
Questa volta, però, la skipper costretta sulla sedia a rotelle da una distrofia simpatico-riflessa, è riuscita a coronare il suo sogno, completando una navigazione lunga 1.800 miglia in tre mesi, non senza difficoltà. Hilary, difatti, è stata ricoverata per due volte in ospedale a causa di problemi respiratori, ma è tornata sul suo Artemis 20, governabile attraverso un particolare sistema di cannucce, più motivata di prima. Il viaggio è stato suddiviso in molte tappe. La velista inglese navigava di giorno e riposava di notte, seguita da una barca appoggio che ne monitorava costantemente il suo stato di salute e dai tanti tifosi che ne seguivano ogni spostamento direttamente dal suo sito.
“Sono così sollevata – ha detto Hilary dopo essere approdata a Dover – per essere riuscita ad arrivare. Ma non mi fermerò qui e sto già pensando a una nuova impresa. Ho un po’ di idee che mi girano per la testa, ma ancora nulla di concreto. Tuttavia, penso che mi servirà una barca più grande”. Questa splendida circumnavigazione è servita alla fondazione di Hilary, che si occupa di sostenere le persone disabili attraverso la pratica dello sport velico, per raccogliere 30.000 sterline inglesi.
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