
Nel rapporto, presentato in occasione del recente salone nautico di Miami, l’intero settore velico ha registrato rispetto all’anno scorso un calo delle importazioni pari al 15%. A risentire maggiormente della difficile congiuntura economica è stata ancora una volta la piccola nautica (dai 20 ai 35 piedi), le cui importazioni sono scese del 45%, molto di più rispetto ai modelli di media lunghezza (dai 36 ai 46 piedi), che hanno subito un calo del 10%. In controtendenza le unità più grandi (oltre i 46 piedi) arrivate dall’estero: rispetto al 2007 sono state il 10% in più. Buoni sono anche i numeri registrati dal settore multiscafi, saliti del 7 %, che quest’anno hanno rappresentato il 32% (l’anno scorso furono il 27%) delle barche importate negli Usa.
Non molto incoraggianti sono i dati riguardanti la produzione di imbarcazioni negli States. Il più preoccupante riguarda la forza lavoro, scesa del 23%. Le barche costruite sono state il 19% in meno rispetto al 2008; un risultato così basso non si registrava dal 1991, quando fu introdotta la tassa sul lusso. Soffrono tutte le fasce di mercato: le unità più piccole (-11 piedi: -14%; 12-19 piedi: -19%), gli scafi di medie dimensioni (20-35 piedi: -24%) e anche le ammiraglie (36-45 piedi: -18%; +46 piedi: -17%).
Meno lavoro anche per il charter, di circa il 3%. Soprattutto d’estate si è registrato un forte calo delle settimane di prenotazione (-11%), mentre le altre stagioni si sono mantenute sui livelli dell’anno passato.
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