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La retorica del soccorso: quando tutto diventa emergenza

I giornali estivi si riempiono di azioni di soccorso che in effetti sono solo episodi di assistenza

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Roma – I quotidiani riempiono le pagine estive con titoli allarmistici “Viareggio, barca a vela in avaria: salvate le cinque persone a bordo”, “Salvati cinque bambini caduti dalla barca a vela”, “Salvati due diportisti a largo di Salerno”, ma nella maggior parte dei casi di tratta di interventi di assistenza in mare più che di soccorso, motori in avaria davanti alla costa in situazioni meteo tipicamente estive, derive scuffiate sotto gli occhi degli istruttori, diportisti che finito il carburante non intendono arrivare presso la costa a vela.

Ad agosto la politica dorme e le notizie scarseggiano, quindi per riempire i giornali bisogna attaccarsi a tutto e basta che una motovedetta lasci il porto che si pensa all’intervento di salvataggio.

Un atteggiamento diseducativo perché chi legge non riesce a farsi un’idea precisa di quando bisogna parlare di soccorso in mare e di salvataggio e quando invece di assistenza, così è possibile che si ritrovi a lanciare un mayday perché il motorino del gommoncino ha finito la miscela a tre cento metri da costa.

Anche i toni usati dai giornalisti alle prime armi ai quali normalmente sono affidati questi articoli, sarebbero da evitare. Carichi di enfasi usano spesso a sproposito termini quali eroi, pericolo di vita, salvataggio coraggioso.




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