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domenica 29 novembre 2020

Proposta UCINA: niente controlli in mare quest'estate

L’ultimo atto del Presidente dell’UCINA uscente, è chiedere al governo una moratoria sui controlli in mare

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Genova – Come ultimo atto della sua Presidenza della Confindustria Nautica (UCINA), Anton Francesco Albertoni, ha avanzato al governo una richiesta che, se accolta, potrebbe segnare l’effettiva ripresa del settore: niente controlli in mare sino alla realizzazione effettiva dei registri telematici delle imbarcazioni da diporto.

La proposta prevede che i controlli in mare di routine effettuati per accertamenti connessi con il fisco siano sospesi sino a quando gli organi competenti non siano riusciti a realizzare i registri telematici delle imbarcazioni da diporto.

Sono anni che si parla di digitalizzare i registri dove sono iscritte le imbarcazioni da diporto che, a tutt’oggi, sono su carta e sparsi tra centinaia di uffici della Capitaneria di Porto, un’operazione che vuole essere fatta passare per molto complicata e costosa, ma che, in effetti è di una banalità disarmante.

Si tratta di digitalizzare circa 80.000 schede di altrettante imbarcazioni, una quantità di dati che entra in un qualsiasi computer da tavolo da 1.000 euro, un lavoro che svolto in ognuno degli uffici della Capitaneria che detengo i registri di carta, non richiederebbe più di 15 giorni ad ufficio, eppure, dopo anni e dopo che sono stati stanziati decine di milioni di euro dissoltesi al vento, il registro telematico ancora è lontano da venire.

Senza registro, la Guardia di Finanza ha difficoltà a sapere a chi appartiene una determinata barca e se da una parte questo la induce a compiere innumerevoli sbagli, dall’altra la spinge a effettuare molti controlli in mare che sarebbero facilmente evitabili.

La realizzazione dei registri telematici permetterebbe alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate di controllare la proprietà di un’imbarcazione dai propri uffici senza dover fermare le barche in mare e senza invitare migliaia di cittadini a chiarire la propria posizione sulla base d’informazioni errate.