martedì 9 giugno 2026
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Zero, il ketch di 69 metri senza combustibili fossili prossimo al varo

Zero, il ketch di 69 metri costruito da Vitters, prova a navigare senza combustibili fossili con vento, batterie e idrogenerazione

Progetto Zero, lo yacht a emissioni zero, è prossimo al varo. Nei cantieri Vitters in Olanda si è alle fasi finali della costruzione
Progetto Zero, lo yacht a emissioni zero, è prossimo al varo. Nei cantieri Vitters in Olanda si è alle fasi finali della costruzione
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A Zwartsluis, nei Paesi Bassi, nel giugno 2026, la costruzione di Zero è arrivata nella fase finale presso il cantiere Vitters. La barca, una ketch di quasi 69 metri, è uno dei progetti più osservati nel mondo dei superyacht a vela perché nasce con un obiettivo preciso: navigare senza combustibili fossili a bordo, affidandosi a vento, energia solare, idrogenerazione e batterie.

Zero non è una barca elettrica nel senso più semplice del termine. Non si tratta di sostituire un motore diesel con un motore elettrico e aggiungere un pacco batterie. Il progetto prova a ripensare l’intero equilibrio energetico di una grande barca a vela, dove propulsione, servizi di bordo, climatizzazione, produzione di acqua dolce e comfort degli ospiti devono funzionare senza il supporto di un generatore tradizionale.

Un disegno della zona a proravia della tuga di progetto Zero
Un disegno della zona a proravia della tuga di progetto Zero

Un superyacht a vela costruito intorno all’energia

Il cantiere è Vitters, l’architettura navale è di Dykstra Naval Architects, mentre interni ed esterni sono firmati da Vripack. Le linee restano quelle di una grande barca a vela classica, con due alberi, lunghi slanci e scafo in alluminio, ma sotto questa immagine tradizionale il progetto è costruito intorno a un sistema tecnico non comune. A bordo non sono previsti serbatoi di gasolio e non c’è un motore termico nascosto come “range extender”. Questo rende la barca interessante, ma anche più esigente: l’energia disponibile è solo quella prodotta e accumulata durante la navigazione o durante le soste.

Il cuore del sistema è una rete elettrica in corrente continua ad alta tensione, alimentata da un grande banco batterie. Le fonti principali sono tre: il vento, che resta il motore naturale della barca; l’acqua, sfruttata attraverso sistemi di idrogenerazione; il sole, raccolto da pannelli integrati nei bimini e nelle sovrastrutture. Secondo i dati comunicati dai soggetti coinvolti nel progetto, Zero dispone di circa 100 metri quadrati di pannelli fotovoltaico-termici, capaci di produrre sia energia elettrica sia calore utilizzabile a bordo.

Il pozzetto di progetto Zerro, lo yacht di 69 metri a emissioni zero
Il pozzetto di progetto Zerro, lo yacht di 69 metri a emissioni zero

Come funziona l’idrogenerazione su Zero

La parte più interessante, dal punto di vista nautico, è l’idrogenerazione. Quando Zero naviga a vela, il movimento dello scafo nell’acqua consente ai pod di lavorare anche come generatori. È un principio già noto su barche da regata oceanica e su molte unità elettriche più piccole, ma qui viene applicato a una barca di dimensioni molto diverse. Il sistema comporta una perdita di velocità, perché una parte dell’energia del movimento viene convertita in elettricità, ma permette di ricaricare le batterie durante la navigazione.

La scelta più radicale è l’assenza di una via di fuga tradizionale. Su un superyacht classico, se manca il vento o se aumenta la richiesta energetica, si accende un generatore. Su Zero questa soluzione non esiste. Se le batterie sono scariche e il vento non permette di produrre abbastanza energia, la barca deve aspettare condizioni migliori o ridurre i consumi. È un limite evidente, ma è anche la condizione che rende il progetto diverso da molti altri tentativi di “yacht sostenibile” basati su sistemi ibridi, dove il diesel resta comunque presente.

Per questo Zero va letta più come una piattaforma tecnica che come una semplice nuova barca di lusso. Foundation Zero, l’organizzazione legata al progetto, ha dichiarato l’intenzione di condividere dati, ricerche e soluzioni sviluppate durante la costruzione e la messa a punto. Il valore dell’operazione, quindi, non sarà soltanto nella singola barca, ma nelle informazioni che potranno essere utilizzate in futuro da progettisti, cantieri e fornitori.

Un disegno della zona a proravia della tuga di progetto Zero
Un disegno della zona a proravia della tuga di progetto Zero

Materiali, limiti e possibili ricadute sulla nautica

Anche il disegno degli interni segue la stessa logica, almeno nelle intenzioni dichiarate dai progettisti. Vripack ha scelto materiali naturali, superfici meno lucidate e finiture che mostrano venature, nodi e imperfezioni. Non è solo una scelta estetica: l’idea è ridurre lo scarto e utilizzare una quota maggiore dei materiali selezionati. Nella costruzione di yacht di questa fascia, molti pannelli vengono esclusi perché non perfettamente uniformi. Su Zero, al contrario, le irregolarità del legno e della pietra diventano parte del linguaggio degli interni.

Resta da capire quanto questo modello potrà essere trasferito ad altre barche. Una ketch di 69 metri ha spazi, budget e margini progettuali che una barca da crociera normale non può avere. Tuttavia, molte delle soluzioni sperimentate, dall’isolamento alla gestione intelligente dei consumi, dai pannelli fotovoltaico-termici all’idrogenerazione, potrebbero avere ricadute anche su unità più piccole. Non tutto sarà replicabile, ma alcuni principi sì: consumare meno, produrre energia durante la navigazione, progettare gli impianti partendo dai bisogni reali e non dall’abitudine di avere un generatore sempre disponibile.

Zero non dimostra ancora che il futuro della nautica sarà senza combustibili fossili. Lo potrà fare solo dopo il varo, le prove in mare e un periodo di utilizzo reale. Per ora dimostra che un grande yacht a vela può essere progettato rinunciando fin dall’inizio al diesel come sicurezza psicologica e tecnica. È una scelta complessa, costosa e non priva di compromessi, ma introduce un tema concreto: la vela, anche nel settore dei superyacht, può tornare a essere non solo un’immagine romantica, ma una parte centrale del bilancio energetico della barca.

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