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La nave dei veleni e il disastro ambientale più grave nella storia dello Sri Lanka

Il Governo vieta la pesca in una fascia di oltre 50 miglia, le spiagge invase dai pellet di polietilene e da sostanze tossiche

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L’hanno definita come la “nave dei veleni”, e l’incidente è stato raccontato dai media internazionali come il peggiore disastro ambientale nella storia dello Sri Lanka. Si aggrava, e non di poco, la situazione sulle coste dello Sri Lanka colpite dalla nuvola di detriti tossici rilasciati nell’incendio della porta containers X Press Pearl, di cui vi abbiamo raccontato in due precedenti notizie.

Il relitto si trova ancora nella sua posizione, ovvero per metà posato sul fondo e in parte emerso, i tentativi di rimuoverlo al momento sono falliti. Nel frattempo, con la collaborazione della società armatrice, è stata stilata una lista precisa di cosa c’era all’interno della nave e cosa dentro i containers. Si parla di 278 tonnellate di olio combustibile, 50 tonnellate di gasolio e 20 contenitori di olio lubrificante.

Su 1.486 container a bordo, 81 sono stati classificati come carico tossico, contenevano acido nitrico, pellet di polietilene e dei lingotti di piombo. Una vera e propria bomba ambientale che colpisce una delle poche zone scarsamente contaminate al mondo, con esiti gravissimi per le coste.

Il Governo nazionale infatti si è trovato costretto a vietare la pesca, e ovviamente la balneazione, su una fascia che al momento supera già le 50 miglia e probabilmente verrà ampliata ancora. Si calcola che circa 4300 famiglie di pescatori sono coinvolte in questo divieto di pesca, con un danno economico concreto e immediato per tutte queste persone.

Nel frattempo è quasi agghiacciante la scena delle spiagge invase dai pellet di Polietilene e dalle sostanze tossiche rilasciate dalla nave, a lavoro ci sono i tecnici specializzati e dei volontari per cercare di limitare i danni, che sono già ingenti, all’ecosistema marino.

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