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martedì 5 maggio 2026
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Tutti i numeri della nautica Usa

Il comparto velico è calato del 15 per cento. Soffre principalmente la piccola nautica, dai 20 ai 25 piedi con un calo delle importazioni pari al 45 per cento

Barche ormeggiate nel porto di Miami
Barche ormeggiate nel porto di Miami
Aladar Aladar Aladar
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Miami - Che gli Stati Uniti siano stati il paese colpito più gravemente dalla recente crisi mondiale lo si può capire anche dall’andamento del settore nautico. Il tracollo di produzione e importazioni del mercato americano è stato, infatti, ben descritto e documentato dal consueto rapporto annuale sul comparto vela pubblicato dalla Sailing Company, la società editrice delle riviste Sailing World e Cruising World.
Nel rapporto, presentato in occasione del recente salone nautico di Miami, l’intero settore velico ha registrato rispetto all’anno scorso un calo delle importazioni pari al 15%. A risentire maggiormente della difficile congiuntura economica è stata ancora una volta la piccola nautica (dai 20 ai 35 piedi), le cui importazioni sono scese del 45%, molto di più rispetto ai modelli di media lunghezza (dai 36 ai 46 piedi), che hanno subito un calo del 10%. In controtendenza le unità più grandi (oltre i 46 piedi) arrivate dall’estero: rispetto al 2007 sono state il 10% in più. Buoni sono anche i numeri registrati dal settore multiscafi, saliti del 7 %, che quest’anno hanno rappresentato il 32% (l’anno scorso furono il 27%) delle barche importate negli Usa.
Non molto incoraggianti sono i dati riguardanti la produzione di imbarcazioni negli States. Il più preoccupante riguarda la forza lavoro, scesa del 23%. Le barche costruite sono state il 19% in meno rispetto al 2008; un risultato così basso non si registrava dal 1991, quando fu introdotta la tassa sul lusso. Soffrono tutte le fasce di mercato: le unità più piccole (-11 piedi: -14%; 12-19 piedi: -19%), gli scafi di medie dimensioni (20-35 piedi: -24%) e anche le ammiraglie (36-45 piedi: -18%; +46 piedi: -17%).
Meno lavoro anche per il charter, di circa il 3%. Soprattutto d’estate si è registrato un forte calo delle settimane di prenotazione (-11%), mentre le altre stagioni si sono mantenute sui livelli dell’anno passato.

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