
Dieci persone saranno giudicate il 23 novembre davanti al tribunale correzionale di Draguignan per una presunta vicenda di corruzione legata all’assegnazione dei posti per grandi yacht nel porto di Saint-Tropez. Secondo la procura, alcuni addetti e intermediari avrebbero aggirato il sistema ufficiale di prenotazione per favorire l’accesso alle banchine più richieste, dietro il pagamento di somme occulte. La cifra contestata dagli inquirenti arriverebbe a circa due milioni di euro, con sequestri già effettuati per 856.000 euro.
Vista dall’Italia, questa notizia non riguarda soltanto Saint-Tropez e il suo mondo di yacht, lusso e alta stagione. Tocca un tema che parla anche ai porti italiani: quanto vale davvero un posto barca quando la domanda supera di molto l’offerta, e quanto può diventare fragile un sistema se la gestione degli ormeggi non è percepita come trasparente.
Che natura ha il porto di Saint-Tropez
Il porto di Saint-Tropez non è un marina privato nel senso italiano del termine. È un porto pubblico comunale, amministrato dalla città. Lo conferma anche la documentazione relativa alla concessione della stazione di rifornimento, dove si parla espressamente di “Port de plaisance municipal de Saint-Tropez” e l’acquirente pubblico indicato è la Ville de Saint-Tropez, cioè il Comune. Il porto ha 729 posti barca distribuiti in due bacini su una superficie di circa 9 ettari, nel cuore del paese.
È proprio questa natura pubblica a rendere la vicenda più delicata. In un porto privato, pur nel rispetto delle regole, la disponibilità di un posto può essere legata a logiche commerciali più dirette. In un porto comunale, invece, l’assegnazione degli ormeggi, soprattutto di quelli di transito, dovrebbe seguire criteri controllabili, perché lo spazio acqueo è parte di un bene collettivo e la sua gestione incide sull’immagine e sull’economia della città.
La scarsità dei posti e il valore degli ormeggi
A Saint-Tropez il problema nasce dalla scarsità. Il vecchio porto dispone di un numero limitato di posti di passaggio per imbarcazioni superiori ai 18 metri: secondo le ricostruzioni francesi, sarebbero circa trenta. In alta stagione, per ogni posto disponibile potevano esserci decine di yacht in attesa. Le banchine più ambite sono quelle davanti ai ristoranti, vicino alle boutique e nel punto in cui lo yacht non è solo una barca ormeggiata, ma diventa parte della scena urbana.
Secondo la procura, alcuni dei soggetti coinvolti avrebbero favorito l’assegnazione di questi posti attraverso pagamenti non ufficiali, che si sarebbero aggiunti alle tariffe regolari. Le somme richieste, secondo quanto emerso dalle indagini citate dalla stampa francese, sarebbero andate da 1.000 a 15.000 euro in contanti, oltre al costo ufficiale dell’ormeggio, che per alcuni grandi yacht può arrivare a cifre molto elevate per notte.
Per chi guarda dal mare italiano, la vicenda fa riflettere perché Saint-Tropez è uno dei luoghi simbolo della nautica mediterranea. Non è solo una destinazione per mega yacht. È anche un porto storico, un punto di riferimento per regate come Les Voiles de Saint-Tropez, un luogo in cui la vela classica e la grande nautica convivono con turismo, immagine e interessi economici molto forti.
Un caso che riguarda tutto il Mediterraneo
La domanda, allora, non è se un posto barca a Saint-Tropez sia prezioso. Lo è, inevitabilmente. La domanda è come si protegge la credibilità di un porto quando l’ormeggio diventa una risorsa rara, desiderata e molto remunerativa. Perché la trasparenza, in questi casi, non è un dettaglio amministrativo: è una forma di tutela per gli utenti, per gli operatori corretti e per la città stessa.
Il Comune di Saint-Tropez ha dichiarato di aver collaborato con l’inchiesta e di volersi costituire parte civile, sostenendo di essere parte lesa anche per il danno d’immagine. Sono state annunciate misure interne, tra cui la riorganizzazione del servizio portuale, l’uscita di alcuni agenti sospetti, un audit permanente e la creazione di una direzione amministrativa e finanziaria del porto.
La vicenda resta ora nelle mani della giustizia francese e le responsabilità dovranno essere accertate in tribunale. Ma il caso Saint-Tropez manda già un segnale chiaro a tutto il Mediterraneo: nei porti più richiesti, la gestione degli ormeggi non è un tema secondario. È uno dei punti in cui si misura la qualità reale di una destinazione nautica. Anche quando le banchine sono piene, gli yacht sono imponenti e il panorama sembra perfetto.
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