Ambrogio Beccaria si è immerso nelle acque fredde dell’Atlantico del Nord per liberare la chiglia del suo IMOCA 60 Allagrande Mapei da una rete da pesca rimasta impigliata sotto lo scafo. È successo mercoledì 10 giugno, durante la Vendée Arctique, mentre lo skipper italiano era in regata nelle acque a nord dell’Irlanda. Un imprevisto che ha costretto Beccaria a fermare la corsa, mettere la barca in sicurezza e intervenire di persona, in una situazione delicata e poco frequente da vedere in video.
La rete, collegata a una boa e probabilmente trattenuta sul fondo, aveva bloccato la navigazione e penalizzato l’andatura della barca. In una regata oceanica in solitario, un problema di questo tipo non è solo una perdita di tempo. Può diventare un rischio per la barca, per la chiglia, per il timone e per lo skipper, soprattutto quando l’intervento deve essere fatto senza l’aiuto di un equipaggio.
Beccaria in acqua per liberare la chiglia
Beccaria ha ammainato le vele, ha messo Allagrande Mapei alla cappa e si è preparato all’immersione con muta, maschera e pinne. Poi è sceso in acqua. Non una volta soltanto. Secondo quanto raccontato dallo stesso skipper, sono serviti almeno cinque tentativi per riuscire a liberare completamente la chiglia. La tensione della cima era forte, la barca scarrocciava e la corrente rendeva più complicata ogni manovra.
Il video diffuso dalla Vendée Arctique mostra pochi secondi, ma basta per capire la natura dell’intervento. Prima il respiro profondo, poi il passaggio sul ponte, quindi il tuffo sotto lo scafo. In quei momenti la regata resta sospesa. Non contano la classifica, le miglia perse o la velocità. Conta soltanto riportare la barca in condizioni di navigare e farlo senza esporsi più del necessario.
La Vendée Arctique e le difficoltà dell’Atlantico
Per Beccaria, che sta affrontando il suo percorso nel circuito IMOCA con Allagrande Mapei, l’episodio è arrivato in una fase già impegnativa della Vendée Arctique. La regata, partita da Les Sables-d’Olonne, porta gli skipper verso il Grande Nord e rappresenta un banco di prova importante per chi guarda al Vendée Globe. Le condizioni dell’Atlantico settentrionale, il traffico marittimo e la presenza di attrezzi da pesca possono trasformare anche una giornata di regata in una sequenza di decisioni pratiche, immediate, senza margine per l’errore.
L’immersione di Beccaria racconta bene una parte della vela oceanica che spesso resta fuori dalle classifiche. Le barche sono progettate per correre a velocità elevate, i team lavorano per mesi sull’affidabilità, ma in mare aperto un oggetto impigliato sotto la chiglia può cambiare tutto. In solitario, la soluzione passa quasi sempre dallo skipper: valutare, fermare la barca, prepararsi, intervenire e poi ripartire.
Allagrande Mapei riprende la navigazione
Dopo l’operazione, Allagrande Mapei ha potuto riprendere la navigazione. Beccaria ha perso tempo, ma ha evitato che il problema diventasse più serio. La sua Vendée Arctique continua con un episodio in più da gestire, di quelli che non entrano solo nel racconto sportivo, ma anche nella realtà concreta della navigazione oceanica.
In Atlantico, a volte, la regata non si decide solo sulle rotte e sulle vele. Si decide anche sotto la barca, nell’acqua fredda, con una cima da tagliare o da liberare e con la necessità di fare la cosa giusta nel momento giusto.
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