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Recuperati nel Pacifico, Sarah Outen e Charlie Martell

Una tempesta tropicale non ha lasciato alternative ai due solitari che hanno dovuto lanciare il mayday

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Tokyo – “Di matti in giro per il mondo ce ne sono veramente molti”, questo è quello che devono aver pensato gli uomini della Capitaneria di Tokyo, quando, giovedì, gli sono arrivati ben due mayday da due solitari che stavano in giro per il Pacifico navigando a remi, entrambi con le barche danneggiate dalla tempesta che stava investendo quella parte di oceano.

La prima richiesta di soccorso e la più difficile, è stata quella del tenente dell’esercito inglese, Charlie Martell, un 41enne, che stava tentando di battere il record per la più veloce traversata del Pacifico a remi. La tempesta lo ha colto a 780 miglia dalle coste giapponesi dove gli elicotteri non potevano arrivare e dove ha danneggiato la sua barca capovolgendola più volte. Martell, quando ha giudicato che per la barca non c’era più nulla da fare, è stato costretto a lanciare il mayday.

A salvarlo, due giorni più tardi, sabato 9 giugno, è stato un mercantile che aveva deviato dalla sua rotta per andarlo a cercare. Martell sta bene anche se è molto provato. Due giorni in mezzo a una tempesta con onde di oltre dieci metri, su di una barca minuscola prossima ad affondare, non deve essere stata una passeggiata.

Il secondo mayday è arrivato dalla 27enne Sarah Outen, anche lei inglese. Sarah stava cercando di attraversare il Pacifico nell’ambito del suo viaggio intorno al mondo con mezzi spinti dall’energia umana. L'Outen, che ha già attraversato l’Oceano Indiano a remi, stava navigando con il suo Gulliver, una barca di 7 metri, simile a un grande kajak, a circa 500 miglia dalle coste giapponesi, quando le onde formate dalla stessa tempesta che 280 miglia più avanti stava mettendo in pericolo la barca di Martell, ha avuto la meglio su di lei. La barca ha cominciato a capovolgersi più volte sia lateralmente che longitudinalmente, il trattamento stile lavatrice, ha provocato danni alla barca e costretto Sarah a chiedere aiuto.

Sarah è stata raggiunta venerdì. Il primo ad arrivare è stato il cargo Texas Highway che però, a causa del mare troppo agitato, non è stato in grado di recuperarla. La nave ha quindi atteso vicino al Gulliver l’arrivo della motovedetta giapponese che è riuscita a trarre a bordo Sarah. La navigatrice inglese non è sembrata ai suoi soccorritori troppo scossa dall’accaduto anche se, tramite Twitter, mentre aspettava i soccorsi, ha fatto sapere che quella è stata la situazione più terrificante nella quale gli è capitato di trovarsi.