
Cinque salvataggi in mare avvenuti in Italia mostrano quanto VHF, zattera e soccorsi rapidi possano cambiare il finale.
Ci sono salvataggi in mare che finiscono nelle cronache per pochi giorni e poi restano nella memoria di chi li ha vissuti. Non sempre sono grandi naufragi, non sempre coinvolgono navi o tempeste lontane dalla costa. A volte bastano un’avaria, un cambio improvviso del meteo, una collisione nella notte o un malore a bordo per trasformare una navigazione in una situazione critica.
Quelli raccontati qui non sono una classifica ufficiale. Sono cinque episodi avvenuti in acque italiane o lungo rotte italiane, scelti perché mostrano quanto un soccorso possa diventare complesso in pochi minuti. In tutti i casi, la differenza l’hanno fatta la richiesta di aiuto, la presenza di dotazioni di emergenza e l’intervento coordinato di Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, altri diportisti o barche vicine.
Carloforte, lo skipper colpito da infarto con la famiglia a bordo
Il 27 luglio 2014, al largo di Carloforte, una barca a vela di 12 metri, la Shining Star, era in navigazione dalla Sardegna verso Palermo. A bordo c’erano uno skipper sudafricano di 33 anni, la moglie e due bambini piccoli. Durante la navigazione, l’uomo è stato colpito da un infarto mentre governava la barca.
Da quel momento l’imbarcazione è rimasta in balia del vento e delle onde, a circa 27 miglia dalla costa. La situazione era delicata non solo per il malore, ma anche perché la moglie non era in grado di condurre la barca in sicurezza. La richiesta di soccorso è arrivata in serata e la Guardia Costiera ha inviato un mezzo con medico, infermieri e defibrillatore.
Le operazioni durarono quasi tre ore, con il buio e condizioni meteo non semplici. Per agevolare il soccorso fu richiesto anche l’avvicinamento di un mercantile. Alla fine lo skipper, la moglie e i due bambini furono portati in salvo e affidati alle cure del 118. La barca non fu recuperata, ma la famiglia uscì viva da una situazione che, senza un intervento rapido, avrebbe potuto avere un esito diverso.
La famiglia si salvò perché l’uomo aveva avuto l’intelligenza di istruire sua moglie sull’uso del VHF e questa, pur non essendo in grado di portare la barca, era stata in grado di chiamare i soccorsi via radio.

Porto Ercole-La Maddalena, due uomini per giorni sulle zattere
Nell’ottobre 2018, due uomini partirono da Porto Ercole con un’imbarcazione in legno di 14 metri diretta verso La Maddalena. Durante la traversata, la barca iniziò a imbarcare acqua e affondò. I due riuscirono a lasciare l’imbarcazione e a salire su due zattere, ma non a lanciare il Mayday. Da quel momento cominciò una lunga attesa in mare aperto.
L’allarme fu dato dai familiari, preoccupati perché non avevano più notizie. La Guardia Costiera avviò le ricerche con mezzi navali e aerei. I naufraghi furono poi individuati e recuperati dopo molte ore in mare, stremati ma vivi. Secondo le ricostruzioni, avevano resistito attaccati alle zattere per circa due giorni, in condizioni difficili. Non erano vere e proprie zattere, ma grandi supporti al galleggiamento: gli Atolli, così si chiamano, non sono fatti perché le persone vi salgano sopra, ma perché vi si attacchino in attesa dei soccorsi.

Isole Tremiti, quattro naufraghi aggrappati alle rocce
Nella notte tra il 2 e il 3 agosto 2019, alle Isole Tremiti, una barca a vela urtò gli scogli nei pressi di Cala Sorrentino, sull’isola di Capraia. Le condizioni meteo erano peggiorate e l’impatto aprì una falla nello scafo. L’imbarcazione affondò rapidamente.
I quattro occupanti riuscirono a gettarsi in mare e a raggiungere le rocce, restando aggrappati alla costa in attesa dei soccorsi. In un tratto roccioso, con il mare mosso e la barca ormai perduta, il recupero non era semplice. Due unità della Guardia Costiera di Termoli e delle Tremiti intervennero nella notte e riuscirono ad avvicinarsi abbastanza per portarli in salvo.
In questo caso il punto critico non era solo l’affondamento della barca, ma il luogo in cui i naufraghi si trovavano: non a bordo di una zattera in mare aperto, ma contro una costa rocciosa, dove il movimento dell’onda può rendere pericoloso anche l’avvicinamento dei mezzi di soccorso. La rapidità dell’intervento evitò che una situazione già grave peggiorasse.

Tre Golfi 2021, Le Pelican affonda dopo la collisione con una nave
Nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2021, durante la Regata dei Tre Golfi, il Salona 37 Le Pelican entrò in collisione con la nave da carico Valais, in servizio tra Ponza e Napoli. L’incidente avvenne in piena notte, in una fase di regata d’altura, con la barca a vela impegnata nella navigazione e la nave in rotta commerciale.
Il danno allo scafo fu immediato. Le Pelican affondò in pochi minuti e l’equipaggio ebbe il tempo di mettere in mare la zattera autogonfiabile e salire a bordo. I sette velisti furono poi recuperati dalla stessa nave coinvolta nella collisione, sotto il coordinamento della Guardia Costiera, e trasferiti a Napoli.
Il caso resta uno degli episodi più discussi della vela d’altura recente in Italia, perché un incidente avvenuto durante una regata si trasformò in un abbandono nave in tempi molto stretti. Nessuno rimase ferito, ma l’imbarcazione fu perduta. Anche qui la preparazione dei velisti e dell’equipaggio della nave, insieme alla sequenza corretta delle azioni a bordo, dalla zattera al recupero dell’equipaggio, fu decisiva.

Tre Golfi 2023, il Mayday di Arca SGR vicino a Ponza
Due anni dopo, sempre durante la Regata dei Tre Golfi, un altro episodio mise alla prova uomini e mezzi. Nella notte del 12 maggio 2023, il maxi Arca SGR, in testa alla flotta dopo il passaggio a Zannone e in rotta verso Ponza, ebbe un grave problema alla chiglia basculante. La barca si sbandò oltre i 45 gradi e iniziò a imbarcare acqua.
L’equipaggio lanciò il Mayday e attivò le procedure di sicurezza. Una parte delle persone a bordo fu fatta scendere sulla zattera di salvataggio, mentre altri rimasero a lavorare per mettere la barca in condizione di non affondare. Shockwave 3 Prosecco DOC, un’altra imbarcazione in regata, deviò la rotta per prestare i primi soccorsi. Poco dopo arrivò la Guardia Costiera da Ponza.
L’equipaggio fu messo in sicurezza e Arca SGR venne assistita e trainata in porto. A differenza di Le Pelican, la barca non affondò. Ma l’episodio dimostrò quanto una grande barca da regata, anche con equipaggio esperto, possa entrare in una condizione critica quando un sistema strutturale importante smette di funzionare.
Questi cinque salvataggi hanno dinamiche diverse: un malore, un affondamento in mare aperto, un impatto sugli scogli, una collisione notturna e un’avaria grave in regata. Il punto comune è che in mare il margine tra problema ed emergenza può essere molto breve.
La lezione non è spettacolare, ma concreta. Una chiamata fatta in tempo, una zattera efficiente, una radio funzionante, persone preparate e una catena di soccorso rapida possono cambiare il finale di una storia. In mare non tutto si può prevedere, ma molto si può preparare prima che l’emergenza inizi davvero.
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