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mercoledì 13 maggio 2026
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Coppa America a Napoli, arriva anche l’Australia: gli sfidanti salgono a sei

La Coppa America di Napoli accoglie anche l’Australia: Team Australia si aggiunge agli sfidanti di Luna Rossa e degli altri challenger.

Immagine generata dall'IA di un possibil Team Australia per la 38° Coppa America
Immagine generata dall'IA di un possibil Team Australia per la 38° Coppa America
Gais Gais Gais
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La Coppa America di Napoli si allarga: anche l’Australia è pronta a entrare nella partita della 38ª edizione, portando a sei il numero degli sfidanti che proveranno a strappare il trofeo a Emirates Team New Zealand. La notizia pesa più di una semplice iscrizione, perché riporta nel circuito dell’America’s Cup una nazione che ha scritto una delle pagine più importanti della storia della vela mondiale e che, da anni, mancava con un proprio team nella competizione.

Il nuovo sindacato australiano dovrebbe correre sotto il nome di Team Australia e avere come club sfidante il Royal Prince Edward Yacht Club di Sydney. Alla guida sportiva ci sarebbe Tom Slingsby, uno dei velisti australiani più riconoscibili della sua generazione: oro olimpico nel Laser a Londra 2012, protagonista in Coppa America con Oracle Team USA e oggi figura centrale del circuito SailGP. Accanto a lui è indicata Tash Bryant, giovane velista australiana già cresciuta nei percorsi ad alte prestazioni, mentre il progetto sarebbe sostenuto da John Winning junior, velista e imprenditore legato anche al mondo degli skiff australiani.

La Coppa America di Napoli diventa più internazionale

Per Napoli la notizia cambia il peso dell’evento. La 38ª America’s Cup non sarà soltanto la sfida tra il defender neozelandese e un gruppo ristretto di pretendenti europei. Con l’arrivo degli Stati Uniti e ora dell’Australia, il campo torna ad avere una dimensione più internazionale, con team provenienti da tre continenti.

Gli sfidanti diventano Luna Rossa per l’Italia, GB1 per la Gran Bretagna, Tudor Team Alinghi per la Svizzera, La Roche-Posay Racing Team per la Francia, American Racing Challenger Team USA e Team Australia. Davanti a tutti resterà Emirates Team New Zealand, chiamato a difendere il trofeo nelle acque napoletane nel 2027.

Il ritorno dell’Australia nella storia della Coppa America

Il ritorno australiano ha un valore simbolico forte. L’Australia non è una presenza qualunque nella storia della Coppa America. Nel 1983, con Australia II, Alan Bond e John Bertrand interruppero il dominio del New York Yacht Club, che durava da 132 anni. Fu una rivoluzione sportiva, tecnica e culturale.

La chiglia alata disegnata da Ben Lexcen cambiò per sempre il modo di guardare alla progettazione delle barche da regata e trasformò la vittoria australiana in un racconto che ancora oggi appartiene alla memoria collettiva della vela.

Da allora, però, l’Australia non è più riuscita a stabilizzare una presenza continuativa nella Coppa. L’ultimo challenge australiano arrivato davvero sulla linea di partenza risale al 2000, con Young Australia ad Auckland. Da quel momento i velisti australiani non sono scomparsi dalla competizione, anzi: sono stati spesso determinanti dentro team stranieri, soprattutto neozelandesi, americani e svizzeri. È mancata, però, una bandiera australiana capace di riunire talento, risorse economiche e struttura tecnica in un progetto autonomo.

Team Australia e il ruolo di Tom Slingsby

È qui che la candidatura di Team Australia diventa interessante. Non nasce in un vuoto tecnico, ma dentro un ecosistema velico che negli ultimi anni ha continuato a produrre atleti di alto livello. Il SailGP ha dato visibilità internazionale alla scuola australiana del foiling, Tom Slingsby ha costruito una leadership riconoscibile e il movimento degli skiff, delle classi olimpiche e dei maxi oceanici ha mantenuto viva una cultura della competizione molto concreta.

La Coppa America moderna, con gli AC75 che volano sui foil, richiede proprio questa miscela: capacità di condurre barche estreme, velocità decisionale e abitudine a lavorare in team molto tecnici.

Una sfida complessa per entrare in Coppa America

Resta da capire quanto il nuovo challenge potrà essere competitivo già alla prima edizione. Entrare in Coppa America significa costruire una macchina complessa, dove la vela è solo la parte più visibile. Servono progettisti, ingegneri, simulatori, budget, una base operativa e un programma di sviluppo in grado di colmare il ritardo rispetto ai team più strutturati.

Secondo le prime ricostruzioni internazionali, il progetto australiano sarebbe legato anche all’acquisto di un AC75 di Emirates Team New Zealand utilizzato nella precedente campagna, una scelta che permetterebbe di partire da una piattaforma reale e ridurre almeno in parte i tempi di apprendimento.

Cosa cambia per Luna Rossa e per il pubblico italiano

Per Luna Rossa, la presenza australiana aggiunge un avversario credibile e rende più denso il percorso verso il match finale. La squadra italiana avrà il vantaggio emotivo di correre in casa, ma dovrà misurarsi con una flotta più ampia e con sfidanti che portano esperienze diverse: la continuità tecnica degli svizzeri, il progetto francese, il ritorno americano, la struttura britannica di GB1 e ora l’energia australiana.

In una Coppa America decisa spesso da dettagli minimi, ogni nuovo team cambia gli equilibri, anche quando parte da una posizione apparentemente più arretrata.

Per il pubblico italiano, l’arrivo dell’Australia è una buona notizia. Napoli si prepara a ospitare una Coppa America con più storie da raccontare, più rivalità e un immaginario più ampio. Non ci sarà solo la domanda, naturale, su quanto Luna Rossa potrà spingersi avanti davanti al pubblico di casa. Ci sarà anche il ritorno di una nazione che ha già dimostrato, una volta, di poter cambiare la storia della Coppa. E in una competizione dove tradizione e tecnologia convivono sempre sul filo, anche questo conta.

© Riproduzione riservata

Aladar Aladar Aladar
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