
L’anno scorso un veliero per il trasporto di turisti si è scontrato con un gozzo il cui skipper professionista, sembra, fosse sotto i fumi dell’alcol. Nell’incidente ha perso la vita una turista americana colpita dalle eliche del gozzo dopo essere caduta in mare.
A fine anno, è morto a Lipari dopo oltre un mese di agonia Franco Luca, un pescatore delle Eolie che, mentre pescava sulla sua piccola barca poco fuori Pignataro, è stato colpito in pieno da una barca a vela che avanzava a motore a velocità sostenuta, probabilmente condotta dal pilota automatico.
Quest’anno, invece, abbiamo registrato incidenti minori, con collisioni che hanno rischiato di essere fatali, ma che, per fortuna, si sono rivelate di poco conto. Due settimane fa due piccole barche a motore si sono scontrate tra loro a velocità e quattro persone, tra cui due bambini, sono state gettate in acqua.
La collisione è tra i motivi più ricorrenti per gli incidenti con vittime in mare. Molti pensano che siano solo le barche a motore a essere pericolose, ma non è vero; anche i velisti, quando vanno a motore, usano affidare la barca al pilota automatico e distrarsi in altre attività, convinti che la limitata velocità della barca sia garanzia di sicurezza.
Ma non è così; testimonianza ne è il caso di Franco Luca, il pescatore morto alle Eolie colpito da una barca a vela che ha distrutto la sua piccola imbarcazione.
Una barca a vela di 12 metri può pesare tra i 5.500 chili e i 9.000 chili, tonnellate che, lanciate anche solo a cinque nodi, sono in grado di distruggere qualsiasi imbarcazione con cui entrano in collisione.
Quindi la regola fondamentale, ancora una volta, è la prudenza. Potete affidare la vostra barca al pilota automatico, ma è essenziale monitorare costantemente la situazione e essere pronti a intervenire in caso di necessità.
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