importante non soltanto per la sua antichità, ma perché conserva una parte chiaramente leggibile della struttura urbana di un insediamento dell’età del Bronzo.

Thonis-Heracleion, la porta marittima dell’antico Egitto

Prima della fondazione di Alessandria, nel 331 a.C., Thonis-Heracleion era il principale porto d’ingresso in Egitto per le navi provenienti dal mondo greco. Thonis era il nome egizio della città, Heracleion quello greco. Per molto tempo furono considerate due località distinte, finché le iscrizioni ritrovate durante gli scavi subacquei dimostrarono che si trattava della stessa città.

Le sue rovine si trovano nella baia di Abukir, davanti alla costa egiziana. Gli archeologi hanno individuato templi, statue monumentali, ancore, monete, imbarcazioni e resti delle strutture portuali. La città aveva anche una grande importanza religiosa, legata in particolare al tempio di Amon.

Il suo sprofondamento non sembra essere avvenuto in un solo momento. Il terreno sul quale era stata costruita era fragile e saturo d’acqua; terremoti, subsidenza e fenomeni di liquefazione contribuirono progressivamente alla perdita di stabilità del suolo.

Quando Thonis-Heracleion scomparve sotto il mare, Alessandria aveva ormai assunto il ruolo di principale porto della regione.

Canopo, la città dei santuari e delle guarigioni

Nella stessa baia di Abukir si trovano anche i resti di Canopo, città fiorita tra l’epoca faraonica, quella greca e quella romana, famosa nell’antichità per i santuari dedicati a Osiride e Serapide.

Pellegrini provenienti da diverse regioni vi arrivavano per partecipare alle cerimonie religiose e cercare guarigioni considerate miracolose.

Canopo era collegata al Mediterraneo e ai rami del Nilo attraverso un sistema di canali e vie d’acqua. Era un luogo religioso, ma anche un centro frequentato da viaggiatori, mercanti e visitatori attratti dalla fama dei suoi templi.

Come Thonis-Heracleion, Canopo finì gradualmente sommersa a causa dell’instabilità del terreno e dei cambiamenti della costa.

Le ricerche subacquee hanno riportato alla luce statue, elementi architettonici e oggetti rituali, ricostruendo un paesaggio urbano che per secoli era sopravvissuto soltanto nei testi antichi.

La vicinanza tra le due città egiziane non significa che fossero un unico centro: Thonis-Heracleion era soprattutto il grande porto d’ingresso, mentre Canopo aveva una propria identità religiosa e urbana.

Baia, la località dei romani finita sotto il mare

(Illustrazione) Uno dei mosaici del Parco archeologico sommerso di Baia, nei Campi Flegrei. A causa del bradisismo, parte dell’antica città romana di Baiae si trova oggi sotto il livello del mare ed è visitabile attraverso percorsi subacquei autorizzati
(Illustrazione) Uno dei mosaici del Parco archeologico sommerso di Baia, nei Campi Flegrei. A causa del bradisismo, parte dell’antica città romana di Baiae si trova oggi sotto il livello del mare ed è visitabile attraverso percorsi subacquei autorizzati

Nel Golfo di Pozzuoli, davanti all’attuale località di Baia, nel comune di Bacoli, una parte dell’antico centro romano di Baiae si trova oggi sotto il livello del mare. Tra la tarda Repubblica e l’età imperiale, Baia fu una delle località di villeggiatura più frequentate dall’aristocrazia romana e dagli imperatori, attratti dalle sorgenti termali e dal paesaggio del golfo. Qui sorsero ville, complessi termali e residenze affacciate sull’acqua, alcune delle quali sono oggi conservate nel parco archeologico sommerso.

A sommergere progressivamente la fascia costiera fu il bradisismo, il lento movimento verticale del terreno tipico dei Campi Flegrei. In questo caso non fu il mare ad avanzare: fu il suolo ad abbassarsi progressivamente nel corso dei secoli, trascinando sott’acqua edifici, strade e ambienti decorati.

Oggi il Parco archeologico sommerso di Baia conserva resti di ville, terme, mosaici e strutture portuali e il sito può essere visitato attraverso percorsi autorizzati.

Baia è forse il caso più vicino a noi e anche uno dei più immediati da comprendere: sotto il mare non c’è una città leggendaria, ma una parte riconoscibile del mondo romano, con pavimenti, mosaici e ambienti nei quali duemila anni fa si svolgeva la vita quotidiana.

Port Royal, la città dei Caraibi distrutta dal terremoto

(Illustrazione) Port Royal, in Giamaica, fu in parte sommersa dal violento terremoto del 7 giugno 1692. Oggi i resti dell’antica città giacciono sul fondale e costituiscono uno dei più importanti siti di archeologia subacquea dei Caraibi
(Illustrazione) Port Royal, in Giamaica, fu in parte sommersa dal violento terremoto del 7 giugno 1692. Oggi i resti dell’antica città giacciono sul fondale e costituiscono uno dei più importanti siti di archeologia subacquea dei Caraibi

Alla fine del Seicento Port Royal, in Giamaica, era uno dei principali centri commerciali dei Caraibi. Il suo porto era frequentato da mercanti, marinai, corsari e navi provenienti dalle colonie inglesi.

Il 7 giugno 1692 un violento terremoto colpì la città. Il terreno sabbioso perse stabilità e numerosi edifici scivolarono o sprofondarono nel mare. Circa duemila persone morirono per il terremoto e molte altre persero la vita in seguito per le ferite e le malattie.

Una parte del centro urbano rimase sommersa e fu successivamente ricoperta dai sedimenti. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce edifici, botteghe, abitazioni e oggetti della vita quotidiana, alcuni dei quali si sono conservati grazie all’ambiente povero di ossigeno.

Tra le cinque città, Port Royal è quella che ricorda maggiormente il racconto di Atlantide: era un centro ricco e attivo e una catastrofe improvvisa ne fece scomparire una parte sotto il mare. La differenza è che la sua storia non appartiene alla leggenda: il terremoto, le vittime e la sommersione sono documentati.

Atlantide resta un mistero, le città sommerse sono realtà

Pavlopetri, Thonis-Heracleion, Canopo, Baia e Port Royal appartengono a epoche e civiltà molto diverse. Non hanno un’origine comune e non dimostrano che Atlantide sia realmente esistita.

Il collegamento è un altro. Tutte mostrano che un centro abitato può finire sott’acqua, lentamente oppure in seguito a una catastrofe improvvisa. Il mare può cancellarlo dalle carte geografiche e, allo stesso tempo, conservarne per secoli muri, oggetti e tracce della vita quotidiana.

È forse anche per questo che Atlantide continua ad affascinare. Non perché sia stata trovata, ma perché le città sommerse reali dimostrano che il confine tra storia e leggenda può essere più sottile di quanto immaginiamo.

© Riproduzione riservata

   

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