NSS Group
ADVERTISEMENT
NSS Group
ADVERTISEMENT
martedì 12 maggio 2026
NSS Group
  aggiornamenti

Nautica italiana: cresce davvero o solo grazie ai superyacht?

La nautica italiana cresce nei numeri ufficiali, ma il mercato domestico delle barche comuni mostra segnali di forte difficoltà.

Gais Gais Gais
PUBBLICITÀ

Alla presentazione dell’annuale rapporto di Deloitte, redatto in collaborazione con Confindustria Nautica sullo stato dell’arte del settore nautico, andata in scena oggi nella sede di Borsa Italiana, il clima era quello delle grandi occasioni: sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle e una convinzione ripetuta da tutti gli intervenuti. La nautica italiana continua a marciare.

Non più con i tassi di crescita a due cifre degli anni passati, ma con un 5% che, in un’economia come quella italiana, farebbe invidia a molti comparti industriali.

La domanda, però, è un’altra: si può davvero parlare di crescita della nautica italiana o sarebbe più corretto parlare della crescita del settore dei superyacht?

Perché se si guarda alla nautica abitata da persone che non spendono dieci milioni di euro per sentirsi comunque piccole nel mondo dei grandi yacht, ma comprano, o vorrebbero comprare, barche normali, quelle che vanno da un centinaio di migliaia di euro a un paio di milioni, il quadro cambia completamente.

In quel segmento non si parla di crescita. La domanda, semmai, è capire quanto stia diminuendo il mercato.

Il mercato domestico della nautica mostra segnali di difficoltà

Nel settore vela, gli stessi importatori che pochi anni fa vendevano oltre 25 catamarani all’anno, molti dei quali anche di grandi dimensioni, oggi ne vendono molti meno di 10. E se si guarda ai monoscafi, almeno nel mondo della vela, la situazione appare ancora più ferma. Oggi un grande cantiere vende in Italia quello che, qualche anno fa, riusciva a vendere un singolo concessionario importante.

Lo stesso ragionamento vale per i velai, per chi vende motori, per le aziende che producono o distribuiscono componentistica destinata ai cantieri. Resiste un po’ meglio il settore degli accessori, perché quando non si cambia barca si tende a investire di più su quella che si ha già.

Anche i porti turistici raccontano qualcosa. Marina che un tempo erano pieni di barche oggi iniziano a guardare ad altre forme di reddito, fino ad acquistare house boat da affittare sulle piattaforme per gli affitti brevi. È un segnale che dice molto più di tante dichiarazioni ufficiali.

La situazione, per il mercato domestico della nautica, non è felice. E non sembra che il mondo della politica se ne occupi con particolare attenzione.

Prezzi, instabilità e il nodo del leasing nautico

Le cause sono diverse, ma due pesano più delle altre: l’instabilità generale e il prezzo delle barche, ormai non più proporzionato a ciò che il mercato può permettersi.

La nautica italiana, intesa come mercato interno e non come industria internazionale dei superyacht, ha vissuto una sola grande stagione: quella a cavallo dell’inizio del nuovo millennio, quando l’Iva agevolata sulle barche acquistate in leasing aveva reso più accessibile l’acquisto. In quegli anni l’Italia era il primo mercato per molti cantieri industriali europei.

Oggi la politica, non solo italiana ma europea, dovrebbe interrogarsi sulla possibilità di tornare a strumenti simili a quelli che avevano sostenuto il mercato in quel periodo. Una forma di leasing con Iva agevolata esiste ancora, ma è diventata così complessa da essere utilizzata da pochi.

Perché anche i superyacht hanno bisogno della nautica comune

Non fare nulla non avrà conseguenze soltanto sul mercato nautico domestico ed europeo. Alla lunga rischia di incidere anche sul tanto celebrato mondo dei superyacht.

Perché anche chi compra un superyacht non vuole vivere la barca in un deserto. Non vuole entrare in un marina vuoto, senza barche, senza ristoranti aperti, senza servizi, senza quell’ecosistema che rende viva una destinazione nautica. I grandi yacht hanno bisogno di un mare frequentato, di porti attivi, di operatori, cantieri, tecnici, fornitori e appassionati. Hanno bisogno, in altre parole, della nautica nel suo insieme.

Forse, quando sarà passato il ciclone Trump, quando Putin avrà terminato la sua stagione di guerra e quando Israele avrà chiuso la sua offensiva in Medio Oriente, il mondo tornerà verso una normalità più leggibile e anche il mercato della nautica potrà riprendersi.

Ma fino ad allora, forse, qualcuno dovrebbe iniziare a intervenire. Perché la nautica non è fatta solo di superyacht, record industriali e percentuali positive nei rapporti annuali. È fatta anche di armatori, porti, cantieri, accessori, servizi, professionisti e barche comuni. Ed è proprio lì che oggi il mercato sembra avere più bisogno di aiuto.

© Riproduzione riservata

Aladar Aladar Aladar
PUBBLICITÀ
WhatsApp SVN WhatsApp SVN WhatsApp SVN
CANALE WHATSAPP